Fantagraphic. Daisuke Igarashi, un tratto di disegno alla volta

Al cinema per tre giorni è stato possibile assistere a uno dei film animati giapponesi più applauditi degli ultimi anni: Children of the sea, tratto da un fumetto di Daisuke Igarashi, che ora Panini comics distribuisce nuovamente in fumetteria in 5 volumi. ecco un omaggio al suo autore.

Un dettaglio Children of the sea, il manga di Daisuke Igarashi
Un dettaglio Children of the sea, il manga di Daisuke Igarashi

Gli strumenti che stringe in mano quando lavora sono di una semplicità quasi imbarazzante: pennino, penna a sfera, un righello per tracciare i telai delle vignette. Daisuke Igarashi è l’anima frugale dei fumetti giapponesi, eppure basta soffermarsi su una singola tavola disegnata per ammirare il lavoro di un artista meticoloso, ossessivamente attratto da miriadi di linee che egli traccia sul foglio una alla volta fino a restituire un mosaico di immagini straordinarie. Nato nel 1969 nella prefettura di Saitama, Daisuke Igarashi ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Urawa, traendo particolare godimento nell’ammirare i numerosi santuari della zona. Dimostra un talento nel disegno fin da ragazzino e affina la tecnica nel club di arte alle superiori. Poi, alla Tama Art University, si perfeziona nella pittura a olio. Prima di capire quale posto occupare nel mondo, fa le valigie e intraprende un viaggio per il Paese disegnando e dipingendo scorci naturalistici e urbani. Spesso alcuni paesaggi li disegna a penna, sul taccuino, per catturare una vista suggestiva, un particolare che tornerà utile in seguito. In arte non si getta via nulla.

IL TEMA DELLA NATURA

Il passaggio dal mondo delle belle arti a quello concorrenziale dei fumetti avviene a 24 anni. Per entrarne a far parte, Igarashi guarda al suo passato di adolescente quando leggeva con una certa assiduità le autrici di fumetti per ragazze. Col senno di poi, appare evidente come la sensibilità di quei fumetti si sia radicata nelle sue opere, nei personaggi affatto ordinari e sempre pronti ad assaporare il mistero della vita piuttosto che la vita stessa. Tra le passioni in qualche misura “istruttive” il giovane Igarashi evoca spesso le opere del maestro Yoshiharu Tsuge (del quale anche in Italia si comincia a vedere qualche lavoro grazie alla casa editrice Oblomov). Adora i film di Hayao Miyazaki, da Nausicaa della Valle del Vento (1984) a Il mio vicino Totoro (1988): quest’ultimo è il motivo per cui ha deciso di diventare un disegnatore di fumetti. Inoltre, entrambi i film di Miyazaki sono aggrappati a un’idea poetica e selvaggia della natura che l’artista farà in seguito sua. L’attaccamento alla propria vita si nota già nel primo fumetto pubblicato, Hanashippanashi del 1994, raccolta di fumetti brevi sugli eventi fuori dell’ordinario che accadono tutti i giorni, in cui appare proprio uno dei suoi adorati santuari.

L’OSSESSIONE PER LA BELLEZZA

I fumetti che realizza con spirito da pioniere sono frequentati da personaggi leggendari (streghe, sirene), ibridi umano-animaleschi o semplicemente da giovani ragazze che si perdono in questo mondo a caccia di verità assolute. A vigilare su tutti loro una natura imperiosa e magnifica. Una natura che Igarashi riproduce, come ogni altra cosa nei suoi manga, rigorosamente a mano grazie a linee fitte che a prima vista sembrano imperfette o infilate in una massa confusa, ma che al contrario restituiscono un’impressionante unità. Lui definisce questa sua arte del disegno il solo modo che conosce di esprimere atmosfere ed emozioni attraverso la bellezza o l’asprezza di un personaggio o di un paesaggio. Una bellezza a tal punto travolta dalla poesia che le balene di Children of the Sea, il fumetto pubblicato nel 2006 che gli ha regalato successo e popolarità (e in Italia pubblicato da Panini Comics con la traduzione dello scrittore e nipponista Massimo Soumaré), ti fanno vedere un oceano di stelle sulla superficie della loro pelle. Meticoloso e devoto al suo lavoro, cui dedica anche dodici ore al giorno, Daisuke Igarashi è un autore in Italia fortunatamente ben noto. Delle decine di lavori disegnati da metà anni Novanta a oggi, in libreria possiamo trovare Spirit in the Sky (2002) per Star Comics, il citato Children of the Sea e Witches (2003) per Panini, fino all’ultimo capolavoro Umwelt (2017), edito da Dynit nella bella collana Showcase. La consacrazione definitiva, come spesso accade in Giappone, gliel’ha regalata il cinema con il film animato di Ayumu Watanabe distribuito da Nexo Digital a inizio dicembre 2019 e tratto dal suo fumetto con la medesima poesia e ossessione per la bellezza.

Mario A. Rumor

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.