Fantagraphic. Vincenzo Filosa, il mangaka nippo-calabrese

Cresciuto a ‘nduglia e manga, Vincenzo Filosa è una delle matite più amate del fumetto contemporaneo italiano. Lo abbiamo intervistato

Vincenzo Filosa
Vincenzo Filosa

Prosegue il nostro viaggio nel mondo del fumetto italiano contemporaneo. Oggi incontriamo Vincenzo Filosa (Crotone, 1980). Il suo ultimo libro, Cosma & Mito (Coconino Press), è un mash-up tra cultura manga e tradizione calabrese. Ne abbiamo parlato con l’autore, facendoci regalare una storia inedita ispirata ai due protagonisti del fumetto.

Cosa significa per te essere fumettista?
Personalmente la bugia che mi ripeto davanti allo specchio è: il fumetto è una forma d’arte sublime perché complessa ma totalmente accessibile, permette una circolazione di idee radicali ma in forma discreta, inquinante entro limiti accettabili. In questo senso, niente è più glorioso che fare fumetti.
Per un fumettista che si rispetti, niente conta più dell’equilibrio. Un fumetto riuscito è un fumetto in cui parola, immagini e montaggio scompaiono per creare un linguaggio unico e inscindibile. Questa sfida rappresenta uno stimolo costante che spinge i migliori fumettisti ad andare sempre oltre. Penso a Tsuge Tadao e qui in Italia a Paolo Bacilieri e Giacomo Nanni, miti assoluti a cui guardo costantemente quando mi chiedo che tipo di fumettista vorrei diventare.

Il tuo ultimo libro è una serie fantasy nippo-calabrese dal titolo Cosma & Mito, ce ne parli?
Cosma e Mito, i due protagonisti della serie, sono nati praticamente per gioco, mentre realizzavo un’illustrazione per gli amici della fumetteria Belleville di Torino. Ho pensato però che sarebbero stati perfetti per una serie d’azione classica e così mi sono rivolto a Nicola Zurlo, autore delle primissime storie a fumetti che ho disegnato per le fanzine Pere Uva e l’antologico Ernest. Con lui abbiamo messo in piedi il mondo all’interno del fumetto.
I confini del mondo di Cosma & Mito coincidono apparentemente con i confini della Calabria e al suo interno convivono, oltre agli umani, le due razze rivali dei “pruppi”, polpi antropomorfi, e dei “lupiminari”, i lupi mannari calabresi.

© Vincenzo Filosa per Artribune Magazine
© Vincenzo Filosa per Artribune Magazine

Il libro unisce miti del folklore calabrese all’interno di una struttura tipica del manga d’autore. Qual è l’obiettivo di questa serie?
I concetti alla base di Cosma e Mito sono in parte mutuati dalla lezione di Shigeru Mizuki e del suo Kitaro dei cimiteri. L’idea è quella di recuperare miti, leggende, fatterelli della nostra terra e riproporli in una serie a fumetti d’azione che possa parlare a lettori di qualsiasi età. Il tono e le atmosfere di questo primo volume sono più vicini alla fiaba che al classico fumetto d’avventura.
Eppure non prendiamo alla leggera l’aspetto antropologico, ovvero il fatto che Cosma & Mito possa rappresentare anche un piccolo catalogo di stranezze e credenze della nostra terra: in questo senso cerchiamo di integrare nel racconto ogni stimolo che proviene dai racconti di amici, conoscenti, parenti e anche compaesani che incontriamo ai festival e alle presentazioni.

La presenza di spunti legati alla tua esperienza e alla tua terra era già evidente in Figlio Unico, il tuo libro precedente. Cosma & Mito è una storia di pura fiction o c’è anche qualcosa di autobiografico anche qui?
Pochissime note di colore, come la caratterizzazione della Strega delle conserve, per cui ho attinto dai ricordi della mia brevissima permanenza in un asilo gestito da suore. Ho cercato di tenermi il più possibile lontano dai recuperi autobiografici.

La tua passione per il manga è nota. Quanto il fumetto giapponese, e quali autori della tradizione manga, ti hanno influenzato di più negli anni?
Prima di tutti per me c’è Tsuge Tadao, a mio avviso il più grande narratore sequenziale realista di tutti i tempi: La mia vita in barca è un manuale di realismo a fumetti che ogni autore dovrebbe leggere prima di cimentarsi nel genere. Il mio personale olimpo del manga è infine composto dal padrino del gekiga Tatsumi Yoshihiro; il signore del romanzo dell’io, Tsuge Yoshiharu e infine Katsumata Susumu, autore eclettico e raffinatissimo.

Sin dalle tue prime pubblicazioni hai sempre cercato di attualizzare il manga, facendo incontrare gli stilemi del genere con la tradizione italiana. Ma cosa vuol dire essere un mangaka, nel 2019, in Italia?
Premesso che non riuscirei mai, o come minimo ancora a considerarmi un mangaka, credo sia un momento molto favorevole per gli autori che lavorano seguendo dettami e stilemi del manga. I lavori di LRNZ, Accardi o Dall’Oglio sono la perfetta dimostrazione di come sia possibile declinare quella tradizione a prodotti classici della nostra industria a fumetti. La sfida è cercare sempre di contribuire con qualcosa di personale.

Cosma & Mito è il primo tassello di una serie che prevede quattro volumi. A quando il prossimo?
Uscirà tra febbraio e marzo del 2020, con la speranza che i due seguenti abbiano cadenza semestrale.

Alex Urso

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #51

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso le Università di Macerata e Bologna. Attualmente vive a Varsavia. I suoi interessi in ambito critico e curatoriale sono prevalentemente rivolti all'investigazione e alla concezione di punti di incontro tra artisti e istituzioni italiane e polacche. In questi anni Urso ha collaborato con spazi privati e pubblici, come la Galleria Nazionale di Varsavia – Zachęta e l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Nel 2017 è stato curatore della Biennale de La Biche. Dal 2014 scrive di arte per Artribune come corrispondente dalla Polonia. Dal 2013 al 2017 è stato redattore per Lobodilattice. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali. Sempre per Artribune cura Fantagraphic, la rubrica di fumetti del sito.