Dopo 10 anni sul web i creativi di COEVAL lanciano il loro primo magazine cartaceo
Un nuovo progetto editoriale di respiro internazionale che punta a creare “un’enciclopedia” del panorama artistico e culturale contemporaneo, raccontando artisti e linguaggi emergenti. Il racconto del fondatore Donald Gjoka
Il progetto nasce nel 2015, quando il fotografo e direttore creativo Donald Gjoka fonda la piattaforma digitale COEVAL, con l’obiettivo di riunire in un archivio editoriale menti talentuose capaci di promuovere pratiche sperimentali e innovative. Dopo dieci anni di vita online, COEVAL lancia il suo primo numero cartaceo, in inglese, con ampia foliazione e di grande formato: s’intitola Witnessing. La rivista semestrale – che arriva dopo l’uscita del numero zero nell’inverno 2024 – presenta progetti di artisti, designer, musicisti, fotografi, attraversando e connettendo linguaggi e media diversi.
Struttura editoriale della rivista COEVAL
La forza di COEVAL risiede da un lato nel raccogliere in un unico magazine tutti gli ambiti della cultura contemporanea, e dall’altro nel seguire un approccio di ricerca lontano dai temi mainstream. Per quanto riguarda l’ambito più strettamente culturale, la rivista pubblica contenuti, servizi fotografici e interviste dedicati ad ampio spettro al mondo della creatività e ai suoi protagonisti. Gjoka sottolinea come “ogni articolo sia su qualcuno, non su qualcosa. Crediamo nella persona. Vogliamo creare una sorta di archivio contemporaneo di individui, quasi una piccola enciclopedia moderna, sperimentale e innovativa”. C’è poi una sezione dedicata al mondo del fashion, composta da editoriali di moda che intervallano la lettura con immagini e visioni.
A rendere peculiare il lancio del primo numero di COEVAL sono le 10 copertine da collezione tutte diverse (erano 6 nel numero zero), pensate “per dare spazio ai nostri giovani fotografi. Ci piace valorizzarli, dar loro importanza anche attraverso una cover”, racconta Gjoka ad Artribune.

COEVAL: contenuti e collaborazioni del magazine
Tra i lavori esposti all’interno della rivista troviamo quelli del produttore musicale Sega Bodega, che racconta il suo percorso alternando fasi più elettroniche a momenti di songwriting più tradizionale. Oppure la coinvolgente campagna social del brand Jägermeister: gli ingredienti del leggendario liquore sono stati personificati da alcuni avatar, frutto della collaborazione tra quattro creativi e le intelligenze artificiali. Accanto a loro troviamo tra i molti altri anche i lavori dell’artista multidisciplinare Marianna Simmett e del designer Willo Perron. Ciò che accomuna progetti così eterogenei è l’attenzione all’innovazione, alla sperimentazione e alla contemporaneità. Ciononostante, la rivista collabora con alcune tra le istituzioni e le personalità più influenti del mondo creativo, tra cui Fondazione Prada, Marni, Cartier, Rick Owens, Mowalola e Miu Miu.
Origine e significato del nome COEVAL
Nel 2015 il fondatore Donald Gjoka – albanese di origine e milanese fin da bambino – si occupava già di fotografia e aveva un vecchio profilo su Tumblr dove archiviava ricerche di arte, design, musica, moda e cinema. Sentiva però il bisogno di rendere quella ricerca condivisa e iniziò a pensare a un nome che richiamasse qualcosa di attuale e in evoluzione. “COEVAL è un sinonimo di contemporaneo: come coetaneo, avere la stessa età… L’idea era documentare ciò che accade nel presente, ed è ciò che facciamo ancora oggi in ogni uscita, digitale o cartacea”, sostiene Gjoka. Il prefisso ‘CO’, oltre a richiamare il contemporaneo, indica la coesistenza di più mondi. Difatti Gjoka sottolinea come la rivista non si limiti a parlare di moda ma rappresenti il pensiero che moda e cultura siano in continuo dialogo e debbano convivere.
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COEVAL: da piattaforma digitale a magazine cartaceo
Ma perché questa piattaforma ha deciso di lanciare un’edizione cartacea dopo così tanti anni? “Crediamo sia necessario tornare alle origini: riconnetterci, vederci, parlare, far nascere collaborazioni reali. E vogliamo che anche i nostri contributor possano un giorno creare qualcosa insieme”, spiega il fondatore ad Artribune.
La volontà di pubblicare sempre di più su carta s’intreccia con il desiderio di organizzare eventi dal vivo e consolidare una community sulla base di esperienze reali. Questa transizione che si allontana dal digitale e premia la fisicità è confermata dal nuovo numero disponibile da questo inverno 2025/2026: si intitola IRL (In Real Life) ed esce anche questa volta con dieci copertine diverse. “Passiamo troppe ore online tra lavoro e vita privata, avere un oggetto materiale da leggere cambia completamente la fruizione. Insisteremo anche con le uscite successive, a partire da quella della prossima primavera dedicata alle fragilità umane” anticipa Gjoka.
Lisbeth Carpio
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