Uomo, scienza e comunità. La videoinstallazione di Jeremy Shaw a Parigi

“Phase Shifting Index” è il titolo della nuova videoinstallazione di Jeremy Shaw che, attraverso la neuroscienza, la filosofia, la danza e le droghe, esplora l’intramontabile desiderio umano di cercare e possibilmente trovare realtà parallele. Nella cornice del Centre Pompidou.

Nell’ultima installazione video di Jeremy Shaw (North Vancouver, 1977) al Centre Pompidou, inizialmente prevista fino ad aprile e che ora è visibile fino al 27 luglio, sette comunità ricercano la strada verso la trascendenza. Ognuna vive nel XXII secolo pur presentando caratteristiche della seconda metà del XX nelle movenze come nell’abbigliamento dei performer e nella resa dei video. Oltre a condividere il paradosso di far parte del futuro presentandosi però come materiale d’archivio, questi video sono come delle storie, tra science fiction e documentari, raccontate da voci narranti che presentano la propria comunità, con i suoi credo, le pratiche ritualistiche, i movimenti.
Ci sono gli Zero Ones che usano dei bastoni di legno ‒ come arti supplementari che fanno viaggiare tra le mani ‒ per creare dei circuiti di energia. I membri del Cyclical Culture si dedicano a movimenti che aspirano a raggiungere una profonda intesa con il corpo per vivere uno stato di perenne trasformazione e rinascita. Come per gli Zero Ones, la voce narrante (un leader, un guru, un primo ballerino?) usa parole spesso oscure che i sottotitoli traducono. Succede anche per i Violet Lux, che camminano intorno a un cerchio. A turno, ognuno esce dal cerchio, si avvicina alla telecamera e si presenta con un gesto che esprime un concetto che appare sullo schermo: Vision, Paradox, Firmament, Ex Nihilo, the Fabric of Time. Nel video successivo gli Alignment Movement usano le teorie della “Perturbazione e l’Energia Libera” per riallineare campi gravitazionali e onde del cosmo attraverso la creazione di oscillazioni armoniche. Sullo sfondo i Reclaimers meditano. Mentre i Countdown ci tengono a distanziarsi dalle altre subculture per i movimenti aggressivi, violenti che si prefiggono di esprimere le teorie nichilistiche del XIX secolo. Infine i Quantum Moderns usano nozioni di geometria intuitiva per navigare un tempo non lineare e applicano la meccanica quantistica alle loro coreografie.

Jeremy Shaw, Phase Shifting Index, 2020, still da video. Courtesy l'artista & König Galerie, Berlino
Jeremy Shaw, Phase Shifting Index, 2020, still da video. Courtesy l’artista & König Galerie, Berlino

LA COMUNITÀ SECONDO JEREMY SHAW

Sette storie e sette tentativi di comunicare con l’aldilà. Sette video che sembrano un pot-pourri tra spiritualismo e neuroscienza. Poi però succede qualcosa.
Parte piano della musica, un ritmo che cresce insieme alla sensazione che le sette comunità abbiano in qualche modo messo in moto la tormentata, difficile comunicazione con l’aldilà. Il volume della musica aumenta, le inquadrature si fanno più vicine, il crescendo si intensifica e ci si incomincia a perdere nell’energia della musica che monta dentro la sala, al buio. A un certo punto si avverte come una pausa. Poi i sette gruppi si sincronizzano e, da uno schermo all’altro, le ginocchia di Cyclical Culture, Zero Ones, Violet Lux, Alignment Movement, Reclaimers, Countdown e Quantum Moderns si sollevano insieme; le braccia in alto fanno dei cerchi, le teste si girano, cadono e risalgono mentre musica, movimenti e inquadrature diventano un’unità. “Ce l’hanno fatta?” Viene da chiedersi. Tutti quegli sforzi, quei programmi di ogni gruppo che sembravano privi di senso, quell’impressione di andare avanti a tentativi in territori sconosciuti e alla fine succede: ci si solleva da terra, dal tempo, dai limiti del corpo?
Nel 2020, un anno che sarà ricordato per la lotta dell’umanità intera contro un virus, Phase Shifting Index si trova a riflettere sulla condizione umana di perenne ricerca verso l’elevazione e, per una coincidenza, sembra anche individuare la strada contemporanea e globale verso un mondo nuovo più unito e più spirituale, un mondo in cui la nozione stessa di realtà parallele fa meno paura, questa strada è il sincronismo.
Dura dal 26esimo al 36esmio minuto di ogni video l’armonia del sincronismo. Poi le immagini sugli schermi cominciano a sgretolarsi, la musica si ferma, gli uomini e le donne che erano riusciti a muoversi tutti insieme si scompongono in pixel che svaniscono nella confusione di una fine. I video si spengono e poi si ricomincia.

‒ Maria Pia Masella

Parigi // fino al 27 luglio 2020
Jeremy Shaw ‒ Phase Shifting Index
CENTRE POMPIDOU
Place Georges Pompidou
www.centrepompidou.fr

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Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.