L’arte dopo la Storia: le conversazioni di Demetrio Paparoni e Arthur Danto

Un volume raccoglie quattro conversazioni tra il critico/curatore italiano e il filosofo dell’arte statunitense (con Mimmo Paladino e Mario Perniola come “guest star”). È l’occasione per ascoltare “da vicino” la voce di Danto e per riflettere sulle conseguenze della sua epocale teoria analitica dell’arte.

Da sinistra, Peter Halley, Arthur C. Danto, Demetrio Paparoni, Barbara Westman. New York, novembre 1991. Photo Kevin Clarke
Da sinistra, Peter Halley, Arthur C. Danto, Demetrio Paparoni, Barbara Westman. New York, novembre 1991. Photo Kevin Clarke

Sono ormai considerate come acquisite (ma non sono diventate luoghi comuni, a testimonianza della loro complessità e profondità) le caratteristiche necessarie e sufficienti per definire un’opera d’are elaborate da Arthur C. Danto (Ann Arbor, 1924-New York, 2013).
Si tratta come noto della aboutness (essere a proposito di qualcosa, avere un contenuto) e del fatto di incarnare quel contenuto. Ad esse si aggiunge una terza caratteristica, solamente accennata da Danto nel suo ultimo libro: l’essere un sogno a occhi aperti (concetto che si apparenta, rinnovandolo, al tradizionale wit oppure al je ne sais quoi).
All’interno del campo delimitato da questi paletti di stampo analitico, rimangono ovviamente aperte questioni fondamentali, come: che ne è della forma e dello stile? Quale campo d’azione concreto si apre per l’artista nella “poststoria” – ovvero l’epoca artistica odierna, nella quale le narrazioni teleologiche hanno ormai da tempo perso di senso? Il libro in cui Demetrio Paparoni (Siracusa, 1954) raccoglie quattro conversazioni da lui tenute tra il 1995 e il 2011 con Danto immerge il lettore anche in tali questioni, “successive” alla formulazione teorica del filosofo.

TEORIA E CRITICA

La “voce” di Danto, peraltro già affabile negli scritti teorici, diventa qui più vicina a chi legge grazie alla forma del dialogo. E la prospettiva è originale, soprattutto per il lettore italiano, perché nel libro si incontra Danto anche nel suo ruolo di commentatore di specifiche opere d’arte – una testimonianza di come le due sue attività di teorico e di critico fossero complementari ed entrambe importanti.
Il volume si apre con una bella introduzione, nella quale Paparoni ben riassume il pensiero del filosofo e lo integra con propri spunti interpretativi (per citarne solo uno: “Facendo riferimento alla ‘moralità intrinseca alla bellezza’ […] Danto sposta l’attenzione sull’etica […] dell’artista che si confronta suo malgrado con il concetto di bellezza”). E ci si immerge poi nelle conversazioni, che affrontano in modo serrato, ma niente affatto sommariamente, diversi spunti di rilievo.
Nel primo dialogo è coinvolto anche Mimmo Paladino (ed è interessante come egli dichiari qui intenzioni diverse da quelle che normalmente gli si attribuiscono), mentre nel secondo la “guest star” è Mario Perniola, che imbastisce un confronto interessante con Danto sul concetto di visibilità del presente e sulla persistenza dello stile nell’arte contemporanea.

Arthur C. Danto & Demetrio Paparoni ‒ Arte e Poststoria. Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro (Neri Pozza, Vicenza 2020)
Arthur C. Danto & Demetrio Paparoni ‒ Arte e Poststoria. Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro (Neri Pozza, Vicenza 2020)

“GUARDARE LE COSE COME SONO”

Breve ma stimolante la conversazione successiva tra i soli Danto e Paparoni, nella quale il filosofo stabilisce una sorta di versione postmoderna della gerarchia tra le arti tipica dell’estetica classica, ponendo le arti visive su un piano di superiorità quasi intrinseca rispetto al cinema.
L’ultimo dialogo tra Paparoni e Danto è infine quello di più ampio respiro, nel quale viene ripercorso l’itinerario personale del filosofo nel campo dell’arte a partire dalla gioventù, compresi episodi come il suo incontro con Greenberg. I due discutono, tra l’altro, delle diverse visioni che si hanno in Europa e negli Stati Uniti della Pop art e del confronto tra arte cinese e arte occidentale.
Che cos’è dunque, in fondo, l’epoca poststorica? Una frase di Danto presente nel libro ne dà una definizione indiretta ma penetrante: “Non abbiamo più storie. La gente non desiste perché la mente umana vuole sempre vedere le cose dal punto di vista narrativo. Ma prima o poi si può sconfiggere questa fame di storie e guardare le cose come sono”.

– Stefano Castelli

Demetrio Paparoni & Arthur C. Danto – Arte e poststoria. Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro
Neri Pozza, Milano 2020
Pagg. 144, € 20
ISBN 9788854519572
neripozza.it

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CuratoreDemetrio Paparoni
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.