Nasce Dune. Nuovo magazine di immagine e cultura visiva. Ne parla Maria Luisa Frisa

Edito da Flash Art, il nuovo progetto editoriale sorge nell’ambito accademico dello Iuav di Venezia. Un’identità ampia e ibrida che parte nel primo numero con un focus sulla Dark Room come metafora contemporanea. L’intervistato alla direttrice Maria Luisa Frisa.

È nata una nuova rivista, che riunisce in sé le suggestioni dal mondo della moda, dell’arte, della cultura visiva. Si chiama Dune e già dagli esordi si rivela un progetto editoriale audace, aperto e piuttosto controcorrente. Per la sua forma, intanto: durante questi mesi di esplosione del digitale e della smaterializzazione, Dune si presenta come un tomo cartaceo da 160 pagine.

DUNE. NUOVA RIVISTA CARTACEA DI MODA E CULTURA

Ma anche per i temi proposti, come quello della Dark Room nel primo numero: un invito alla promiscuità dei corpi, delle idee e delle contaminazioni. Proprio in un momento in cui l’assenza di contatti e il distanziamento sociale sono le uniche parole d’ordine da cui siamo circondati. Il progetto nasce nell’ambito accademico dell’Università Iuav di Venezia ed è diretto da Maria Luisa Frisa, già direttrice del corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali nella stessa università. La rivista, che si configura con un’identità forte – caratterizzata da una vasta tipologia degli argomenti trattati quanto dal taglio “alto” e accademico adottato – è edita da Gea Politi e Cristiano Seganfreddo di Flash Art e curata graficamente da Think Work Observe. È già in preparazione il secondo numero, per il quale è stata indetta una Call for Papers alla quale studiosi, pensatori, artisti, designer, curatori e critici sono chiamati a partecipare: il tema centrale sarà il Manifesto. Ci ha spiegato tutto la direttrice Maria Luisa Frisa in questa intervista.

Da quanto tempo era in gestazione questo progetto?
Circa un anno, ma il desiderio di fare una rivista faceva parte delle nostre conversazioni da molto tempo prima. Le riviste mi sono sempre interessate, come sono campo di interesse, in modi diversi, di Gabriele Monti e Saul Marcadent.

Dune credits Flash Art

Dune credits Flash Art

In che senso?
Ne ho fondata una, Westuff, con Stefano Tonchi e Bruno Casini negli anni Ottanta e alcuni anni fa ho curato per AltaRoma, allora Presidente Nicoletta Fiorucci, un festival che metteva al centro l’editoria di moda indipendente compresi i nascenti fenomeni della rete, Fashion On Paper. Dune nasce dal gruppo di lavoro (nel comitato editoriale anche Marta Franceschini e Manuela Soldi) che all’Università Iuav di Venezia si occupa di moda e di cultura visuale. Racconta molto del nostro modo di agire e del nostro modo di guardare le cose.

Qual è la vostra visione generale su Dune?
L’abbiamo pensata da subito come un manifesto (che infatti sarà il titolo del secondo numero), perché fare una rivista è una presa di posizione ma anche una provocazione. Esplicita un atteggiamento e vuole attenzione.

Quali necessità vi hanno portato alla sua realizzazione?
Le riviste nascono da un’urgenza: uscire dalla narrazione esistente per raccontare ciò si crede sia rilevante. Per noi rappresenta la possibilità di inventarci un luogo eccentrico e, soprattutto, di creare territori alternativi di riflessione.

Chi sono i principali interlocutori nella creazione di Dune?
Con Gea Politi e Cristiano Seganfreddo, editori di Flash Art e oggi anche di Dune, c’era da tempo il desiderio di fare qualcosa di radicale e coraggioso, così a un certo momento c’è stata una condivisione e una accelerazione.

Ovvero?
Abbiamo deciso che era arrivato il momento di metterci in gioco. Poi è intervenuto lo studio grafico Think Work Observe, che ha capito perfettamente cosa voleva essere Dune e il rapporto discontinuo che volevamo ci fosse tra i diversi testi e le diverse immagini. E, infine, i donors, importantissimi per un progetto di questo tipo: Nicoletta Fiorucci (Fiorucci Art Trust) e Matteo Mantellassi (Manteco), che hanno creduto sulla fiducia nel progetto editoriale, a cui speriamo se ne aggiungano presto altri. Al comitato editoriale si affianca un comunicato scientifico internazionale molto articolato che rappresenta le nostre relazioni e le nostre curiosità. 

La neo nata rivista si pone come un magazine dedicato alle visual cultures e ai concetti della contemporaneità: un programma che promette grande complessità e densità di contenuti. Quali sono le caratteristiche che cercherete nei contributi dei vostri collaboratori?
Siamo aperti a proposte scritte e visive, di studiosi, pensatori, artisti, designer, curatori e critici. Proposte dal taglio storiografico, oppure no. Oggettive, soggettive, audaci. La Call for Papers nel dettaglio si può leggere qui: https://flash—art.it/dune-journal/.

Dune credits Flash Art

Dune credits Flash Art

Qual è l’obiettivo?
Dune mira ad accreditarsi come rivista accademica di classe A e intende dimostrare che la scrittura accademica può essere affascinate e trattare i temi più diversi. Anzi, l’Università è un luogo dove ciascuno può esprimere il suo pensiero. L’unico discrimine è la qualità. Sarà un lavoro lungo ma crediamo sia importante farlo, soprattutto ora e con un progetto editoriale fortemente soggettivo eppure aperto, inclusivo e transdisciplinare.

Raccontaci qualcosa a proposito del nome di questo progetto editoriale.
Abbiamo scelto il nome della rivista, Dune, a partire da alcune suggestioni. Volevamo una parola breve e che fosse comprensibile a tutti; una parola evocativa che potesse risplendere e risuonare nell’immaginazione di ciascuno. Quando abbiamo deciso il titolo, poi, abbiamo letto la notizia del remake, da parte del regista Denis Villeneuve, del film di David Lynch (tratto dalla saga di Frank Herbert). Ci è sembrato un segnale.

C’è altro?
È bello sentirsi sismografi di un interesse verso alcuni temi. Poi Dark Room, la parola che accompagna il primo numero, ci è sembrata perfetta per evidenziare quante letture, articolazioni e suggestioni può mobilitare una parola. E al tempo stesso far capire la libertà del confronto interno al comitato editoriale e scientifico. Sono convinta che oggi, in un momento in cui la preoccupazione principale è il distanziamento dei corpi per evitare il contatto con umori e respiri, sia rilevante parlare della promiscuità e della vicinanza che si consuma in un luogo come la dark room.

Giulia Ronchi

https://flash—art.com/dune-journal/

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Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

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