Il cinema del grande Lars Von Trier in mostra da Perrotin a Parigi

Per la prima volta il controverso cineasta danese varca la soglia di una galleria d’arte. Le sue opere cinematografiche diventano fotografie di grande formato attraverso le quali rivedere scene tratte dai suoi principali film e ispirate alla storia dell’arte.

Lars von Trier, Melancholia, Justice of Ophelia, 2011 – 2021 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments - ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin
Lars von Trier, Melancholia, Justice of Ophelia, 2011 – 2021 © Lars von Trier and Zentropa Entertainments ART von Trier, Freeze Frame Gallery. Courtesy Perrotin

Innovativo, radicale, sconvolgente, spesso angosciante. Difficile racchiudere in poche parole il cinema di Lars Von Trier (Copenaghen, 1956), tra i cineasti più significativi e controversi di sempre. Autore di grandi pellicole quali Dancer in the Dark (2000), Dogville (2003), Antichrist (2009), Melancholia (2011), Nymphomaniac (2013) e La casa di Jack (2018, che il Corriere della Sera ha definito “Oltre i limiti del pulp”), il regista danese è protagonista, fino al 2 ottobre 2021, di una mostra ospitata nella galleria Perrotin di Parigi. L’esposizione, concepita su iniziativa di Anne Lena Vaney e Jens-Otto Paludan, è composta da 24 opere fotografiche della serie ARTvonTRIER, tratte dalla sua filmografia. Un numero non casuale: il 24 corrisponde, infatti, alle impressioni al secondo prodotte sulla pellicola per comporre un’immagine cinematografica.

LARS VON TRIER IN MOSTRA DA PERROTIN A PARIGI

Il pubblico vedrà un lato completamente diverso del lavoro di Lars von Trier. Le foto appaiono nitide e ponderate, proprio come i suoi film, e mostrano la capacità dell’immagine cinematografica di muoversi con fluidità attraverso diversi campi artistici. La mostra intende valorizzare il punto di vista del regista e il suo ruolo narrativo”, spiega Jens-Otto Paludan, direttore della Freeze Frame Gallery, realtà con sede a Copenaghen specializzata nel trasformare le immagini più significative dei film in fotografie. A questo proposito, il regista danese ha già dimostrato più volte la capacità di far convergere il mondo cinematografico con quello artistico: basti pensare ai numerosi riferimenti tratti dalla storia dell’arte e utilizzati per dare una maggiore intensità alle sue opere, come la scena ripresa dalla Barca di Dante di Delacroix nel film La casa di Jack, o il ritratto di Kirsten Dust, citazione diretta dell’Ophelia di John Everett Millais nell’intro di Melancholia (il cui titolo, a sua volta, è ripreso dall’incisione Melencolia di Albrecht Dürer del 1514). Una contaminazione continua che la mostra ospitata nella sede parigina di Perrotin esplora, attraversando i confini tra plasticismo pittorico e fotografico, allo stesso modo in cui Lars Von Trier ha cercato, nel corso della sua carriera, di sovvertire le regole dei diversi generi cinematografici. “Cerco di dar vita a scene che penetrino direttamente nel subconscio”, ha spiegato il regista. “È possibile che il pubblico non capisca immediatamente ciò che sta vedendo, ma le immagini a cui assiste hanno la funzione di scavare nell’interiorità e spiegare concetti difficili da esprimere a parole”.

– Giulia Ronchi

Lars Von Trier
Dal 4 settembre al 2 ottobre 2021
Perrotin
10 Impasse Saint Claude, Paris
https://www.perrotin.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.