Musei e digitale. A che punto siamo?

Un agile libro di Nicolette Mandarano fa il punto sul rapporto fra musei e media digitali. Parlando dell’Italia e del mondo, di storia e di possibili sviluppi. Con grande chiarezza.

Nicolette Mandarano – Musei e media digitali (Carocci, Roma 2019)
Nicolette Mandarano – Musei e media digitali (Carocci, Roma 2019)

Arriva necessario quanto rigoroso il lavoro di Nicolette Mandarano su musei e media digitali.
Necessario perché il campo italiano era bisognoso di uno strumento di saldo e puntuale avvicinamento allo stato dell’arte, una lucida messa a fuoco, data la mancata sistemazione tassonomica e operativa su strumenti, linguaggi, regole e fini dell’utilizzo del digitale da parte dei musei sulle esperienze degli ultimi anni.
Rigoroso perché nel volume si circoscrive il terreno di intervento documentando storia, media, fonti legislative e di indirizzo e bibliografia senza mai eccedere, tenendo il punto con la misura necessaria a creare uno strumento di lavoro asciutto e irrinunciabile.

TUTTO COMINCIA CON NEFERTARI

Il volume si apre con la citazione: la ricostruzione, nel 1994, della tomba di Nefertari alla Fondazione Memmo di Roma, evento con il quale si apre la pratica della valorizzazione digitale, ma anche la bibliografia italiana dell’ambito, con il volume a firma di Antinucci, edito da Laterza nel 2007.
Da subito l’autrice avanza un’interpretazione importante sulla ragione dello sviluppo “non lineare” della relazione fra tecnologie e musei: una storia che “ha avuto alcune accelerazioni e molti momenti di stasi, non attribuibili all’evoluzione tecnologica ma piuttosto, a una mentalità che era tutta da costruire e a un pregiudizio che vedeva le tecnologie come potenziali corruttrici della nobiltà dell’arte e come un fastidioso, se non dannoso, mezzo di distrazione nella relazione fra visitatore e opera d’arte”.

DOTDOTDOT, Museo M9, Venezia Mestre 2018. Photo Filippo Bamberghi
DOTDOTDOT, Museo M9, Venezia Mestre 2018. Photo Filippo Bamberghi

BUONE PRATICHE

La messe di buone pratiche, strutturata per mezzi e occasioni, è ineccepibile, sia con riferimento all’ambito nazionale, sia a quello internazionale: non manca di segnalare i musei italiani “apripista” e sperimentatori, come il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano, il MAXXI a Roma e il MANN di Napoli, fino a giungere al suo apice, l’M9 di Mestre, tutto e solo digitale.
Sono esaustivamente raccontate la fortunata operazione della penna e dei tavoli dedicati alla collezione di carta da parati del Cooper Hewitt Design Museum di New York curata da Sebastian Chan, i casi di contatto diretto con i curatori con Ask del Brooklyn Museum, l’app votata all’audio del Museum of Modern Art.
Apprezzabile il riferimento alla zona di ampio contatto (ancora poco compresa) con l’industria “creativa”, generativa di nuovi e altri beni ed esperienze: dall’opera di Peter Greenaway del 2009, che mette in scena le Nozze di Cana di Paolo Veronese, all’operazione di Edoardo Tresoldi a Siponto, che ricostruisce fisicamente e artisticamente le “ghost stucture”, esattamente come la RA alla Domus aurea.

COSA SIGNIFICA INTERPRETATION

Per chi quotidianamente si confronta faccia a faccia (che a volte è un corpo a corpo) con l’esercizio complesso della scelta di un taglio nel racconto, soppesandone l’opportunità, l’accessibilità, la coerenza di ogni accento, il digitale è ancora e davvero un fertilissimo terreno di prova ove il ruolo di “interpretation” (lo so che non piacciono gli anglicismi, ma è arduo trovare un vocabolo nostrano così pertinente: chiedetevi il perché) scorre fluido, organico, ricco di riposte, tutte da capire, da interiorizzare, ininterrotto e in tempo reale.
L’autrice cita opportunamente un passo di Luca Dal Pozzolo: “Non esiste una storia da raccontare, ma uno sciame di racconti di ampiezza infinita, ciascuno dei quali può incantare qualcuno per un’ora: mettere al centro il visitatore, far cantare le pietre è, anche questo, scegliere un racconto”.
Ciò che è stupefacente di questa “bussola” è il peso specifico altissimo, la densità: attesta, con discrezione, molti anni di attenzione, dubbi, letture, viaggi, convegni. Questa piccola chiave di volta consente a tutti noi di mettere un punto su una serie di questioni e ci alleggerisce, pur saldi, per affrontare finalmente la portata culturale del digitale, pronti solo ora alle più “grandi” domande.
Chi vuol leggere si doti di PC e Rete, per poter seguire e viaggiare attraverso più di una decade di scelte museologiche testimoniate dal digitale.

Peter Greenaway - Le Nozze di Cana
Peter Greenaway – Le Nozze di Cana

UN APPUNTO

Per dovere professionale e deontologia mi sforzo di fare un appunto: il museo del quale parla l’autrice – nonostante la varietà dei casi citati – è sempre dedicato alla storia dell’arte. Le sue considerazioni invece valgono per tutti i musei, di scienza, di etnografia, di macchine da scrivere, del pop, della città. Ma Nicolette Mandarano è asburgica e non lo avrebbe mai detto.

– Maria Elena Colombo

Nicolette Mandarano – Musei e media digitali
Carocci, Roma 2019
Pagg. 128, € 12
ISBN 9788843095988
www.carocci.it

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