Il grande ufficio stampa dell’arte che va in pensione dopo 40 anni. Intervista a Sergio Campagnolo 

Il suo Studio ESSECI, da lui fondato 40 anni fa, è un punto di riferimento per la comunicazione dell’arte italiana. Abbiamo intervistato Sergio Campagnolo, che lascia l’attività in mano a una nuova generazione di professionisti

“Lascia la cuccia che si era creato nel lontano 1986, per esplorare prati nuovi”. Comincia così la mail che Sergio Campagnolo ha mandato a colleghi (e amici) per salutare Studio ESSECI, l’ufficio stampa da lui fondato ormai 40 anni fa e oggi tra le realtà di riferimento del settore. 40 anni di mostre, eventi, contatti. In una parola, 40 anni di comunicazione. In questa intervista ci racconta gli inizi, i successi e il futuro del “Gatto” (questo il simbolo che da sempre accompagna l’attività) – alla cui guida saranno ora Simone Raddi e Roberta Barbaro. 

Intervista a Sergio Campagnolo 

È il momento di guardarsi indietro: com’è nato Studio ESSECI? 
Per crearmi un lavoro che dipendesse solo da me. In quegli anni gestivo l’Ufficio Stampa di una importante ASL Veneta, ma quel tranquillo lavoro di routine mi andava stretto. Così mi licenziai e diedi inizio a questa avventura.  Il tempo di affittare un buchetto per accogliere il neonato Studio Esseci ed ecco entrare in scena un serio problema oncologico. No, gli inizi non sono proprio stati facili. 

Col senno di poi ne è valsa la pena? 
Non mi è mai venuto naturale guardarmi indietro. Sarebbe tempo perso perché il passato è quello che è e non si muta.  Di certo valuto positivamente il bilancio professionale della mia vita. Soprattutto perché ho scelto di rischiare, talvolta contro il parere dei miei stessi familiari e contro avverse contingenze. Ho sempre fatto quello che mi sentivo di fare, assumendone i rischi. E questo è   impagabile.    

Sergio Campagnolo, Studio ESSECI
Sergio Campagnolo, Studio ESSECI

Quattro decenni di comunicazione sono tanti, soprattutto a cavallo tra il XX e il XXI Secolo. Quanto è cambiato il tuo lavoro in questi anni? 
Gli anni di attività in comunicazione raggiungono il mezzo secolo perché sono giunto a fondare, con mia moglie Maria, lo Studio dopo un decennio di attività di ufficio stampa come solista, cimentandomi in settori diversissimi da quello del mondo dell’arte che è poi diventato il nostro riferimento. Ho così potuto scoprire ed essere affascinato da mondi altri, scienze, tecnologia, ambiente, sociale, sanità. Industria, esperienze che mi hanno formato e allargato la mente. Esperienze tutte straordinarie e tutte tornate professionalmente utili. In questo mezzo secolo ho visto cambiare il mondo, la tecnologia, persino la psicologia delle persone. Ma, a mio avviso, a non mutare è l’essenza dell’attività dell’ufficio stampa, che 50 anni fa come oggi, sta nella qualità del rapporto che si istaura con l’interlocutore, si tratti di committenti, giornalisti, lo stakeholder, un rapporto di fiducia reciproca, di rispetto, talvolta di amicizia reale. 
 
Un grande cambiamento è dovuto alle nuove tecnologie… 
Cambiamento innegabile, e benvenuto. Purché lo si governi e non ci si faccia governare. 
 
Facendo un bilancio del settore di ieri e di oggi, cosa emerge? 
C’era di tutto allora come oggi, è solo cresciuto il loro numero per l’irrompere in scena della comunicazione online nelle sue variegate versioni. Non tocca a me valutare il livello del lavoro dei colleghi o ipotizzare classifiche. Se mi guardo intorno posso affermare di vedere molto ottimi professionisti.  

Qual è la tua più grande soddisfazione di questi 40 anni alla guida di Studio ESSECI? 
Avere mantenuto, per così tanto tempo, alto il prestigio del Gatto e il rispetto che avverto intorno ad Esseci, entrambe gran belle cose! 

Hai un’esperienza prevalentemente italiana, ma anche internazionale. Pensi che il mondo dell’arte italiano riesca a comunicarsi bene all’estero? 
Poco e disordinatamente. Ed è un vero peccato. Probabilmente è questione di capacità di investimento, ma temo anche di visione. Se penso ad una esperienza positiva, la mente va al Centenario di Burri, quando la Fondazione di Città di Castello riuscì egregiamente, con mostre prestigiose e azioni efficaci, a promuovere l’opera del Maestro “estero su estero”, al di là delle pur notevolissime azioni in Italia. 

Hai deciso di lasciare il timone a una nuova generazione di professionisti: sei fiducioso sul futuro di Studio ESSECI? 
Se non avessi avuto certezza della qualità di Simone Raddi e di Roberta Barbaro, i nuovi titolari, non avrei donato loro il mio Studio. Potevo cedere con profitto Esseci ad altri soggetti del settore. Il nostro pacchetto rapporti interessava a più di qualcuno. Esseci sarebbe diventato un marchio operativo di altri, con il rischio di perdere la sua caratteristica più importante: l’anima.    

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo corso di Studio ESSECI? Cosa cambierà? 
Esseci cambia qualcosa ogni giorno e continuerà a farlo. Ogni giorno vanno annusate le nuove tendenze, le esigenze, magari ancora non espresse, dei clienti, il mutare di atmosfere e percezioni. La mutazione è catalizzatrice di crescita. 
 
Quale insegnamento senti di dare a chi vuole seguire le tue orme? 
Quello che suggerisco agli allievi del Master di Comunicazione Scientifica dell’Università di Padova nel corso delle mie lezioni: non fermarsi all’apparenza, non dare nulla per scontato e tanto meno per perso. Rischiare! I problemi esistono per essere superati. Regole da vecchio bisnonno quale felicemente sono. Chi entrava nel mio ufficio in Esseci si imbatteva in un messaggio, che è la mia regola di vita: “Un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa”. È di Lao Tzu e l’ho fatta diventare mia. 
 
Alberto Villa 

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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

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