USA al voto: ecco i manifesti elettorali più celebri della storia americana

Difficile prevedere chi sarà il vincitore di questa accanita tornata elettorale americana: Donald Trump o Joe Biden? Nell’attesa di conoscere gli attesissimi risultati, ecco una carrellata dei manifesti più celebri della storia degli Stati Uniti.

Al via la lunga tornata elettorale per le presidenziali americane. Si contano ancora le schede, in quella che si sta rivelando una sfida “di fuoco”, caratterizzata da un serrato testa a testa tra il presidente repubblicano uscente Donald Trump e il suo rivale democratico Joe Biden (e Trump, ancora prima dell’esito, grida al broglio elettorale…). Indipendentemente da quale sarà l’esito finale di questo duello memorabile – segnato da rivolte, tensioni sociali e dal dilagare della pandemia – le elezioni a stelle e strisce si confermano ancora una volta un evento prima di tutto “spettacolare” e dalla forte implicazione estetica, tra spillette, bandierine e poster accattivanti. Per l’occasione abbiamo selezionato alcuni dei manifesti più celebri che hanno accompagnato la storia della nazione: dall’iconica illustrazione di Shepard Fairey per Barack Obama nel 2008 a quella di Jimmy Carter, ritratto come una specie di “messia” del nostro tempo; dalla colomba “picassiana” scelta dal pacifista Eugene McCarthy alla bizzarra trasformazione di Gerald Ford nei panni di Fonzie di Happy Days.

– Alex Urso

1. BOB KENNEDY, 1965

BOB KENNEDY, 1965

Un manifesto elettorale di Bob Kennedy risalente al 1968. Il politico democratico fu assassinato il 6 giugno, due mesi prima della Convention. Al suo posto venne scelto l’allora vicepresidente Hubert Humphrey, poi sconfitto dal repubblicano Richard Nixon. (Foto Library of Congress)

2. RICHARD NIXON, 1968

RICHARD NIXON, 1968

Al centro del ciclone Watergate (lo stesso che portò alle sue dimissioni nel 1974), Richard Nixon entrò nello Studio Ovale della Casa Bianca nel 1968. Ecco uno dei manifesti elettorali – decisamente appariscenti – utilizzati durante la sua campagna elettorale. (Foto Library of Congress)

3. JIMMY CARTER, 1976

JIMMY CARTER, 1976

Prendendo spunto dalle iniziali del suo nome (le stesse di Jesus Christ), Jimmy Carter pensò bene di farsi ritrarre nei panni di un moderno Salvatore. L’idea deve aver avuto effetto, dato che il democratico ebbe la meglio sul repubblicano Gerald Ford. (Foto Library of Congress)

4. JAMES GARFIELD, 1880

JAMES GARFIELD, 1880

Nel 1880, il repubblicano James Garfield venne ritratto come un contadino con una falce in mano, intento a lavorare nei campi di grano della Casa Bianca. Nato da una famiglia di umili origini, Garfield vinse battendo il democratico Winfield Scott Hancock. (Foto Library of Congress)

5. SHIRLEY CHISHOLM, 1972

SHIRLEY CHISHOLM, 1972

Un manifesto di Shirley Chisholm, candidata alle primarie democratiche del 1972. Chisholm fu la prima donna afroamericana eletta al Congresso, nonché la prima donna a candidarsi per la nomination democratica alla presidenza. (Foto Library of Congress)

6. ULYSSES GRANT, 1968

ULYSSES GRANT, 1968

Nel 1868, Ulysses Grant e il suo vice Schuyler Colfax si presentavano con questa immagine al popolo americano. Grant era stato un generale unionista durante la guerra civile, e godeva di grande popolarità negli Stati del nord. Vinse, sconfiggendo il democratico Horatio Seymour. (Foto Library of Congress)

7. EUGENE MCCARTHY, 1968

EUGENE MCCARTHY, 1968

Il poster scelto dal governatore del Minnesota Eugene McCarthy è un omaggio alla pace e alla solidarietà tra opposte fazioni. Candidato alle primarie democratiche del 1968, sfidando l’allora presidente democratico Lyndon Johnson, McCarthy aveva come punto principale del suo programma la fine della guerra in Vietnam. Il poster lo dimostra, strizzando l’occhio alla grafica di Henryk Tomaszewski e la colomba di Picasso. (Foto Library of Congress)

8. JESSE JACKSON, 1988

JESSE JACKSON, 1988

Un manifesto elettorale di Jesse Jackson, candidato alle primarie democratiche per la presidenza nel 1988. (Foto Library of Congress)

9. JOHN F. KENNEDY VINSE NEL 1960

JOHN F. KENNEDY NEL 1960

Rassicurante e sorridente, John F. Kennedy vinse nel 1960 contro il repubblicano Richard Nixon. (Foto Library of Congress)

10. CALVIN COOLIDGE, 1924

CALVIN COOLIDGE, 1924

Nel 1924, il repubblicano Calvin Coolidge sfidò il democratico John Davis e il progressista Robert La Follette. Coolidge era stato eletto vicepresidente di Warren Harding nel 1920. Questi morì tre anni dopo, lasciandogli la presidenza. Da qui il gioco di parole del manifesto, letteralmente “Avanti alla grande con Coolidge”. (Foto Library of Congress)

11. BARRY COMMONER E LADONNA HARRIS, 1980

BARRY COMMONER E LADONNA HARRIS, 1980

Decisamente illustrativo, il manifesto in bianco e nero di Barry Commoner e LaDonna Harris ritrae un grazioso gufo su un ramo. Nominati alla presidenza del Citizens Party, ambientalista e liberale, i due vennero sconfitti nel 1980 dal repubblicano Ronald Reagan. LaDonna è stata la prima donna nativa americana a candidarsi per la vicepresidenza. (Foto Library of Congress)

12. BARACK OBAMA, 2008

BARACK OBAMA, 2008

Difficile trovare un poster elettorale più iconico di quello disegnato da Shepard Fairey a sostegno del democratico Barack Obama nelle elezioni del 2008. Elezioni vinte dall’afroamericano contro il repubblicano John McCain. Senza alcun dubbio, è considerato uno dei manifesti più belli ed efficaci di tutti i tempi. (Foto BarackObama.com)

13. JAMES FREMONT, 1856

JAMES FREMONT, 1856

Particolarmente aggressivo è invece il manifesto di James Fremont, contro il democratico James Buchanan. L’opera, ritenuta offensiva, contribuì alla sconfitta del repubblicano nel 1856. (Foto Library of Congress)

14. DICK GREGORY, 1968

DICK GREGORY, 1968

Il poster del comico Dick Gregory, che si candidò alle presidenziali del 1968 con il Partito della pace e della libertà, prendendo poco meno di 50mila voti. (Foto Library of Congress)

15. GERALD FORD, 1976

GERALD FORD, 1976

In un manifesto del 1976, il candidato repubblicano Gerald Ford è ritratto come il personaggio televisivo Fonzie di Happy Days, richiamato anche nello slogan “Happy days are here again”. L’ironia però non bastò: Ford fu infatti battuto dal democratico Jimmy Carter. (Foto Library of Congress)

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.