Una delle facciate brutaliste più famose di Londra diventa una tela di colore: Renée Levi alla Hayward Gallery
Una grande superficie bianca attraversata dal colore trasforma la brutalista Hayward Gallery di Londra. È “September”, l’intervento site specific di Renée Levi, commissionato dalla Hayward Gallery e da Audemars Piguet Contemporary e visibile fino al 15 novembre
Da qualche settimana, chi si è trovato a passeggiare lungo la riva sud del Tamigi, all’altezza della South Bank, avrà senz’altro notato qualcosa che interrompe la severa geometria brutalista della Hayward Gallery. Una grande superficie bianca, attraversata da campiture sgargianti occupa buona parte della facciata dell’edificio. Per chi se lo stesse chiedendo, si tratta di September, l’intervento dell’artista Renée Levi (Istanbul, 1960), nonché prima sua grande commissione pubblica nel Regno Unito. Co-commissionata dalla Hayward Gallery e da Audemars Piguet Contemporary, il programma di arte contemporanea della maison svizzera istituito nel 2012, l’opera resterà lì fino al 15 novembre interagendo con i passanti che la possono osservare da diverse angolazioni e nei diversi momenti della giornata.

L’opera “September” di Renée Levi alla Hayward Gallery di Londra
Costruita in sezioni modulari e assemblata direttamente in loco, September dialoga con gli elementi strutturali della Hayward Gallery: le caratteristiche sporgenze e le finestre dell’edificio diventano il punto di partenza dell’intervento, che si sviluppa lungo l’intera facciata, collegando le superfici superiori e inferiori attraverso un unico gesto pittorico.
“L’edificio è progettato molto bene, secondo proporzioni diverse. Ogni elemento particolare dell’interno è visibile e utilizzabile anche dall’esterno”, spiega l’artista Renée Levi. “Per me, questo ‘occhio’ – così lo definisco – questa finestra orizzontale, è diventato alla fine il nuovo punto di partenza. Ho pensato: okay, lavorerò con questo”. A rendere possibile l’intervento è anche la scelta di utilizzare una rete industriale, tecnologia capace di adattarsi alle condizioni dell’ambiente esterno (in particolare al forte vento a cui è esposta la Galleria) e capace di introdurre nuove possibilità nel rapporto tra superficie, colore e visibilità.
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Gesto, colore e rapporto con lo spazio
Ciò che lega pittura, spazio e architettura è al centro della ricerca di Renée Levi da oltre trent’anni, complice anche la sua formazione da architetta all’HTL di Muttenz/Basilea. Fin dalle prime opere su parete, l’artista concepisce la pittura non come la traduzione di un’immagine prestabilita, ma come un processo che prende forma a partire dalle caratteristiche del luogo. Al centro della sua pratica c’è il gesto, inteso come un’azione in cui corpo, materia e spazio entrano direttamente in relazione, diventando quasi una performance E questa concezione, seppur in scala maggiore, la si ritrova anche in September: l’artista utilizza il suo corpo come unità di misura, costruisce il supporto e decide di utilizzare un mocio lungo un metro per creare, con forza, grandi e rapide campiture di colore.

Audemars Piguet Contemporary e Renée Levi: tra arte e sperimentazione
September è dunque un’opera innovativa da molti punti di vista. Da una parte è la prima volta che la Levi si misura con opere pubbliche, dall’altra rappresenta il primo dipinto commissionato da Audemars Piguet Contemporary, che negli ultimi quattordici anni ha collaborato con numerosi artisti internazionali, da Cao Fei a Ryoji Ikeda, a Tomás Saraceno e Adrián Villar Rojas, prediligendo installazioni, sculture, performance. “Avendo seguito la pratica artistica di Levi per anni”, racconta Audrey Teichmann, curatrice del programma, “questa co-commissione riflette il nostro impegno nel creare incontri inaspettati tra l’arte contemporanea e nuove tipologie di pubblico, collaborando a stretto contatto con la Hayward Gallery, nostro co-commissario in questo progetto, per realizzare e presentare quest’opera”.
A consolidare questo dialogo è anche l’incontro tra la Levi e la tradizione dell’alta orologeria svizzera, durante una visita nella Vallée de Joux. “Mi ha dato una grandissima forza per dire: è bene essere perfetti, ed è bene lottare per raggiungere la perfezione”, racconta Levi.
Renée Levi: September e il ruolo delle donne nella storia dell’arte
Se l’opera è destinata a scomparire, il suo titolo nasce invece con l’idea di rimanere. “September” (soprattutto in Inghilterra) è un nome femminile, come tutti i titoli che Renée Levi assegna ai suoi dipinti, un modo per dare a ogni lavoro una presenza e, soprattutto, una memoria, riportando l’attenzione sulle numerose artiste rimaste ai margini della storia dell’arte. “È il mio piccolo, piccolissimo contributo per aiutarci a capire che la storia dell’arte deve essere riscritta. Abbiamo perso così tante artiste importanti. Abbiamo perso così tante donne straordinarie che hanno lavorato per creare così tante cose grandiose. E il loro lavoro è andato perduto o è stato loro negato. Altre, invece, sono state dimenticate o le loro opere sono state rubate”, spiega Levi. La temporaneità di September assume, così, un significato tutto diverso: dopo il 15 novembre, la facciata tornerà alla sua configurazione originaria e l’opera verrà smontata, il nome e il gesto che l’hanno definita continueranno in qualche modo a esistere attraverso l’esperienza di chi l’ha incontrata.
Carolina Chiatto
September – Renée Levi
Hayward Gallery, Suthbank Centre, Belvedere Rd, London SE1 8XX, Regno Unito
Fino al 15 novembre 2026
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