La Sharjah Biennial 2021 allestirà una mostra postuma del curatore Okwui Enwezor

In programma per la primavera del 2021, la quindicesima Sharjah Biennial, negli Emirati Arabi, sarà dedicata al lavoro e alla memoria di Okwui Enwezor. Al centro della manifestazione, infatti, ci sarà “Postcolonial”, l’ultima mostra progettata dal grande curatore nigeriano, scomparso prematuramente lo scorso marzo.

Okwui Enwezor, direttore della 56. Biennale d'Arte Visiva di Venezia
Okwui Enwezor

Si intitola Postcolonial la mostra postuma di Okwui Enwezor (1963-2019) che sarà allestita durante la quindicesima edizione della Sharjah Biennial, negli Emirati Arabi Uniti, da marzo a giugno 2021. Il curatore nigeriano, scomparso a soli 55 anni dopo una lunga battaglia con il cancro, aveva infatti lasciato un progetto abbastanza dettagliato, che ha permesso a Hoor al-Qasimi, presidente e direttrice della Sharjah Art Foundation, di trasformare la sua idea in realtà. Per affrontare il difficile compito, Hoor al-Qasimi si è avvalsa di un folto e prestigioso gruppo di collaboratori: lo storico dell’arte nigeriano Chika Okeke-Agulu, la curatrice tedesca Ute Meta Bauer, il curatore egiziano Tarek Abou El Fetouh e lo scrittore sudanese Salah M. Hassan. “La Documenta di Okwui è stata di grande ispirazione per me”, ha commentato la direttrice della Sharjah Biennial in un’intervista al New York Times, citando una delle mostre più note di Enwezor, primo non-europeo a dirigere la rassegna quinquennale tedesca nel 1998, ha cambiato completamente la mia vita, e il corso della mia carriera”.

LA SHARJAH BIENNIAL 2021

Postcolonial, che sarà l’evento centrale della Biennale, è un sequel dell’acclamata Postwar: Art Between the Pacific and the Atlantic, 1945–1965 (2016–17), allestita alla Haus der Kunst di Monaco – istituzione che Enwezor diresse dal 2011 al 2018 – un ambizioso tentativo di riassumere le principali tendenze dell’arte contemporanea globale del secondo dopoguerra. In linea con il tema della manifestazione che la ospita, Thinking Historically in the Present, la collettiva rappresenterà un tentativo di collegare passato e futuro, pensando il mondo come un’entità unica e il tempo come una linea da percorrere sia avanti che indietro per comprendere meglio il nostro presente. In uno degli appunti per la mostra, Enwezor l’ha definita “un modulo per affrontare il potere dirompente del monolinguismo artistico ma anche un orizzonte della possibilità di concepire uno spazio teorico per pensare storicamente nel presente”. La lista degli artisti e delle altre mostre non è ancora stata resa nota, ma come è accaduto nelle scorse edizioni, ci saranno alcune grandi commissioni, installazioni di arte pubblica, performance e un programma di film. 

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.