Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò: la storia di riscatto di Ahmed Malis

Cresciuto nella periferia di Milano ovest, il 24enne di origini egiziane è riuscito a coronare i suoi sogni grazie alle innate abilità di disegnatore iperrealista. E ora esce il suo primo libro.

Ahmed Malis via Instagram
Ahmed Malis via Instagram

Costruire il mondo intero a partire da un foglio bianco. Così inizia la storia di Ahmed Malis, un giovane della periferia milanese che ha sempre creduto nella forza dell’immaginazione, dotato di un innato talento: quello di ritrarre, attraverso il disegno, qualsiasi cosa. A portarlo a un tale livello tecnico? L’esercizio costante.

LE OPERE DI AHMED MALIS

Sembra una foto” è la frase che si sente dire più spesso di fronte ai suoi disegni. Non è detto che sia una dote artistica a tutto tondo, ma tecnica senz’altro sì. I soggetti sono i più disparati: ha realizzato il ritratto di personaggi famosi come il rapper Tupac o Walter White della serie tv Breaking Bad, e svariati protagonisti di manga e anime. Il suo tocco iperrealista arriva a riprodurre perfettamente anche banconote o altri oggetti quotidiani con il potere di un illusionista: una bottiglia d’acqua che versa del liquido nel bicchiere, una lampadina, un paio di Nike. Oppure i fiori, che preferisce disegnare piuttosto che comperare “così non possono appassire”, dice. Ora la sua storia viene raccontata in un libro da lui illustrato e scritto da Nicoletta Bortolotti che si prevede come prossimo caso editoriale, Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò: si tratta della vicenda autobiografica del giovane che nasce e cresce in condizioni di disagio, con pochissime possibilità di realizzare i propri sogni rispetto ai suoi coetanei. Eppure, proprio grazie a quelle creazioni sbalorditive che riesce a generare grazie alla matita ha conquistato la fiducia, la stima e la solidarietà dapprima di molte persone, fino a raggiungere una notorietà insperata.

DISEGNAVO PAPPAGALLI VERDI ALLA FERMATA DEL METRÒ

Quando sono in giro mi porto sempre dietro il mio SketchBook sul quale disegno cose che vedo durante la giornata. Alcune volte dal vero, altre partendo da delle fotografie”, racconta Ahmed Malis spiegando ad Artribune il perché del lungo titolo del suo libro. “Un giorno ero nella metro di Milano, e nel passaggio che collega la linea verde alla rossa ho incontrato un signore sulla sedia a rotelle molto distinto, vestito elegante, con un grande pappagallo verde sulla spalla. Era la prima volta che ne vedevo uno nella mia vita. Mi ha colpito subito il rapporto che c’era tra lui e l’animale, legatissimi”, afferma. “I pappagalli verdi hanno una doppia valenza: sono il soprannome delle bombe sovietiche ma al tempo stesso rimandano a un immaginario esotico, ideale. Io volevo disegnare il senso di pace”.

LA STORIA DI AHMED MALIS

Vivevamo dentro 40 metri quadrati in cinque, con gli scarafaggi e la pioggia che ci veniva in testa. Non potevo permettermi quasi niente, neanche le matite per disegnare. Usavo quelle che trovavo in giro, rovinate, e qualche pastello”, si legge nel libro appena uscito. “Eppure ho sempre creduto in quel foglio bianco che mi restituiva esattamente la potenza che volevo esprimere”. Non ha avuto maestri Ahmed: i suoi genitori, anche una volta accortisi della sua grande passione, non avevano i soldi per pagargli l’Accademia di Belle Arti, e nemmeno si auguravano per lui una incerta carriera artistica.

AHMED MALIS: L’OPPORTUNITÀ DI RISCATTO

Ma la svolta arriva nel 2016 grazie a un educatore del centro di aggregazione giovanile CDE Creta, molto attivo nel quartiere milanese del Giambellino, che riesce a far pubblicare le immagini dei suoi disegni su Corriere.it. A quel tempo Ahmed vendeva già le sue opere ad amici e conoscenti in cambio di qualche soldo da condividere con i suoi genitori; ma è soprattutto dopo la comparsa sulla pagina web del quotidiano che attira l’attenzione di cittadini e scuole, i quali si mobilitano per offrirgli opportunità e borse di studio. Ora, quel giovane di periferia si è laureato alla NABA a pieni voti, con un progetto che ha coinvolto anche gli altri ragazzi del quartiere. “Vorrei poter vivere della mia arte, esporre le mie opere nelle mostre e avere la possibilità di viaggiare”, ci racconta. “Nel futuro prossimo spero di riuscire a risolvere i miei problemi economici, aiutare la famiglia e il mio quartiere”.

-Giulia Ronchi

https://www.instagram.com/ahmedmalis/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.