Un centenario da ricordare. Alberto Burri a Città di Castello

Ex Seccatoi del Tabacco, Città di Castello – fino al 6 gennaio 2017. Un anno “durato quasi due anni”, afferma Bruno Corà presentando la mostra conclusiva delle celebrazioni dedicate ad Alberto Burri nella sua città natale. Centinaia di opere in mostra omaggiano i cento anni dalla nascita dell’artista.

Afro Basaldella, Tre sotto chiave, 1957, tecnica mista su tela, Collezione Privata, Courtesy Fondazione Archivio Afro
Afro Basaldella, Tre sotto chiave, 1957, tecnica mista su tela, Collezione Privata, Courtesy Fondazione Archivio Afro

OLTRE IL CENTENARIO
La chiusura del centenario è in pompa magna: quasi un corteo di dipinti, installazioni, documenti – a cui si aggiungono numerosi saggi pubblicati nel poderoso catalogo – intendono creare un sentiero cronologico dai fortissimi richiami con le opere di Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995): sia con quelle collocate temporaneamente nei sotterranei della Fondazione dove si svolge la mostra sia con quelle del grandioso allestimento curato dallo stesso artista negli immensi spazi degli Ex Seccatoi del Tabacco, che già ospitavano il suo atelier.
Bruno Corà ha voluto compiere un’ampia ricognizione sulle più importanti tendenze internazionali della seconda metà del XX secolo per cogliere i rapporti espliciti e comprovati, tanto quanto quelli solo possibili, tra gli artisti e le ricerche di Burri. Quelle ricerche indagate da decenni, che fin da subito furono riconosciute come uno spartiacque fino a divenire riferimento imprescindibile per tutte le avanguardie.

Christo, 28 Barrels Structure, 1968, 28 barili, Collezione privata – courtesy Fondazione Marconi, Milano
Christo, 28 Barrels Structure, 1968, 28 barili, Collezione privata – courtesy Fondazione Marconi, Milano

DIALOGHI IN MOSTRA
Ecco quindi il dialogo tra le sue primissime sperimentazioni e i pittori americani – negli USA, e in particolare in Texas, Burri fu prigioniero di guerra – e la scoperta dell’arte contemporanea francese avvenuta durante una sorta di “viaggio rivelatore” a Parigi (1948-1949), durante il quale entrò in contatto con Miró, Fautrier, Dubuffet. Poi il ritorno negli Stati Uniti, da libero cittadino, e gli incontri con Pollock, Motherwell, De Kooning, che aprirono le relazioni tra Roma e New York, soprattutto con la mediazione di Rauschenberg. La rivoluzione di Burri tuttavia si stava già compiendo tra la Capitale e Milano: nei primissimi Anni Cinquanta si cominciarono a intravedere le tracce di un diverso rapporto tra l’arte e la materia. Fino ad arrivare al ruolo di primo piano che quest’ultima ebbe nell’elaborazione delle rispettive poetiche di Klein, Rotella, Manzoni, Kounellis, Pascali, Pistoletto, Uncini, Arman, Christo, e per spingersi in anni più recenti, ai legami, forse più azzardati, con Kiefer e Mattiacci.

Afro Basaldella, Tre sotto chiave, 1957, tecnica mista su tela, Collezione Privata, Courtesy Fondazione Archivio Afro
Afro Basaldella, Tre sotto chiave, 1957, tecnica mista su tela, Collezione Privata, Courtesy Fondazione Archivio Afro

SPAZIO ALLA PITTURA
Non solo materia, però: “La pittura di Burri permette di constatare il perdurare, anche in questi dipinti apparentemente casuali, d’una rigorosa legge compositiva, che si esplicita nella determinazione dei rapporti di timbri e di accenti, di spazi e di dimensioni” (G. Dorfles). Le sue interpretazioni dello spazio – molte opere si basano sulla sezione aurea –, la sua ricerca di equilibrio e di controllo hanno non poche tangenze con la tradizione classica e con l’altro mito artistico di Città di Castello, Piero della Francesca.
Salvo, ovviamente, che di quest’ultimo, in mostra sono esposte le opere di tutti gli artisti che abbiamo citato, e molte altre, cui si aggiungono i lavori di Burri. Il dialogo tra le une e le altre, per chi conosce i movimenti del Novecento, è chiaro e non lascia dubbi: e in questa conversazione si parla di sacchi e terra, di plastiche e fuoco, di rossi, di neri e di ori.

Marta Santacatterina

Città di Castello // fino al 6 gennaio 2017
Alberto Burri: lo spazio di materia. Tra Europa e USA
a cura di Bruno Corà
EX SECCATOI DEL TABACCO
Via Francesco Pierucci
075 8554649
[email protected]
www.fondazioneburri.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55654/alberto-burri-lo-spazio-di-materia/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.