“Non interromperemo il nostro accanimento sul settore dell’arte”. Intervista alla SIAE 

Sta diventando sempre più complicato per giornali, case editrici, aziende produttrici di documentari, uffici stampa lavorare nel mondo dell’arte visiva e della cultura. Il quadro normativo in cui opera SIAE rende il settore impraticabile. Questa intervista a Stefania Caponetti dimostra che devono essere il Governo e il Parlamento ad intervenire

Negli ultimi anni tra SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) e operatori della cultura non corre buon sangue. Già alcune settimane fa avevamo sottolineato come le politiche della SIAE fossero dannose per il settore, in particolar modo per chi, come le testate giornalistiche di cultura, con le immagini ci lavora e, nella maggior parte dei casi, non può permettersi di pagare le cifre richieste da SIAE. Se da un lato la tutela del diritto d’autore è innegabilmente necessaria, lo è altrettanto quella del diritto di critica, più volte su queste pagine messo a dura prova dall’impossibilità di pubblicare immagini SIAE. Ne abbiamo parlato con Stefania Caponetti, direttrice del dipartimento Audiovisual, Drama & Ballet, Literature & Visual Arts della SIAE. Pochi i punti di accordo, ma una speranza per un tavolo comune al fine di riportare serenità in una situazione che è divenuta sempre più spiacevole.

Intervista a Stefania Caponetti della SIAE 

Negli ultimi mesi abbiamo dovuto rinunciare a pubblicare degli articoli completi sulle mostre di Picasso alla Galleria Nazionale di Roma, di Donghi al Palazzo Merulana di Roma, di Morandi e ancora di Picasso a Palazzo Reale di Milano. In tutti i casi i motivi erano i soliti: la SIAE concede gratuitamente “una sola immagine per un solo articolo che possa essere considerato articolo di ‘cronaca’, articolo di segnalazione o trafiletto (ovvero che annunci la mostra con le indicazioni fondamentali: ad es. luogo, date, opere esposte, costo biglietto…)”. Queste le indicazioni da voi compilate e riportate dagli uffici stampa a noi giornalisti. Quale è il senso profondo, per noi incomprensibile, di penalizzare quei giornali che non pubblicano trafiletti ma recensioni, editoriali, approfondimenti, bisognosi di corredi fotografici? 
Non c’è un senso “profondo”, come dire nascosto, è l’applicazione di leggi che non nascono per penalizzare i giornali ma per tutelare gli artisti. La legge sul diritto d’autore, nella formulazione dell’art. 65, non fornisce indicazioni quantitative, ma offre elementi da cui poter trarre una linea interpretativa che suggerisce l’utilizzo di un numero contenuto di immagini. Dice infatti che “la riproduzione […] è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo”. La parola “limiti” usata dal legislatore in rapporto allo scopo informativo suggerisce un ragionevole contenimento nell’uso delle opere protette, limitato all’esercizio del diritto di cronaca e alla circolazione delle informazioni. L’utilizzazione liberalizzata è quindi quella “funzionale” a informare circa un avvenimento di attualità. Gli articoli di cronaca o di attualità sono, di norma, elaborati brevi, e non necessitano di un ricco corredo fotografico, che al contrario, può essere utile per articoli di complessità superiore, che assumono la connotazione di veri e propri “saggi” o “studi”.  

La SIAE è consapevole che il diritto di cronaca e il diritto di critica non può essere esercitato consentendo ai giornali di pubblicare una sola immagine ad illustrare un lungo articolo in cui il senso delle parole convive e si intreccia con la natura delle immagini e delle opere? 
SIAE, nella consapevolezza del “perimetro” imposto dalla norma di legge, opera nel rispetto del dato normativo, che disciplina in modo diverso la materia del diritto di cronaca e informazione (art. 65) rispetto al diritto di critica o di discussione (art. 70). Nel caso del diritto di cronaca (art. 65) l’uso deve essere congruo rispetto alla finalità informativa. Se parliamo, invece, di diritto di critica o di discussione (art. 70), la legge non fissa un limite al numero di opere a tal fine utilizzabili, ma prevede che possano essere utilizzate liberamente solo immagini parziali di un’opera e che siano rispettate una serie di condizioni. L’articolo 70 dice infatti che: “1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali”. E nell’1-bis: “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, sentiti il Ministro della Pubblica Istruzione e il Ministro dell’Università e della Ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma”. 

Purtroppo ogni risposta fa riferimento in maniera notarile ad una legge del 1941 quando non esisteva il digitale, non esisteva il web, non esisteva neppure la tv… Ma andiamo avanti provando a stare nel concreto: i giornali non hanno la benché minima possibilità di pagare per le immagini (al contrario, per il ruolo che hanno di divulgare informazioni e contenuti dovrebbero esser pagati), ma anche se per assurdo avessero le risorse, le procedure davvero bizantine cui li sottoporrebbe la SIAE sarebbero totalmente inadeguate per i tempi di pubblicazione di prodotti editoriali digitali: giorni e giorni per farsi rispondere alle mail, lunghi pdf di istruzioni astruse, registrazioni, documenti, attese. Davvero SIAE non si è accorta che esiste ormai da 30 anni un’editoria digitale che se decide di pubblicare un contenuto deve farlo dopo 15 minuti e non dopo 15 giorni visto che non siamo più nel 1941 ma siamo nel 2024? 
È sicuramente comprensibile che le testate giornalistiche vogliano contenere i costi, ma non dimentichiamo che le testate online realizzano introiti importanti per le pubblicità presenti sulle proprie pagine web anche grazie all’utilizzo delle opere. In merito alle procedure autorizzative, la priorità è che l’artista riceva la dovuta remunerazione quando il giornale o la rivista effettuino utilizzazioni che si pongono oltre l’ambito di liberalizzazione e libero uso previsto dalla legge. SIAE, che ha un mandato in tal senso, ha l’obbligo di attivarsi per assicurare che il diritto d’autore venga rispettato, perché gli artisti vivono di diritto d’autore. Fuori dalle libere utilizzazioni (dove non serve alcun “benestare”) ci sono dei tempi di attesa per ottenere l’autorizzazione all’uso delle opere. Questo capita perché, talvolta, gli artisti chiedono di essere direttamente interpellati. Peraltro, non risulta che Artribune abbia mai chiesto autorizzazioni, per cui nessuna contestazione in merito alle tempistiche per il rilascio delle autorizzazioni che la riguardano può essere mossa a SIAE. I tempi di evasione delle autorizzazioni indicate nel Compendio sono prudenziali, non potendo, come sopra chiarito, avere contezza della tempistica di autorizzazione dell’Avente diritto, quando necessaria.  

Stefania Caponetti
Stefania Caponetti

Artribune non ha chiesto alcuna autorizzazione in primo luogo perché è una piccola realtà indipendente che non può e non potrà mai avere risorse per pagare le cifre smisurate richieste e in secondo luogo perché quando abbiamo provato a districarci nella vostra burocrazia abbiamo dovuto desistere dopo alcuni giorni di calvario. Sempre a proposito di nuove piattaforme, l’impressione è che verso il mondo del digitale l’atteggiamento sia o di indifferenza o addirittura punitivo. Le faccio qualche esempio: le licenze per la pubblicazione su un sito di immagini di autori tutelati SIAE, prevedono un aumento delle tariffe nel caso in cui una foto sia destinata alla home page (come può capire, un articolo quando esce passa necessariamente dalla home); anche la pubblicazione sui social network (che hanno tempi ancor più immediati e che sono strumenti oggi quotidiani e necessari) prevede il rilascio di autorizzazioni e il pagamento di diritti; allo scadere di una licenza, che deve avere un termine stabilito (da cui dipende l’importo da versare) un giornale on line dovrebbe rinnovare il contratto oppure smontare l’articolo e togliere le immagini: una richiesta, va da sé, non governabile e antieconomica, in termini di denaro e di tempo, ma soprattutto contraria alle logiche del web.  
Premesso che SIAE prevede, nel regime tariffario applicato per le utilizzazioni web, specifiche scontistiche che tengono conto proprio della necessità di far permanere negli archivi delle testate le immagini utilizzate di opere tutelate, è evidente che il risalto che un’immagine ha in homepage è superiore a quello che la stessa immagine avrebbe in altro contesto nel sito: il posizionamento in homepage non è paragonabile ad altro posizionamento. Le tariffe SIAE per le utilizzazioni di opere di artisti tutelati sul web sono in linea con quelle applicate da altre Società di collecting europee. 

Piccole imprese culturali indipendenti come la nostra e molte altre vivono grazie alle inserzioni pubblicitarie. Negli ultimi tempi, paradosso dei paradossi, stiamo avendo problemi perfino in quel campo: i musei e le gallerie chiamano e ci dicono “dobbiamo rinunciare all’inserzione perché non riusciamo ancora a farci autorizzare l’immagine dalla SIAE”. Così non solo non possiamo pubblicare contenuti completi perdendo autorevolezza e lettori, ma non possiamo neppure vendere spazi pubblicitari… 
Queste affermazioni non corrispondono alla realtà. 

Beh non ce le stiamo di certo inventando… 

Sta di fatto che musei e gallerie, e in generale i contenitori di eventi espositivi, richiedono regolarmente le autorizzazioni per ogni specifico utilizzo di opere di artisti tutelati che venga realizzato in occasione di mostre ed altri eventi. Nel caso specifico, abbiamo contezza che negli ultimi anni diverse gallerie/case d’asta/organizzatori di mostre hanno assolto al pagamento del diritto di riproduzione affinché le stesse immagini potessero essere pubblicate negli spazi tabellari che voi vendete. Le richieste di autorizzazione riguardano anche la pubblicazione, a scopo promozionale, di banner riproducenti opere tutelate sugli spazi pubblicitari acquistati proprio sulle testate web del settore dell’arte, come la stessa Artribune, i cui bilanci societari parlano chiaramente di un’espansione degli “introiti” negli ultimi anni. 

Nel 2019 ci arrivò una vostra raccomandata segnalando la pubblicazione abusiva di una immagine pubblicata sul nostro sito da anni. Era una immagine consegnataci da un ufficio stampa non per farci un manifesto pubblicitario o per stamparla su una t-shirt o su un accendino ma per illustrare una recensione: ciononostante per evitare un contenzioso legale dovemmo scendere a patti e versarvi 1200 euro. 1200 euro per aver pubblicato una immagine. Vi capacitate del danno che una microscopica realtà come la nostra subisce da atteggiamenti del genere?  
La richiesta di pagamento alla quale si fa riferimento è stata formulata, in applicazione delle norme e delle tariffe vigenti per “utilizzazione internet” di opere di artisti tutelati, utilizzazione per la quale Artribune non aveva richiesto preventivamente la necessaria autorizzazione. Se un danno c’è stato, è solo da riferirsi agli Aventi Diritto ai quali non è stata riconosciuta la giusta remunerazione per l’utilizzo della loro opera dell’ingegno nel momento in cui tale utilizzazione è stata effettuata. 

Fino a qualche anno fa però – al di là di episodi spiacevoli come quello appena raccontato – la situazione non era questa, altrimenti non saremmo qui oggi a fare questa intervista: facciamo questa professione da decenni e grandissimi problemi non c’erano mai stati. Ora c’è stata la pandemia, il mondo della musica s’è fermato, la SIAE ha degli ammanchi economici e stringe la corda sul mondo della cultura e dell’arte visiva? Pur essendo consapevole che è un mondo che non ha alcun modo di rispondere alle vostre richieste economiche. È una modalità etica a suo avviso? 
La SIAE applicava prima ed applica adesso le norme di legge vigenti, nel rispetto delle tariffe vigenti pro tempore che sono pubbliche. Anzi, in alcuni casi, le tariffe di SIAE sono state nel tempo modificate “in melius”, sia dal punto di vista quantitativo che da quello dell’esposizione, in un’ottica di trasparenza. 

Se è vero che la crisi pandemica ha implicato per la SIAE un impatto che neppure la Seconda Guerra Mondiale aveva avuto, è altrettanto vero che nel 2023 i conti hanno superato tutte le più rosee previsioni. Possiamo prevedere che grazie alla ritrovata serenità di bilancio certi accanimenti verso il mondo delle arti visive si interromperanno? 
Se tutelare gli artisti significa accanirsi contro l’arte allora no, non interromperemo l’accanimento. La SIAE agisce sempre e comunque in un’ottica di confronto con gli operatori professionali del mercato in modo costruttivo per definire insieme, nei limiti imposti dalla legge, regole chiare, oggettive e condivise che rappresentino un equo bilanciamento degli interessi in gioco, nel rispetto sia dei diritti degli autori che del lavoro dei giornalisti. 

In che modo la SIAE “sceglie” in prima persona o invece semplicemente “applica” norme che non dipendono da lei o richieste inoppugnabili dei titolari di diritto? 
Come già ribadito, SIAE agisce su mandato conferito dagli Aventi Diritto per la raccolta dei diritti derivanti dallo sfruttamento economico delle opere degli artisti che tutela, con applicazione di norme e tariffe che sono consultabili sul sito istituzionale della Società.  

Ci sono casi in cui gli artisti, pur di agevolare editori e musei, ed essere inclusi in mostre e pubblicazioni, rinunciano ai diritti SIAE. Basta questo per evitare il pagamento? 
Sì.  

Negli ultimi tempi gli uffici stampa, altro protagonista importante della nostra filiera, sono costantemente in imbarazzo e descrivono la situazione come un incubo. Se prima era normale fornire ai giornalisti un bouquet di immagini, sia delle opere esposte in mostra che degli allestimenti, ottenute dietro pagamento alla SIAE dei diritti, adesso questo non può più avvenire: secondo SIAE ogni editore dovrebbe calcolare le immagini che desidera, adempiere a tutti i passaggi amministrativi e pagare. Dal vostro osservatorio vi rendete conto dello sconforto e delle difficoltà operative che state creando a tante microaziende? Anche il mondo delle case editrici che si occupano di cataloghi o delle case di produzione che si occupano della realizzazione di documentari sono a dir poco sconvolte dalla situazione che si è venuta a creare. Se non c’è nessun operatore culturale contento del rapporto con voi non pensate che ci sia qualcosa da modificare? 
La risposta vale per ambedue le domande: nel rispetto delle norme di legge e dei diritti degli autori, siamo sempre e comunque disponibili ad offrire un supporto anche di tipo pratico ad ogni utilizzatore che ne faccia richiesta all’utilizzo del Portale Arti Figurative nell’inserimento delle richieste di autorizzazione, come siamo sempre aperti ad un confronto costruttivo e rispettoso delle regole con gli operatori del mercato. 

Tutti gli operatori (musei, uffici stampa, case editrici, riviste, case di produzione) stanno sempre di più immaginando come fare a produrre contenuti evitando accuratamente gli autori da voi tutelati. Spesso, semplicemente, si scarta un artista, una mostra, un documento d’archivio, per non andare incontro a seccature. Considerate questa una vera e autentica tutela? Spingere tutti i media a evitare i vostri autori incoraggiandoli a lavorare con altri autori. Inoltre nell’analizzare il vostro comportamento, specie nell’ultimo periodo, sembra che non conosciate la differenza tra una struttura non profit e una che lavora con logiche corporate. I musei – anche con la loro associazione AMACI – sono in grande allarme perché ad ogni iniziativa (mostre, progetti, pubblicazioni) devono interloquire con SIAE come se fossero delle aziende quando invece sono realtà culturali che non puntano al profitto. Che senso ha cercare di fare guadagni su chi non è nelle condizioni di fare guadagni? Non serve solo a bloccare la circolazione dei contenuti? 
Come già esposto sopra, SIAE agisce sempre per la tutela degli Aventi Diritto e della Cultura in generale, affinché ai “creatori” di Cultura sia riconosciuta la giusta remunerazione per l’utilizzo della loro opera dell’ingegno; ove tale remunerazione venisse a mancare, ci sarebbero sicuramente maggiori difficoltà a “generare” contenuti creativi, e quindi culturali. È singolare però che venga citata una presunta preoccupazione dell’Associazione AMACI che ha già da alcuni anni un accordo con SIAE, che ha richiesto anche di rinnovare. 

A proposito di economie, e restando anche solo in ambito opere d’arte, può dirci in percentuale come viene distribuita la quota versata per i diritti di utilizzo di un’immagine? Quanto va agli autori e quanto alla SIAE? 
Agli Aventi Diritto viene ripartita l’intera quota, detratta la percentuale di spettanza di SIAE, legata al tipo di utilizzo richiesto. Ad esempio, per la diffusione online di opere di arti visive (streaming, webcasting, ecc.), agli aventi diritto viene ripartito il 90%; per la riproduzione di opere di arti figurative “off line” (quadri, sculture, opere grafiche e fotografie), l’87,5%. 

Il malcontento che c’è in Italia, che abbiamo raccontato e che speriamo vogliate considerare come qualcosa da affrontare è comparabile a qualcosa che esiste anche all’estero? Le “Siae” in Francia, Spagna, UK o Germania funzionano come la nostra o ci sono delle particolarità? 
In Francia, ad esempio, la consorella ADAGP applica una “eccezione” che genera esenzione dal pagamento per la sola stampa cartacea e versione digitale, relativamente alle prime due riproduzioni non più grandi di un quarto di pagina in una pubblicazione che illustra un articolo relativo ad un evento attuale (mostra, ecc.). Nessuna esenzione è, invece, applicata alle pubblicazioni sul web. 

Questione politica. La SIAE, che è un ente pubblico e base associativa, dunque senza scopo di lucro, sottoposto alla supervisione del Governo, deteneva storicamente il monopolio della gestione dei diritti d’autore. La cosiddetta direttiva europea “Barnier” del 2014 ha indicato agli Stati membri di aprire le maglie legislative in tema di collecting societies, consentendo agli autori di rivolgersi a qualsiasi società, in qualsiasi territorio (NdR: per l’art. 5I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti”). Solo nel 2017 l’Italia ha recepito la direttiva. Il monopolio però sembra restare, per via di un nodo chiave: sono considerate società di gestione collettiva le realtà pubbliche, a base associativa, senza fini di lucro, ossia quelle con le stesse caratteristiche della SIAE. Nessuna società privata concorrente può dunque rivaleggiare. Cosa ne pensa di questa situazione? Perché la politica – nonostante le enormi pressioni – non spezza realmente il monopolio?  
La legge che ha superato il monopolio non prevede affatto che gli organismi di gestione collettiva debbano essere entità pubbliche, richiede soltanto che siano detenuti/controllati dai propri membri oppure che non perseguano fini di lucro e quindi ogni organismo con queste caratteristiche può competere con SIAE. 

Una recente sentenza, relativa al contenzioso tra SIAE e la rivista d’arte AW Art Mag, ha fatto molto discutere, dando l’impressione di segnare una svolta: il giudice di pace ha rigettato le richieste SIAE, esonerando la rivista dal versamento di denaro per la pubblicazione di alcune immagini di opere. È pur vero che la questione riguardava la pubblicità di una galleria, e non un articolo, ma il giudice ha sollevato la testata da ogni responsabilità, in senso generale, appellandosi anche al famoso articolo 70 della legge 633/1941, secondo cui “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”. Se il principio vale quindi per una pubblicità, a maggior ragione dovrebbe valere per un contenuto editoriale. La legge sarà sempre di più dalla parte degli operatori culturali? 
SIAE persegue un costante confronto con gli operatori professionali del mercato che sia costruttivo e segua, sempre nei limiti imposti dalla legge, una linea mirata a trovare insieme regole chiare, oggettive e condivise che rappresentino un equo bilanciamento degli interessi in gioco, nel rispetto dei diritti degli autori e del lavoro dei giornalisti. 
Per quanto riguarda il contenzioso con la rivista AW Art Mag, il problema è proprio questo e cioè che i principi richiamati dal GdP non valgono per lo sfruttamento pubblicitario dell’opera altrui. Lo sfruttamento dell’opera altrui a fini pubblicitari è fuori dal perimetro dell’art. 70, che invece disciplina il diritto alla citazione dell’opera altrui per fini di critica e di discussione delle idee e non per fini commerciali. La questione sarà quindi riesaminata da altro giudice in sede di appello. 

In conclusione: si pensa di aprire un tavolo con gli operatori e con le controparti interessate della filiera? Ci sono speranze di migliorare le condizioni di tutti gli attori? 
Vale la pena di ricordare che gli attori che operano nel mercato sono parte della stessa compagine SIAE. Ma in ogni caso è costante il nostro impegno a parlare con tutti gli operatori professionali del mercato, per trovare insieme regole chiare, oggettive e condivise che ci permettano di non avere fraintendimenti, di tutelare i nostri iscritti e di agevolare il lavoro dei giornalisti e degli organizzatori, come sempre SIAE ha fatto. 

Massimiliano Tonelli 

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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