Un teschio, una spada. In questo dipinto i segreti del prossimo libro di J.K. Rowling

La scrittrice incuriosisce i suoi fans: la chiave della nuova opera sta in “An Allegory of the Vanities of Human Life”, una vanitas di Harmen Steenwyck del 1640 circa, nella collezione della National Gallery di Londra

Harmen Steenwyck, Still Life. An Allegory of the Vanities of Human Life (circa 1640), courtesy of the National Gallery, London
Harmen Steenwyck, Still Life. An Allegory of the Vanities of Human Life (circa 1640), courtesy of the National Gallery, London

Chi credeva che il 2016 fosse stato un anno impegnativo per la madrina di Harry Potter, e che il nuovo anno sarebbe iniziato con un po’ di quiete, si sbagliava di grosso. Certo, J.K. Rowling è reduce da ben due progetti ambientati nell’universo del maghetto più famoso della storia: il nuovo film prequel, Fantastic Beasts and Where to Find Them, e il sequel in forma di teatro, Harry Potter and the Cursed Child. Eppure, proprio sul finire dell’anno la scrittrice – non per nulla una delle donne più ricche del Regno unito – ha annunciato con un tweet di essere alle prese con due libri, uno che sarà pubblicato sotto il proprio nome, l’altro sotto il suo pseudonimo di Robert Galbraith.

TESCHI, LIBRI, STRUMENTI MUSICALI, CONCHIGLIE

E ora, sempre via Twitter, ha preso a stuzzicare la curiosità dei suoi fans pubblicando l’immagini di un dipinto come indizio per la sua nuova opera. “È difficile trovare qualcosa che riassuma tutto quello su cui sto lavorando in questo momento, ma questo quadro vi si avvicina“, ha scritto l’autrice, cambiando la foto di copertina sul suo account proprio con il dipinto in questione. Di che opera si tratta? Di An Allegory of the Vanities of Human Life, una vanitas opera di Harmen Steenwyck del 1640 circa, nella collezione della National Gallery di Londra. Quali indizi trarre? Per ora ci si può affidare soltanto all’interpretazione generale delle vanitas, genere popolare nelle Fiandre e nei Paesi Bassi fra 16° e 17° secolo. Opere generalmente caratterizzate dalla presenza di teschi circondati da oggetti come libri, strumenti musicali, conchiglie, e pensate per mettere a confronto i beni terreni di fronte all’inevitabilità della morte…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.