A rischio il leggendario Chelsea Hotel di New York: da ritrovo bohémien a boutique hotel

Fu in questo luogo che nacquero le più grandi opere di arte, fotografia, musica e letteratura americana. Tra gli ospiti che si sono avvicendati tra le sue camere, Jackson Pollock, Robert Mapplethorpe, Patti Smith, Bob Dylan e Andy Warhol. Ora è destinato a diventare hotel di lusso

Chelsea Hotel, New York
Chelsea Hotel, New York

“Grazie a Dio il Chelsea Hotel non è mai stato rispettabile, e con l’attuale gestione non lo sarà mai”, disse il grande drammaturgo Arthur Miller a proposito di questo mitologico albergo newyorkese collocato al 222 West di 23rd Street, tra la Settima e l’Ottava, in cui si era rifugiato dopo la fine del suo matrimonio con Marilyn Monroe. Un luogo leggendario, che ha visto accadere tra le sue mura vicende inenarrabili. È stato rifugio degli incompresi, habitat degli outsider, ispirazione degli artisti, ma anche luogo della perdizione per grandi personaggi delle arti e dello spettacolo che ne hanno varcato la soglia, talvolta trovando persino in queste camere la propria morte. Il grande edificio del Chelsea Hotel – 170 stanze distribuite su 12 piani – è caratterizzato dalla sua facciata in mattoni color rosso cupo, decorato in uno stile tra il gotico e l’Art Déco; fu progettato nel 1883 dall’architetto francese Philip Hubert, un personaggio esuberante che voleva dar vita a una sorta di comune in cui gli emarginati potessero vivere accanto ai ricchi illuminati. Oggi questo ideale è destinato a esser brutalmente spazzato via assieme a tutto il suo passato mitico e il Chelsea Hotel a trasformarsi in un albergo di lusso dai prezzi proibitivi.

I PERSONAGGI E LE VICENDE DEL CHELSEA HOTEL DI NEW YORK

Al Chelsea Hotel hanno abitato alcuni dei geni letterari e musicali del XX secolo, come Mark Twain, Charles Bukowski, Tennessee Williams e Jean-Paul Sartre, talvolta concependo in questo luogo i propri capolavori; come Arthur Clarke, che qui vi scrisse il suo romanzo di fantascienza 2001-Odissea nello spazio Jack Kerouac con On the roadNon sono da meno gli artisti che soggiornarono nelle sue stanze, da Jackson Pollock a Robert Mapplethorpe (pare che nella camera 1017abbia scattato la sua prima foto), passando per Cartier-Bresson, Christo, Diego Rivera e Willem De Kooning. Fu anche il set dei cortometraggi Chelsea Girls di Andy Warhol, girati assieme a Nico ed Edie Sedgwick. Ma è con l’arrivo del Sessantotto e della Rivoluzione della Controcultura che il Chelsea Hotel si trasformò nella culla della trasgressione e della liberazione sessuale: Leonard Cohen, all’epoca amante di Janis Joplin, compose la canzone Chelsea Hotel #2; questo luogo fu di ispirazione anche per Bob Dylan, che vi scrisse Sad-Eyed Lady of the Lowlands, raccontando di “essere rimasto sveglio per giorni al Chelsea Hotel”.

Chelsea Hotel, New York.
Chelsea Hotel, New York.

IL LATO OSCURO DEL CHELSEA HOTEL DI NEW YORK

Negli anni ’70 il primo piano della struttura iniziò ad essere riservato a papponi e prostitute mentre, negli anni a venire, fu indetto il sex party One Leg Up, che si svolgeva una volta al mese. Al Chelsea Hotel, vent’anni prima, il poeta gallese Dylan Thomas aveva trovato la morte dopo essersi scolato diciotto whisky consecutivi. Ma il punto più tragico e inquietante fu raggiunto nel 1978, quando il bassista dei Sex Pistols Sid Vicious assassinò la sua ragazza Nancy Spungen accoltellandola all’addome; fu arrestato ma mai processato, morendo mesi dopo per un’overdose di eroina. L’aura leggendaria che tutt’oggi aleggia su questo luogo è diventato un libro del 2019 dal titolo Hotel Chelsea: Living in the Last Bohemian Haven, a cura del fotografo Colin Miller e del critico Ray Mock, che ritrae i suoi abitanti superstiti.

IL CHELSEA HOTEL DI NEW YORK DIVENTERÀ UN HOTEL DI LUSSO

Siamo al capolinea della surreale storia del Chelsea Hotel, gestito fino al 2007 dalla famiglia Bard, che aveva designato l’ultimo piano dell’edificio per studi destinati ad artisti in difficoltà, ai quali talvolta era permesso di pagare l’affitto tramite opere d’arte. Oggi nell’albergo, chiuso da circa un decennio per lavori di ristrutturazione, rimangono circa 50 residenti “long-term” (con contratti che vanno dai 1000 ai 4000 dollari al mese), i quali rischiano di essere sfrattati e ritrovarsi in una New York dove tutto è mutato, a partire dai prezzi delle abitazioni. Dopo la morte dei vecchi proprietari, infatti, è subentrato un grande gruppo alberghiero, che trasformerà la struttura in un hotel di lusso con prezzi da 600 dollari a notte, avviando la sua attività presumibilmente nei mesi della ripartenza post Covid. Una lunga vicenda riportata dal New York Times, costellata da rivendicazioni e cause civili, il cui esito sarà con ogni probabilità dei più amari: la cancellazione definitiva della storia di passione, arte, amore e follia scritta tra le mura del Chelsea Hotel.

-Giulia Ronchi 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.