Fantagraphic. Il fumetto politicamente scorretto di Gérard Lauzier

Michel Choupon è un ragazzo di buona famiglia, cresciuto in un guscio borghese che inizia a stargli stretto. Da questo guscio il giovane prova a uscire, scontrandosi però con una realtà ancor meno rassicurante. “Sono un giovane mediocre” è un capolavoro a fumetti che racconta le ambiguità di un’intera generazione, in bilico tra ambizioni rivoluzionarie e pomeriggi sul divano.

Gérard Lauzier ‒ Sono un giovane mediocre (Rizzoli Lizard, Milano 2018). Copertina, dettaglio
Gérard Lauzier ‒ Sono un giovane mediocre (Rizzoli Lizard, Milano 2018). Copertina, dettaglio

Con l’eccezione di un certo numero di letture che insistono con la gravitas di un dito piantato dentro alla ferita nel costato, la maggior parte della letteratura che guarda ai nostri sogni è di un solo tipo: consolatoria. Non è così invece per Sono un giovane mediocre di Gérard Lauzier (Marsiglia, 1932 – Parigi, 2008), che è, anzi, un libro velenoso, crudele e tagliente, un’opera che non risparmia i colpi bassi e il livore.
Il fumetto unisce in realtà due diverse storie, o archi narrativi, raccontando di un personaggio centrale. Ricordi di gioventù e Ritratto di artista (pubblicati rispettivamente nel 1983 e nel 1992), riuniti e rilanciati, ridanno il giusto lustro a un autore che adorava essere genuinamente scomodo. La cui genuinità sta nei contenuti: spietati e funebri.

UNA CRITICA AL MAGGIO FRANCESE

Il libro è il ritratto del suo protagonista, Choupon: un giovane uomo, prima, un uomo non più giovane poi, che si bea e soffre dei suoi slanci idealistici e dei sogni lanciati verso un avvenire e una solidità che non ha nessuna voglia di concretizzare. Pieno di contraddizioni e di un’idea narcisista di sé, Choupon è un essere che ha più pregiudizi verso gli altri che desiderio di cambiare qualcosa nel mondo.
Di fatto, tramite la sua tetra creatura, Lauzier si scaglia contro l’idea superficiale e permeabile alle correnti passeggere che tanti avevano (e hanno) di una qualche forma di militanza politica, sociale e artistica. La lotta contro una società immatricolata, irreggimentata e blindata nella propria gerarchia sociale. Lo status quo, insomma. Cioè, una maniera come un’altra per prendersela con il Maggio francese, ieri. E, oggi, con tutti quelli che, volenti o nolenti, nutrono ambizioni artistiche, creative e intellettuali: chi veleggia con difficoltà e a vele sfrangiate tra editoria e comunicazione, post-doc, stage e tirocini o imprendicariato spicciolo (come indicato da autori quali Guy Standing o nel recente Entreprecariat – Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro di Silvio Lorusso).
È la sostanza del presente che Lauzier rintraccia in anticipo e con più ordine, ovviamente, rispetto alla dissacrante verve di un Andrea Pazienza. Lauzier individua una diga già sul punto di crollare, che, venendo giù, ha dato il via libera agli ennesimi irriducibili egoisti ed egotisti, troppo presi da loro stessi per guardare, sentire e ascoltare veramente il mondo là fuori.

Gérard Lauzier ‒ Sono un giovane mediocre (Rizzoli Lizard, Milano 2018)
Gérard Lauzier ‒ Sono un giovane mediocre (Rizzoli Lizard, Milano 2018)

POLITICAMENTE SCORRETTO

È un fumetto bello e importante, dunque, Sono un giovane mediocre, seppur pregno di istanze probabilmente ciniche, reazionarie e sgarbate, dettate a tratti dalla stessa logica del privilegio messa in scena dal suo protagonista; perché pone in essere la stessa verve che caratterizza i migliori e più scorretti umoristi di ogni tempo e luogo (gli esponenti più acidi della stand up comedy, per esempio). Diverte e ha i toni funebri della critica serrata e puntuale ai luoghi oscuri delle nostre anime e dei nostri sogni arroganti: il politicamente scorretto; l’elogio catartico del dolore e dell’osservazione del difetto.
Un fumetto di cui ringraziare Rizzoli Lizard per il recupero, il getto di fiele, lo sguardo crudo che possa migliorarci tutti. Tracimare fuori il mondo dall’impasse, nella sua interezza. Non soltanto i borghesi sognatori e i giovani di sinistra con la velleità dell’artista. Quelli caricaturizzati e caricaturali all’estremo. Tutt’altro.
Uno slancio che vada oltre l’intimo e il privato, verso l’universale e contro l’ideologia facile del riflusso al lavoro.

Daniele Ferriero

Gérard Lauzier ‒ Sono un giovane mediocre
Rizzoli Lizard, Milano 2018
Pagg. 140, € 22
ISBN 9788817105231
www.rizzolilizard.rizzolilibri.it

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Daniele Ferriero nasce in Barona, Milano, tra una risaia e un motorino carbonizzato. Si laurea buttandosi anima e corpo nella pratica artistica di Derek Jarman e sfruttando poi la sua ossessione audiofila per scavare nel cinema di Jean-Luc Godard e Straub-Huillet. Da oltre un decennio scrive di musiche storte per "Rumore", con la scusante di poter ascoltare suoni che altrimenti avrebbe perso per strada. Si occupa di consulenza tra editoria, cinema e comunicazione. Da freelancer scrive di libri, fumetti, cinema, serie, videogiochi, media di ogni forma e colore, di relitti e del sommerso della cultura e controcultura di massa. Traduce, monta, scompone e poi cerca di ricomporre.