Il libro su Giuseppe Chiari attraverso gli scatti di Gianni Melotti

Le azioni di Giuseppe Chiari degli Anni Settanta, colte dall’obiettivo fotografico di Gianni Melotti, trovano nuova luce in un libro curato da Francesca Gallo. Accompagnate da testi critici, interviste e testimonianze, le immagini di Melotti rivelano, oltre al valore documentario, lo sguardo autoriale di un fotografo che è anche artista.

Installazione dell’opera La musica è facile con Giuseppe Chiari e Liliana Dematteis, galleria Martano, Torino, 7 maggio 1976. Fotografia di Gianni Melotti
Installazione dell’opera La musica è facile con Giuseppe Chiari e Liliana Dematteis, galleria Martano, Torino, 7 maggio 1976. Fotografia di Gianni Melotti

L’arte è facile”, “la musica è facile”, sosteneva Giuseppe Chiari (Firenze, 1926-2007), affermazioni che riecheggiano quel grido alla creatività libera e non condizionata tipico di Fluxus, movimento a cui il musicista e artista fiorentino aderisce fin dai primi Anni Sessanta. La fotografia è facile, edito da Giunti, è già nel suo titolo un omaggio ai lavori di Chiari e in particolare alla sua idea di scardinare le codificazioni tradizionali dell’arte mettendone in discussione le consuetudini operative e interpretative. Sfogliando le pagine di questo libro, non si troveranno solo documentazioni, ma anche immagini che nascono da un significativo dialogo con un artista che operava fuori dagli schemi e che talvolta firmava e datava le fotografie di Melotti trasformandole in una sua opera, come per La musica è facile (1976).
Veramente Fluxus”, scrive Gianni Melotti nel testo che apre il libro. In queste pagine ricorda la sua collaborazione con Chiari, cominciata nel 1974 nel centro art/tapes/22, diretto da Maria Gloria Bicocchi, in occasione della realizzazione del videotape Il suono. La fotografia è facile. Il libro contiene gli scatti realizzati in questa circostanza insieme a molte altre immagini degli interventi compiuti da Chiari nel corso degli Anni Settanta, tutte provenienti dall’archivio di Melotti e frutto della recente digitalizzazione di negativi, provini a contatto e diapositive a colori.

Gianni Melotti, La fotografia è facile. Giuseppe Chiari nelle immagini degli anni Settanta (a cura di Francesca Gallo), Giunti, Firenze Milano 2019
Gianni Melotti, La fotografia è facile. Giuseppe Chiari nelle immagini degli anni Settanta (a cura di Francesca Gallo), Giunti, Firenze Milano 2019

UN LIBRO/OPERA

Si tratta in gran parte di fotografie inedite che, come nota Francesca Gallo nel suo saggio, permettono di far luce sulle performance di Chiari ‒ alcune delle quali oggi del tutto dimenticate (come Discussione a Livorno del 1978) ‒, ma anche di ricostruire la scena artistica contemporanea quando l’obiettivo si rivolge al pubblico. Il libro presenta inoltre un recente lavoro di Melotti (Nota, 2018) costituito da fotografie nate da un suggerimento di Chiari e realizzate solo molti anni dopo.
Insomma un “libro/opera”, come lo definisce Lorenzo Bruni nel suo testo critico che è anche una riflessione sulla pubblicazione stessa, sul valore degli scatti di Melotti al di là della semplice documentazione e sul potere dei media di manipolare e riprodurre la realtà.
Oltre a testi inediti, La fotografia è facile ripropone anche alcuni scritti storici, tra cui il commento di Francesca Alinovi a Gesti sul piano ‒ tratto dal catalogo della Settimana internazionale della performance del 1977 a Bologna ‒ e Giocare con la macchina fotografica (1977) dello stesso Chiari. Qui, come in molte altre occasioni, l’artista afferma la necessità di sovvertire le consuetudini del medium e “agire nella maniera più libera e casuale”.

Paola Lagonigro

Gianni Melotti ‒ La fotografia è facile. Giuseppe Chiari nelle immagini degli anni Settanta 
Giunti, Firenze-Milano 2019
Pagg. 208, € 25
ISBN 9788809886124
www.giunti.it

Dati correlati
AutoriGiuseppe Chiari, Gianni Melotti
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Paola Lagonigro
Paola Lagonigro si è laureata in Storia dell’Arte Contemporanea alla Sapienza di Roma con una tesi sui rapporti tra videoarte e pittura. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale, prima al MAXXI e poi in altri musei romani, ha intrapreso un dottorato alla Sapienza approfondendo il suo argomento di tesi. Interessata allo studio dei nuovi media, si interroga sulle metamorfosi delle espressioni artistiche nell’era dell’elettronica, convinta che la cultura popolare non sia una forma minore di cultura.