Il fumetto è ancora un campo di ricerca. Parola al duo Lise e Talami 

Quanto è possibile sperimentare con il fumetto? Fin dove è concesso sovvertire le regole e spiazzare il lettore? Lo abbiamo chiesto a Lise e Talami, ospiti del nuovo magazine Artribune con una storia inedita

Il nuovo numero di Artribune ospita la coppia più collaudata del fumetto italiano: Lise e Talami, duo padovano composto da Alessandro Lise e Alberto Talami. In oltre vent’anni di attività, i due autori hanno messo costantemente alla prova il linguaggio delle nuvolette, dando vita a un immaginario unico, sorprendente per ricchezza e originalità. Li abbiamo incontrati per qualche domanda (e una storia inedita).

Il fumetto di Lise e Talami per ARTRIBUNE
Il fumetto di Lise e Talami per ARTRIBUNE

Intervista ad Alessandro Lise, del duo Lise e Talami

Siete una delle coppie più longeve del fumetto italiano (l’unica, in realtà, che in questo momento mi viene in mente). Mi raccontate com’è nato il vostro sodalizio?
Credo sia più o meno nato così: tutti quelli che si interessano ai fumetti a un certo punto orbitano attorno agli stessi centri di gravità, e le collisioni sono inevitabili. Io e Alberto frequentavamo la stessa fumetteria e avevamo un paio di amici in comune. Una primavera c’è stata la possibilità di fare un foglio a fumetti – tipo Cuore, o Tango – che uscisse con una free press. Il gruppo coinvolto era formato da soli disegnatori. Serviva qualcuno che scrivesse gli editoriali; io avevo appena pubblicato alcuni racconti e fui tirato dentro. Avevamo tutti tra i venti e i trent’anni. Il foglio prese una piega molto goliardica, più adatta alla San Francisco degli Anni Settanta che al profondo Veneto. Ne facemmo due numeri, poi ci chiusero. Ma intanto ci eravamo conosciuti. Dopo qualche anno – e alcune fanzine di dubbio gusto dopo – Alberto e io abbiamo deciso di collaborare…

Cosa significa lavorare insieme? Per di più per così tanto tempo…
Principalmente ci scambiamo fumetti, parliamo di fumetti e andiamo alle fiere del fumetto, per quanto ci è possibile, barcamenando economia e famiglie. C’è stata, tra di noi, fin da subito una grande sintonia di gusti e di visione del fumetto: quello che è, quello che ci piace, quello che dovrebbe essere; e questo ci ha sempre aiutato a venire a capo dei progetti, anche quelli più matti. Sappiamo bene che fumetti non vogliamo fare, o come non vogliamo fare fumetti; il resto è un’infinita esplorazione geografica condivisa.

Il fumetto di Lise e Talami per ARTRIBUNE
Il fumetto di Lise e Talami per ARTRIBUNE

Il fumetto come campo di sperimentazione

Le vostre storie godono di una narrazione spesso sperimentale: salti temporali, digressioni, disegni che si mescolano a foto. Il fumetto è ancora un campo di ricerca?
A noi pare che il fumetto abbia rivelato solo la superficie delle sue potenzialità. In questi anni c’è stato, ci sembra, un tentativo molto forte di normalizzazione delle storie e della narrazione, con la scusa dello storytelling “fatto bene”; o con il tentativo (giusto, eh) di aumentare il numero dei lettori. Questo ha portato a una sorta di irrigidimento, e a un po’ di conformismo: il fumetto deve essere così e così e cosà (disegnato “bene”, lineare, chiaro, cinematografico, narrativo, ecc.) oppure non è fumetto. A noi piacerebbe, invece, rivendicare la possibilità del fumetto di essere tutto.

Anche a livello tematico spaziate tanto, tra avventura, umorismo e riflessione. Cosa vi interessa raccontare?
Per quanto possa sembrare strano o incredibile, noi raccontiamo solo ciò che ci circonda: quello che ci accade, quello che leggiamo o che vediamo. Lo facciamo in modi parzialmente diversi: Alberto è sfacciato: quando ha qualcosa da dire la dice, o la inserisce a forza in una storia, anche a costo di dirottarla; io, invece, cerco modi più indiretti, alle volte pure troppo, nel tentativo, quasi sempre impossibile, di ricondurre a coerenza ciò che è inerentemente contraddittorio (e spesso magmatico).

Il fumetto di Lise e Talami per Artribune

E il fumetto che avete realizzato per Artribune di cosa parla?
Siamo partiti dalla politica e da come talvolta le regole vengono piegate ad arbitrio di chi le interpreta. Ci sembrava divertente applicare questa suggestione a uno sport assurdo – le gare automobilistiche –, dove i concorrenti cercano di arrivare per primi sul fondo del baratro, per dare qualche stimolo nuovo (ad ogni costo) agli spettatori.

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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