Gli still di alcune delle scene dei film più discussi del regista danese Lars von Trier sono in mostra nella sede di Parigi della galleria Perrotin. Trattate come opere d’arte indipendenti, ognuna con un titolo, stampate su alluminio e plexiglas, in vendita in edizioni di 3. Un evento di sicura risonanza, ma con qualche domanda aperta.

La mostra del discusso regista danese Lars von Trier (Copenaghen, 1956) alla galleria Perrotin di Parigi è composta da una collezione di ventiquattro immagini. Queste ultime coprono l’intera carriera dal regista: dagli inizi di Europa (1991) a The House That Jack Built (2018), insieme ai film degli anni d’oro, come Manderlay (2005) e Nymphomaniac (2013).

LA LOCANDINA DI MELANCHOLIA

Di Melancholia (2011) c’è l’immagine della locandina, esplicito rimando all’Ofelia del preraffaellita John Everett Millais. Justice of Ophelia è infatti il titolo della fotografia che ritrae una donna, Kirsten Dunst, in un vestito da sposa galleggiante. Ma in questo caso non sta scivolando nel vuoto acquoso della fine, portandosi un’Ofelia morta nel dilemma d’amore per un padre assassinato e un amante assassino. Kirsten Dunst non soffre, è cosciente e guarda noi e se stessa mentre l’acqua l’abbraccia.
Tratto dal film, grazie al quale Dunst ha vinto il premio come Migliore attrice al Festival di Cannes, c’è anche il notturno del contatto tra Melancholia – il pianeta che si avvicina minaccioso alla Terra – e Justine sulla riva del ruscello di un bosco; nuda, distesa, l’attrice si rigenera alla luce di Melancholia, emergendo dal baratro di una depressione che l’aveva costretta a letto per mesi. Moonshower: così è stata ribattezzata dalla curatrice l’immagine, dove sono palesi i riferimenti ai nudi rinascimentali di Giorgione, Leonardo, Tiziano.

Lars von Trier, Dogville, Escape, 2003 21 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin
Lars von Trier, Dogville, Escape, 2003 21 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin

LARS VON TRIER E DOGVILLE

Da Dogville (2003) è tratto il viaggio dell’innocente e diabolica Grace (Nicole Kidman), stesa in posizione fetale tra le casse di mele di un carro merci. Quando uscirà da quel grembo di frutta e notte, il suo presunto soccorritore (l’uomo che guida il camion e che avrebbe dovuto portare Grace in salvo da Dogville, la città in cui è vittima d’ogni genere di abuso) la violenta.
Chi rammenta la trama sa che la dolcissima e accomodante Grace alla fine farà uccidere i suoi aguzzini uno a uno, compreso il violentatore. Perché era stato solo per divertimento che era scappata dalla protezione di un potente gangster (suo padre), che si era finta persa, profuga, che si era fatta usare, maltrattare, comandare, violentare e abusare. La foto si intitola Escape e viene da domandarsi, come dopo la visione del film, se il bisogno di fuga non sia fondamentalmente quello da se stessi.

L’ANTICRISTO SECONDO LARS VON TRIER

Di fronte a Escape, in bianco e nero, c’è il vertiginoso incipit di Antichrist (2009). In Fall of Man, Nic (un bambino piccolissimo) si sporge dalla finestra e guarda in basso la neve cadere lenta, soffice, silenziosa. Tutto nella sua posa restituisce un senso di meraviglia, dalla mano aperta alla testa che si fa avanti e il piede, caldo dentro il calzino, sul bordo del davanzale. L’immagine crea una tensione tra l’orizzontalità dell’inquadratura e il richiamo verticale del vuoto. Come nelle composizioni del costruttivista russo Alexander Rodchenko, dà la sensazione di una caduta a picco, di un’esistenza al limite.
Altra scena iconica del film è quella dei genitori di Nic: Lui (Willem Dafoe) e Lei (Charlotte Gainsbourg, per questo ruolo vinse il premio come Migliore attrice a Cannes) nudi sotto le radici di un albero fiabesco e primordiale. Ci sono braccia e mani che salgono dalle viscere della Terra e si confondono con le radici, una natura che palpita risvegliata dal piacere di due corpi condannati a penetrarsi e uccidersi. Il titolo: Suffering the Nature within.

Lars von Trier, Melancholia, Transparency, 2011 21 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin
Lars von Trier, Melancholia, Transparency, 2011 21 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin

IL DESIDERIO COME DISTRUZIONE

Sulla carica distruttiva del desiderio, sul senso vertiginoso dei limiti che si superano, gioca anche la foto di Bess (Emily Watson), la protagonista di Breaking the Waves, Gran Premio al Festival di Cannes nel 1996.
In As Above, So Below, As Within, So Without, Bess è sospesa su un’altalena sopra i tetti della sua cittadina di provincia in Scozia. Per chi ricorda il film, è la scena in cui questa giovane, brava ragazza decide di ubbidire all’uomo che ama, l’uomo che ha sposato, che le chiede di tradirlo… Un matrimonio che la comunità non approva, una scelta che porterà Bess, oltre quei tetti e quel mare, al salto che una parte di lei desidera e a cui l’altra resiste, mantenendosi caparbiamente stretta alle catene dell’altalena, mentre la sciarpa vola. Quanto cambierà Bess – restando legata a quelle catene –, cosa farà sull’altalena, rende l’innocenza del suo “momento sulla soglia” ancora più commovente.

Lars von Trier. Exhibition view at Perrotin, Parigi 2021
Lars von Trier. Exhibition view at Perrotin, Parigi 2021

IL CURATORE RACCONTA LA MOSTRA (E PROVA A CHIARIRE QUALCHE DUBBIO)

È stato un lavoro di gestazione di dieci anni”, ci racconta Jens-Otto Paludan, curatore della mostra insieme a Malou Solfjeld. “Avevamo selezionato più di cento opere all’inizio, che gradualmente si sono ridotte a ventiquattro”.
Da questa selezione emergono i riferimenti alla storia dell’arte di Lars von Trier, che infatti voleva iscriversi all’Accademia e diventare pittore, “ma non è andata come voleva e ha deciso di fare il regista”, rivela Paludan. Vengono messi in luce i grandi temi del suo cinema: la religione, la psicoanalisi, un femminile oscuro, perverso e innocente, costretto e liberato da una sessualità violenta. Storie forti, indimenticabili anche per la loro carica visiva.
Di chi sono queste opere fotografiche?”, abbiamo chiesto. “Della casa di produzione? Dei fotografi che le hanno scattate – e che per la cronaca sono Anthony Dod Mantle, Manuel Alberto Claro e Rubby Müller?”. “Si potrebbe dire che i veri autori siano gli incubi che ha Lars di notte; alla fine è lui l’artista”, dice Malou Solfjeld, autrice dei titoli degli still.
Resta un altro dubbio da sciogliere sul futuro degli still (d’autore) come nuovo market trend. Ne vedremo altri sui muri delle gallerie e sulle pareti delle case, pregni di storie che si raccontano anche un pezzo alla volta, dentro o fuori un ordine, libere di ricongiungersi al filo di una narrazione che basta guardare solo una volta, al cinema, per ricordarsela a memoria?

Maria Pia Masella

Parigi // fino al 2 ottobre 2021
Lars von Trier
PERROTIN
76, rue de Turenne
www.perrotin.com

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Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.