La terra dei figli. Il nuovo fumetto di Gipi

Il nuovo romanzo grafico di Gipi è la storia di un mondo alla fine del mondo. Un viaggio crudo, brutale e poetico, all’interno di una realtà post-apocalittica, metafora di un mondo senza più emozioni.

Gipi, La terra dei figli (Coconino Press, 2016), dettaglio

Se c’è un autore di riferimento nel fumetto italiano contemporaneo, quello è probabilmente Gian-Alfonso Pacinotti (Pisa, 1963). Fumettista trasversale, illustratore e regista cinematografico, Gipi è riuscito, nel corso di pochi anni – e con un numero piuttosto ridotto di pubblicazioni – a definire uno stile e un approccio al racconto grafico tutto suo, guadagnandosi a ragione tanto le attenzioni della critica quanto le simpatie del pubblico. L’ultima opera, attesa da tre anni, è un viaggio bellissimo e crudo all’interno di un futuro improbabile. Il nostro.

IL MONDO DOPO L’APOCALISSE

L’ambientazione de La terra dei figli è quella di un mondo alla fine del mondo, una sorta di scenario post-apocalittico in un luogo e in un tempo non definiti. La città così come conosciuta è un’immagine lontana. Il passato è un pensiero impronunciabile, che alcuni personaggi ricordano, ma di cui non parlano, e altri hanno per necessità rimosso; i più giovani, invece, nati dopo la catastrofe, quel mondo prima non lo hanno mai conosciuto.
Cosa sia successo per arrivare a tanto non è precisato. Cosa abbia portato a questo scenario devastato, senza luce e senza profumo, non è specificato. Si comincia quando tutto è già avvenuto, tra paludi, sterpaglie e brandelli di un mondo maltrattato.

Gipi, La terra dei figli (Coconino Press, 2016)
Gipi, La terra dei figli (Coconino Press, 2016)

ALLEGORIA DEL PRESENTE

In questo futuro imprecisato, dove ogni civiltà sembra aver fatto deriva, i superstiti sono pochi, e tutti impegnati in una quotidiana lotta alla sopravvivenza. Alcuni si mangiano tra loro per far fronte alla fame, altri sono raggruppati in piccole colonie, parlano un italiano sgrammaticato e pregano un dio bizzarro a cui sacrificano uomini e donne.
L’ambientazione è dunque fittizia, ma poggia le basi nel nostro presente, portando all’estremo, in una sorta di radicale allegoria, i difetti e la bruttezza della nostra contemporaneità.
Il mondo creato intorno ai protagonisti è inventato. È fantasia”, racconta Gipi, “ma la fantasia, quando si inventa una storia, è necessariamente condizionata dalle nostre esperienze, dalle inquietudini. E le inquietudini che l’osservazione della contemporaneità mi provoca sono sicuramente finite nella seconda parte del libro, in cui appaiono personaggi creati sulla base di certi modelli di pensiero che vedo intorno a me oggi: dal sentimentalismo alla deriva anti scientifica, che tanto piede stanno prendendo nel mio Paese”.

UN PADRE, DUE FIGLI

Protagonisti, all’interno di questo quadro infelice, sono due fratelli, allevati duramente da un padre che nasconde loro ogni verità sul passato. L’uomo, scorbutico e severo di giorno, si chiude nella sua baracca di notte e nei momenti di sconforto, per scrivere sul suo diario le memorie di una vita che ha perso ogni forma di umanità. Il contenuto del diario non è tuttavia chiaro, ma diventerà ben presto l’oggetto attorno a cui si snocciolerà la trama.
I due ragazzi, ignari di cosa sia successo al mondo, e curiosi di capire le ragioni di quella misera esistenza, cercheranno infatti risposte nel manoscritto, impossessandosene e sfidando ogni limite pur di leggerne il contenuto e trovare al suo interno le risposte di una vita.
I due fratelli protagonisti, del mondo in cui vivono sanno solo quello che gli serve: sanno riconoscere la fame, la sete, il caldo, il freddo e la stanchezza”, dice l’autore. “Ma c’è qualcosa che presto nasce in loro, e prende forma come una sorta di ossessione: ed è il pensiero di sapere cosa si nascondeva nel cuore del loro padre, appena l’uomo scompare. Li amava? Li detestava?
Quest’ultimo, infatti, convinto che per vivere in quel mondo fosse necessario essere forti, duri e insensibili, bandirà ogni manifestazione di affetto. Per i ragazzi, quello di conoscere i sentimenti del padre nei loro confronti è un desiderio che, col passare delle pagine, assume la forma di un vero e proprio chiodo fisso.

Gipi, La terra dei figli (Coconino Press, 2016)
Gipi, La terra dei figli (Coconino Press, 2016)

LO STILE

La terra dei figli è un lavoro in cui, ancora una volta, Gipi decide di affrontare la strada meno semplice, sperimentando nuovi percorsi stilistici e dunque aprendo nuovi capitoli alla sua produzione. Abbandonato l’acquarello, ed eliminata ogni traccia di colore, l’autore torna all’essenziale, con una tecnica che punta a scarnificare ogni autocompiacimento stilistico, giocando tutto sulla storia.
Ho scelto di utilizzare una sola tecnica (nei precedenti libri spesso cambiavo durante la storia) e rinunciare a tutta una serie di trucchi che avevo usato in passato. Così, alla fine, mi sono trovato con un’ambientazione, alcuni personaggi e una storia da raccontare. Non c’erano scorciatoie possibili. È stato il lavoro di disegno più difficile che abbia mai fatto, ma anche quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni”.

IMMEDIATEZZA E POESIA

La trama è quella del romanzo classico, con una narrazione che procede dall’inizio alla fine, immediata, cruda, e tuttavia capace di preservare – come sempre nell’attività dell’autore pisano – alte dosi di poesia e riflessione personale.
Ero stanco del modello di scrittura adottato nelle opere precedenti, volevo cambiare. Ho sempre utilizzato me stesso come elemento narrativo, mettendomi sempre al centro della scrittura. E adesso, a cinquantatré anni, non volevo più farlo e mi sentivo quasi ridicolo a continuare a parlare della mia esistenza, per quanto potessi romanzarla o renderla buffa. Credo che ci sia un’età in cui gli specchi vadano dimenticati. E credo di aver colpevolmente ritardato la venuta di quell’età di una decina d’anni. Comunque sia, non volevo più lavorare con il modello dei libri precedenti e volevo anche mettermi alla prova e vedere se riuscivo a raccontare una storia con una forma molto rigida, senza voce narrante e senza la forte impronta autobiografica.
Spero di percorrere questa strada ancora, nei prossimi lavori”.

Alex Urso

Gipi – La terra dei figli
Coconino Press, Bologna 2016
Pagg. 288, b/n, € 19,50
ISBN 9788876183256
www.fandangoeditore.it

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Autore Gipi
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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.