Silvia Berselli ci racconta la storia di due collezioni d’arte molto particolari. Sono le raccolte di Donata Pizzi e di Vittorio Baretto, entrambe incentrate sulla fotografia realizzata da autrici donne

La curiosità di raccogliere e collezionare ha radici lontane, certamente primitive, ed è strettamente legata alla conoscenza, alla voglia di ampliare quanto più possibile i nostri orizzonti. La fotografia offre una straordinaria possibilità al collezionista di spaziare in tanti ambiti. Come scriveva Susan Sontag, “collezionare fotografie è collezionare il mondo”.
E la curiosità ha certamente spinto due collezionisti italiani, dai percorsi differenti, ad addentrarsi nel mondo poco esplorato della fotografia al femminile. Donata Pizzi, niente a che vedere con lo stereotipo della collezionista che passa da un cocktail in galleria all’appuntamento con il suo art advisor, inizia a collezionare, secondo le sue stesse parole “spinta dalla rabbia, dalla frustrazione di vedere autrici così intelligenti e raffinate del tutto misconosciute” e si lancia in un progetto unico, che l’assorbe con ritmo serrato. Inizia la sua “crociata” a gennaio 2015: contatta le autrici personalmente, le conosce, discute con loro. A marzo ha già acquisito quaranta lavori, a ottobre 2016 la sua collezione è pronta e va in mostra alla Triennale di Milano con il titolo L’altro sguardo. Fotografe Italiane 1965-2015 e un record di 25.000 visitatori.

Lisetta Carmi, dalla serie I Travestiti 1965 - Collezione Donata Pizzi
Lisetta Carmi, dalla serie I Travestiti 1965 – Collezione Donata Pizzi

COLLEZIONARE E DIVULGARE

Donata Pizzi ha le idee chiare ma soprattutto la cultura e la sensibilità di chi conosce a fondo la fotografia, lei stessa è fotografa con importanti progetti culturali alle spalle e anni di esperienza all’estero. La sua collezione raccoglie opere fotografiche di artiste esclusivamente italiane senza distinzione tra chi utilizza l’apparecchio fotografico per denuncia politica o reportage e chi lo ha scelto come mezzo per la propria ricerca artistica. Troviamo così i lavori degli anni Sessanta di Lisetta Carmi e Carla Cerati, che danno dignità a mondi nascosti come quello dei travestiti o dei manicomi, la denuncia politica di Letizia Battaglia e Giovanna Borgese, la rappresentazione dell’identità con Tomaso Binga e Marcella Campagnano, la sperimentazione di Libera Mazzoleni e Nicole Gravier, per arrivare alle più giovani Alessandra Spranzi, Luisa Lambri, Monica Carocci.
L’interesse è nella potenzialità che il linguaggio fotografico offre a chi sa riempirlo di significato: sfogliando il catalogo della mostra, curato da Raffaella Perna ed edito da Silvana Editoriale, si comprende come questo filo conduttore si ritrovi nei lavori illustrati. Il progetto della Pizzi è molto lontano dal voler essere una dichiarazione di femminismo, l’obiettivo è invece quello di indagare un ambito e un periodo storico rimasto in ombra per farci comprendere la potenzialità espressiva di quel mondo.

Alessandra Spranzi, Tornando a casa #20, 1997 - Collezione Donata Pizzi
Alessandra Spranzi, Tornando a casa #20, 1997 – Collezione Donata Pizzi

LA STORIA DI UNA PASSIONE

Ma chi pensa che solo una donna possa avere la sensibilità per interessarsi ai lavori fotografici al femminile si sbaglia. È un uomo infatti Vittorio Baretto, genovese da molti anni ad Ovada, che a metà degli anni Ottanta decide di acquistare esclusivamente lavori di donne fotografe. In Italia in quegli anni chi collezionava fotografia era una mosca bianca, figuriamoci poi dedicarsi esclusivamente alle donne! Da sempre collezionista “di un po’ di tutto” come ama definirsi, decide di dare un indirizzo ben preciso alla propria raccolta dopo il divorzio e l’incontro con l’attuale moglie Mauretta. L’interesse in questo caso è “nella strategia delle artiste che usavano la fotografia in quegli anni, prima fra tutte Cindy Sherman, il modo di pensare e di rappresentare soprattutto il proprio corpo, il loro desiderio di identità così lontano dal mondo degli artisti maschi”. Baretto inizia documentandosi, legge, raccoglie articoli e studia. Il suo primo lavoro è una grande immagine di Giulia Caira che a lui ricorda i corpi possenti di Caravaggio e Artemisia Gentileschi. Confessa di essere un uomo pigro, che non ama viaggiare e spostarsi, incarica quindi Raffaella Cortese di procuragli i lavori che lo interessano, facendosi aiutare dalla gallerista anche negli acquisti presso altre gallerie. Non cerca opere famose e costose ma rincorre le autrici di cui si è documentato leggendo nella sua casa nel Monferrato. La sua raccolta, rivolta esclusivamente alla fotografia contemporanea, comprende autrici molto diverse tra loro come Roni Horn, Grazia Toderi, Pia Stadtbaumer, Ottonella Mocellin. Nei lavori della collezione Baretto l’identità femminile è a volte esibita con forza nei corpi e nei travestimenti, mentre in altri casi è celata, ma sottilmente percepibile nella rappresentazione di un animale o di un’architettura. Interessante notare come i nomi delle autrici italiane di questa raccolta che hanno lavorato negli anni Novanta le ritroviamo anche nella collezione Pizzi. La raccolta Baretto destò interesse per la sua originalità e la rivista “Arte” nel numero di Marzo 2004 pubblicò l’articolo Nuovi Collezionisti in Provincia – Talent Scout di Capolavori inserendola tra le quattro collezioni più significative di quegli anni.

Ottonella Mocellin,
Sth.I know that woman. She used to live with A flock of birds on Lennox Avenue, 1997
- Stampa fotografica vintage a colori procedimento Cibachrome montata su alluminio cm 70 x 100
- Collezione Vittorio Baretto, Courtesy Galleria il Ponte, Milano
Ottonella Mocellin,
Sth.I know that woman. She used to live with A flock of birds on Lennox Avenue, 1997
- Stampa fotografica vintage a colori procedimento Cibachrome montata su alluminio cm 70 x 100
- Collezione Vittorio Baretto, Courtesy Galleria il Ponte, Milano

Molti collezionisti sono gelosi delle proprie opere e amano godersele in esclusiva; non è il caso dei nostri due appassionati di fotografia al femminile, che insieme alla tematica condividono la voglia di rendere pubblica la propria raccolta, di esporla, di prestare i pezzi più rari.
Vittorio Baretto ha prestato sue opere alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e al Palazzo delle Papesse a Siena e nel 2004 la collezione è stata inserita in una mostra dal titolo significativo Cromosoma X che ha visto due tappe, una ad Alessandria l’altra a Padova. Il lavoro di Grazia Toderi Il fiore delle mille e una notte è stato utilizzato per l’invito alla mostra.

Grazia Toderi,
Il fiore delle mille e una notte, 1998, Stampa fotografica vintage a colori procedimento Cibachrome, montata su plexiglass.
Firma, titolo, data e 2/5 al verso. Opera in cornice
cm 122 x 152
- Collezione Vittorio Baretto, Courtesy Galleria il Ponte, Milano
Grazia Toderi,
Il fiore delle mille e una notte, 1998, Stampa fotografica vintage a colori procedimento Cibachrome, montata su plexiglass.
Firma, titolo, data e 2/5 al verso. Opera in cornice
cm 122 x 152
- Collezione Vittorio Baretto, Courtesy Galleria il Ponte, Milano

LE COLLEZIONI PIZZI E BARETTO OGGI

Baretto ha concluso ormai da molti anni la sua raccolta, e dopo aver prestato le opere per mostre e iniziative ha deciso di cambiare: il suo interesse adesso sono i libri del Novecento. Ha deciso quindi di chiudere questa fase della sua vita e di mettere all’incanto la collezione. Le opere, quasi tutte di grande formato, verranno battute all’asta di Fotografia del Il Ponte a Milano il prossimo 17 aprile.
Donata Pizzi, dopo la mostra in Triennale e una prossima tappa a Roma, vuole continuare a mostrare le sue donne fotografe ed è in cerca di spazi espositivi all’estero per far conoscere quel periodo della fotografia italiana così carico di fermenti.
Chi avesse la curiosità di vedere queste raccolte deve appuntarsi queste date. La mostra L’altro sguardo. Fotografe Italiane 1965-2015 verrà inaugurata a Roma al Palazzo delle Esposizioni il 7 giugno, mentre le opere della collezione Baretto saranno esposte a Milano alla casa d’aste Il Ponte dal 13 al 15 aprile.

– Silvia Berselli

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Silvia Berselli
Silvia Berselli, laureata in Storia dell'Arte, si occupa da molti anni ci conservazione, restauro e valorizzazione della fotografia. La sua formazione è avvenuta presso l'International Museum of Photography di Rochester New York e l'Atelier de Restauration des Photographies del Comune di Parigi. Ha insegnato per un decennio Restauro della fotografia all’Accademia di Bella Arti di Brera a Milano e Storia e Tecnica della Fotografia all’Università di Udine. Per le case d’aste Bloomsbury, Minerva e Bolaffi ha diretto i rispettivi dipartimenti di Fotografia. Attualmente ricopre questo incarico per la casa d’Aste Il Ponte di Milano. E’ perito per il settore fotografico di Axa Assicurazioni. Ha collaborato con numerose istituzioni del Ministero dei Beni Culturali, la Biennale di Venezia, l’Istituto Centrale per il Restauro, la Calcografia Nazionale, l’Archivio Fotografico della Pinacoteca di Brera. Per conto del Centre National de l’Audiovisuel di Lussemburgo ha curato il recupero della mostra “The Family of Man” realizzata dal Metropolitan Museum di New York. Per l’editore Zanichelli ha pubblicato nel 2000 il volume l’Archivio Fotografico”.