Palepoli. Il fumetto dissacrante di Usamaru Furuya

Bastano quattro vignette per conquistare il mondo dei fumetti. L’esordio di Usamaru Furuya si chiama “Palepoli”, e una volta letto non guarderete più i manga con gli stessi occhi.

Usamaru Furuya – Palepoli (Coconino Press, Roma 2021)
Usamaru Furuya – Palepoli (Coconino Press, Roma 2021)

A questo mondo ci sono fumetti che si amano, fumetti che si odiano, e ci sono fumetti che, semplicemente, si adorano. Palepoli di Usamaru Furuya (Tokyo, 1968) rientra in quest’ultima categoria, e con il minimo sforzo se pensiamo che si tratta di una raccolta di micro-fumetti di sole quattro vignette (che in Giappone sono noti come yonkoma manga). L’opera del disegnatore è finalmente disponibile in una bella edizione italiana per Coconino Press, a cura di Paolo La Marca e Livio Tallini. Un’opera che contiene il doppione più folle del nostro mondo, e la cui consistenza e il valore artistico appaiono addirittura più competitivi di tanti manga attualmente in circolazione.
Palepoli arriva da quella che è stata la prima vera casa di Furuya: la rivista giapponese Garo, un “polo” fumettistico dove si poteva fare qualunque cosa, spesso a costo zero per chi disegnava, e poi spiccare il volo verso lidi professionali più ambiti e commerciali, tra grandi case editrici e settimanali popolari come Young Sunday (per restare al nostro) in cui creare storie, personaggi e mappare nuove geografie dell’immaginario. Senza mai frenarsi.

LA CARRIERA FOLGORANTE DI USAMARU FURUYA

Nato nel 1968 e laureato in Belle Arti con specializzazione in pittura a olio, Furuya prima di mettersi seriamente a disegnare ha fatto i conti con la ribellione giovanile, con l’amore per la pittura e la scultura, con l’interesse per la sottocultura underground, facendo del suo corpo un santuario artistico, abbracciando perfino la danza e finendo in un gruppo chiamato Karasu, sotto la direzione del maestro Saburo Teshigawara. Tutto questo è stato fatto soltanto per uno scopo: esprimere se stesso. Una ricerca spasmodica che lo ha portato al traguardo dei manga in maniera inconsueta, e sempre obbedendo alle leggi del cambiamento.
Chikao Shiratori, che ne seguì il percorso su Garo nel 1994, e poi curò l’edizione americana di Palepoli, guardava a questo geniale spirito libero con apprensione. O meglio, Shiratori aveva il timore di vedere sperperato il magnetismo creativo di Furuya una volta che fosse passato ai giganti dell’editoria e ai ritmi forsennati dei settimanali manga. Mentre ai suoi occhi di editor Palepoli era il toccasana contro ogni forma di costrizione, la perfetta giustificazione che Furuya si era dato nel desiderio di fare fumetti. Un rito di passaggio, come lo chiamò in seguito il disegnatore, per raggiungere nuove fasi della sua esistenza e della carriera (che però è rimasta folgorante).

Usamaru Furuya – Palepoli (Coconino Press, Roma 2021)
Usamaru Furuya – Palepoli (Coconino Press, Roma 2021)

SURREALISMO E TRASGRESSIONE

Palepoli è fatto così, come lo vedete, perché Furuya crede fermamente che quattro vignette siano l’equivalente del minimalismo artistico. Vignette solitarie in un oceano di inchiostro nero o lasciate a governare una tavola completamente sgombra (cosa dice lui? Semplice: “Oggi sarà il giorno in cui si gettano i rifiuti invisibili”). In Palepoli infila dosi massicce di post-modernismo a costo di raggiungere il cortocircuito di suggestioni e ispirazioni ricercate. Il suo è un fumetto dove il principale passatempo d’artista è la parodia e il verbo preferito diventa “dissacrare” (ma sempre con una smorfia sul volto: o sarà mica la “malattia infettiva x”?). Chiaramente trova posto per tutti qui. Sicuramente per i più popolari e amati dal pubblico: Doraemon, Sazae-san, Dokonjō Gaeru, Ashita no Jō (il nostro Rocky Joe). Il contrappasso è talvolta micidiale: al gatto spaziale di Fujiko Fujio spetta un mosaico di corpi per dare forma ai volti iconici di quel manga per bambini, mentre il pugile di Tetsuya Chiba spedisce sul ring, all’appuntamento finale con la morte, il vecchio mentore Danpei Tange.
Se anche è piacevole (e perverso) assoggettarsi al diletto di queste tavole, risulta poi impossibile isolarne una, la preferita, la più congeniale al mood del momento. Perché Furuya ti ingabbia in un’equazione a fumetti popolata da sarcasmo, ferocia, riflessione (uno scricchiolio delle ossa vuol dire la fine dell’infanzia. Punto) e ti fa percepire l’estasi della visione. Nella sua disperata connessione con l’arte, Palepoli frammenta il meccanismo dello sguardo, lo devia, lo assassina. Furuya, supremo maestro di cerimonie, prende un mondo preconfezionato e sicuro e te lo restituisce cambiato. E tu, lettore, non puoi fare altro che osservarlo dallo spioncino.

Mario A. Rumor

Usamaru Furuya – Palepoli
Coconino Press, Roma 2021
Pagg. 168, € 15
ISBN 9788876184123
www.coconinopress.it

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Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.