“Mi fido delle mie intuizioni”. La scrittrice spiega come usare i tarocchi per scrivere un romanzo 

Dai ventidue Arcani Maggiori al romanzo “Trema la notte”, Nadia Terranova racconta come i tarocchi possano orientare un romanzo e aprire nuove possibilità all'immaginazione

Usare i tarocchi come strumento narrativo per esplorare i personaggi e lasciarsi guidare dall’intuizione, seguendo direzioni che spesso sfuggono alla ragione: è un approccio alla scrittura che Nadia Terranova (Messina, 1978) ha sperimentato durante la stesura di Trema la notte (Einaudi, 2022), associando una carta a ciascuno dei personaggi principali e lasciando che i simboli orientassero il racconto, fino a entrare nella trama stessa.
Ambientato tra Messina e Reggio Calabria durante il devastante terremoto del 28 dicembre 1908, il romanzo racconta le vicende di Nicola, undici anni, oppresso da una madre autoritaria, e Barbara, una giovane donna che cerca di sfuggire a un matrimonio imposto. Entrambi desiderano cambiare vita, finché il terremoto distrugge il loro mondo e li pone davanti a una libertà inattesa e dolorosa, dalla quale dovranno trovare la forza di ricominciare.

Nadia Terranova, il rapporto tra scrittura e tarocchi, copertina

Il rapporto tra simboli e scrittura in Nadia Terranova

È proprio il legame tra simboli e creazione letteraria che Terranova approfondisce nel seminario Scrittura e tarocchi, organizzato da Fenysia, scuola fiorentina di linguaggi della cultura, dove gli Arcani diventano il punto di partenza per sperimentare nuovi percorsi narrativi.

Da secoli i tarocchi alimentano l’immaginario collettivo attraverso figure che continuano a offrire spunti alla letteratura e si prestano a interpretazioni sempre diverse, custodendo un linguaggio simbolico in cui riconoscere esperienze profondamente umane. Per la scrittrice “nei ventidue simboli del viaggio del Matto c’è tutto ciò che accade a una vita umana: splendore, cadute, ricostruzioni, miserie, luce, ombra, schiavitù, libertà. Il tutto visto in modo fluido, in trasformazione, come la vita”.

Nella costruzione di un personaggio, questa dimensione può rivelarsi particolarmente fertile, perché un Arcano suggerisce prospettive differenti da cui osservare il protagonista e invita a guardare oltre l’identità che l’autore gli ha inizialmente attribuito. Che cosa può insegnare, dunque, una carta? “A vederlo in movimento, sulla soglia di un’azione narrativa, e non come figurina stabile. Non la classica domanda: chi è? ma domande molto più utili e stimolanti: chi sta per essere, cosa sta per succedere, da dove viene, cosa gli sta accadendo?”.

Il dialogo tra letteratura e tarocchi nel lavoro di grandi autori

Il dialogo tra letteratura e tarocchi attraversa anche il lavoro di altri autori. Margaret Atwood, per esempio, ha riflettuto sulla scrittura attraverso tre carte, riconoscendo negli Arcani una chiave per interpretare i meccanismi del racconto. Di questo approccio Terranova apprezza “il dinamismo e una sorta di sguardo di stregoneria, necessari entrambi per costruire storie”.

Anche T. S. Eliot ricorre ai tarocchi ne La Terra desolata (1922), dove la cartomante Madame Sosostris introduce attraverso le carte alcune delle immagini che attraversano il poema, contribuendo a costruire una rete di rimandi simbolici che accompagna il lettore e acquista significato con il procedere dei versi.

Il rapporto di Italo Calvino con i tarocchi

Italo Calvino ha esplorato questo linguaggio nel Castello dei destini incrociati, apparso per la prima volta nel 1969 e pubblicato da Einaudi nel 1973 insieme alla Taverna dei destini incrociati, immaginando un gruppo di viaggiatori che, avendo perduto la parola, riescono a raccontare le proprie vicende disponendo i tarocchi in sequenze che si incrociano e assumono significati differenti secondo la loro posizione.
L’idea nacque dopo un seminario del semiologo Paolo Fabbri a Urbino, nel 1968, e aveva portato Calvino a sperimentare una macchina combinatoria capace di generare racconti attraverso le relazioni tra le immagini, secondo un modello letterario che affida alla disposizione delle carte lo sviluppo della trama e apre una riflessione sul rapporto tra progettazione e libertà creativa. Quanto conta, allora, il gioco combinatorio? “Conta quanto vogliamo farlo contare: a volte emerge da sé, a volte come costruzione narrativa architettata e pianificata. Personalmente ho un’idea più sciamanica che razionale della scrittura”.

Il ruolo dei tarocchi in “Trema la notte” di Nadia Terranova

In Trema la notte, questa relazione con i tarocchi assume una forma personale e accompagna una vicenda in cui il destino sembra continuamente sottrarsi alla volontà dei protagonisti. Nicola sopravvive al terremoto perché si trova nello scantinato in cui la madre lo costringe a dormire per proteggerlo dal diavolo, ma perde la voce in seguito al trauma, mentre Barbara, rimasta sola, attraversa un mondo sconvolto cercando una nuova possibilità di esistenza. Nel costruire questa storia, Terranova racconta: “Ho cominciato per gioco, associando una carta a ciascuno dei miei personaggi principali. Poi le carte hanno orientato la strada, i capitoli, e la lettura dei tarocchi è persino entrata nella trama attraverso il personaggio di Madame”.

Durante la stesura possono affiorare aspetti di una vicenda che lo scrittore stesso non aveva previsto, e il ricorso alle immagini simboliche può diventare un modo per avvicinarsi a quella parte del racconto che ancora sfugge a una comprensione razionale. Quanto può, allora, una carta far emergere un conflitto rimasto nascosto? “Tantissimo! Il simbolo parla alla dimensione sottile, all’intuizione. Crea un’aura intorno alla ragione, e la contamina fertilmente”.

I tarocchi: una risorsa nel processo narrativo

Gli Arcani possono intervenire in momenti differenti del processo creativo, quando una vicenda sta prendendo forma oppure quando lo scrittore sente la necessità di trovare una direzione diversa, diventando così una risorsa a cui tornare nel corso del lavoro. Per la scrittrice “sono lì a dare risposte e porre domande, come porte da attraversare a seconda di ciò che cerchiamo. Direi quindi entrambe le cose”.

Il linguaggio simbolico pone però anche una questione di equilibrio letterario, perché un’immagine può caricarsi di significati fino a diventare una chiave interpretativa troppo evidente, riducendo quello spazio di ambiguità che permette al lettore di riconoscere nel racconto qualcosa di proprio: “Non bisogna mai spiegare, solo lasciar fluire la narrazione”.

L’importanza dell’intuito nella costruzione letteraria per Nadia Terranova

Con gli anni è cambiato anche il suo rapporto con la progettazione del romanzo e con il bisogno di controllarne gli sviluppi, in un percorso che l’ha portata a concedere sempre maggiore spazio a ciò che emerge spontaneamente durante il lavoro: “Controllo sempre meno, è una cosa che facevo da giovane, quando ero più insicura com’è ovvio. Adesso mi fido profondamente delle mie intuizioni, e vado dove vanno loro”.

Il seminario “Scrittura e tarocchi” di Fenysia con Nadia Terranova

Questa visione è alla base del seminario Scrittura e tarocchi di Fenysia, articolato in sei incontri online fino all’11 novembre 2026, che parte da un’introduzione ai ventidue Arcani Maggiori e prosegue con esercizi attraverso i quali i partecipanti possono sperimentare il rapporto tra immagini e racconto, avvicinandosi alla creazione letteraria con maggiore libertà. Alla domanda su quale esperienza vorrebbe lasciare a chi prende parte al laboratorio, Terranova risponde: “Vorrei che si divertissero, si commuovessero, che si mettessero in gioco e immaginassero questa scrittura come qualcosa di leggero, come una danza”.

Ginevra Barbetti

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Ginevra Barbetti

Ginevra Barbetti

Nata a Firenze, si occupa di giornalismo e comunicazione, materie che insegna all’università. Collabora con diverse testate in ambito arte, design e cinema, per le quali realizza soprattutto interviste. Che “senza scrittura non sarebbe vita” lo ripete spesso, così come…

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