Anche la Germania è alle prese con le restrizioni dovute alla pandemia, fra cui la chiusura dei musei, che si spostano online. Un colpo d’occhio sulla mostra fisicamente ospitata dal Kronprinzenpalais e ora fruibile in versione digitale. Protagonista lo sviluppo urbano di Berlino negli ultimi cento anni.

Le mascherine, il distanziamento sociale, i negozi, i musei chiusi e nessun evento in corso. Sembra ci si sia già abituati ai provvedimenti che, almeno per il momento, hanno affaticato il mondo della cultura. I musei continuano a posticipare le rassegne in programma anche se, nel frattempo, provano ad adeguarsi alle restrizioni che ogni giorno di più definiscono un nuovo tipo di cultura, quella della pandemia.
Per fare fronte alla chiusura parziale di diversi tipi di attività e istituti ordinata dal governo tedesco nel mese di novembre, l’Associazione degli architetti e degli ingegneri di Berlino-Brandeburgo e.V. insieme al Kronprinzenpalais ha organizzato una delle prime mostre visitabili online, Metropoli incompiuta ‒ 100 anni di sviluppo urbano per la Grande Berlino.

LA MOSTRA ONLINE SU BERLINO

Come in un vero e proprio spazio fisico, si è invitati a visitare virtualmente diverse stanze tematiche che espongono i contenuti, i quali sarebbero stati esposti nelle sale del Kronprinzenpalais, all’Unter den Linden 3 a Berlino, fino a febbraio 2021. Un filo narrativo fatto di immagini, carte e testi racconta lo sviluppo politico, urbanistico, culturale e quindi sociale della città berlinese negli ultimi cento anni e di come sia arrivata a essere l’area metropolitana che conosciamo oggi.
L’introduzione al percorso parte dal foyer, in cui viene mostrato il contesto storico in cui si trovavano i diversi Paesi europei e, più nello specifico, la Germania negli Anni Venti.
Una profonda crisi colpì in maniera più o meno equa l’intero continente e le diverse nazioni si trovarono obbligate a fronteggiare le conseguenze della Prima Guerra Mondiale appena conclusa, un’ondata pandemica di Influenza Spagnola e la grande povertà causata dalla mancanza di lavoro. L’instabilità dell’epoca assume un quadro chiaro quando in qualche modo si pensa alle vicissitudini della civiltà dei giorni nostri.

Il piano urbanistico della Grande Berlino, approvato il 27 aprile 1920. Fonte Archivio di Stato, Berlino
Il piano urbanistico della Grande Berlino, approvato il 27 aprile 1920. Fonte Archivio di Stato, Berlino

DALLA POLITICA AL TERRITORIO

Un cambiamento politico risultò decisivo a quel punto per il destino di diverse aree del territorio europeo e soprattutto per quello di Berlino. Proprio in quegli anni la Rivoluzione di novembre (1918) apriva alla possibilità di formare una grande comunità a Berlino, con un unico centro amministrativo e l’accorpamento di otto città indipendenti, 59 comunità rurali e 27 quartieri signorili, per un totale di circa 3,8 milioni di persone che avrebbero popolato la circoscrizione della nuova “Grande Berlino”.
Nel 1920, a dispetto dei diversi tentativi di contrastare questo progetto, l’odierna capitale tedesca intraprende la strada dell’ampliamento territoriale diventando la seconda città più grande del mondo per superficie, dopo Los Angeles (di cui per altre ragioni divenne successivamente città gemella), entrando a far parte della collana di grandi città europee che avevano subìto nello stesso tempo imponenti riassetti urbani; tra queste Vienna (1890), Londra e la sua contea (1889) e Praga (1920).

LA STORIA DI BERLINO NEGLI ULTIMI 100 ANNI

Un’area metropolitana non vive però solo di leggi che annettono un nucleo o una frazione a un nuovo confine amministrativo. Le stanze della mostra virtuale articolano per fasi storiche il processo della realtà berlinese, descrivendo come nel tempo la progettazione di infrastrutture per i trasporti, la creazione di soluzioni utili alla crescente domanda di nuove abitazioni, all’istituzione di enti devoluti alla cultura siano stati fattori fondamentali per l’identità di una città come Berlino, di cui oggi non si immagina un’alternativa differente.
Il termine “Grande Berlino” fu citato in vesti ufficiali per l’ultima volta nell’ambito dell’Unificazione tedesca, quando, abbattuto il muro, non ci furono più dubbi sullo spirito forte e indivisibile che appartiene a questa città.
Dopo cento anni la nuova cultura del distanziamento, della prevenzione e dell’igiene sta provando a rassettare in modo effettivo i limiti di una comunità che non si è lasciata mai veramente dividere, se non con le sfumature e l’ironia dettate dall’autenticità dei vari quartieri. Dall’altro lato, la mutazione appartiene al processo di sviluppo e affinché da questa si possano ricavare persino dei vantaggi, non basta semplicemente respingere.

Nicola Violano

https://unvollendete-metropole.de/en/unfinished-metropolisvbr-100-years-of-urban-planning-for-greater-berlin/

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.