La Kunsthalle di Vienna nomina il collettivo WHW alla direzione artistica

La Kunsthalle di Vienna, l’aquila dai lunghi artigli tra i musei viennesi, passa sotto la direzione artistica di un team tutto al femminile, targato WHW.

La Kunsthalle Wien
La Kunsthalle Wien

Non un direttore singolo, ma un collettivo coeso e collaudato: questo l’esito della selezione per la guida artistica nel futuro della Kunsthalle di Vienna, una delle istituzioni austriache di riferimento per l’arte contemporanea, con sede nel MuseumsQuartier. È il sodalizio curatoriale WHW, tutto femminile, ad aver prevalso sugli altri candidati e che ora, a maggior ragione, può festeggiare con l’entusiasmo alle stelle il ventesimo anniversario della sua fondazione. Ivet Ćurlin, Nataša Ilić e Sabina Sabolović, questi i nomi delle singole personalità del team. Il quale nasce, per l’appunto, nel 1999 tra Zagabria e Berlino, avendo diretto nell’ultimo quindicennio l’attivissima Galerija Nova di Zagabria, dove ora alla guida rimarrà Ana Dević, il quarto membro del gruppo.

Le WHW
Le WHW

CHI SONO LE WHW

La sigla WHW sta per What, How & for Whom (Cosa, Come e per Chi), un acronimo per tre istanze fondamentali in ogni tipo di progetto e in qualsiasi campo. Loro, croate di nascita, sono tutt’altro che sconosciute in Austria; nel corso degli anni, hanno svolto collaborazioni con il viennese 21er Haus (ora ridenominato Belvedere 21), e il Kunstverein di Graz. Tra le trasferte internazionali di maggior spessore del marchio c’è la direzione della Biennale di Istanbul del 2009, vantando inoltre un numero considerevole di iniziative, progetti e pubblicazioni. Insomma, le WHW “girls” hanno riscosso fiducia e ammirazione a livello internazionale. Simpatiche e stringenti le parole di presentazione al pubblico di Veronica Kaup-Hasler, assessore agli Affari culturali della capitale, nel dire che “sono richieste in tutto il mondo, a Londra e ad Anversa, Praga e Madrid, Hong Kong e New York”. In conclusione, è un gran guadagno averle accasate in pianta stabile per i prossimi anni, a partire dal mese di giugno.

Nicolaus Schafhausen
Nicolaus Schafhausen

LE DIMISSIONI IRRITUALI DI SCHAFHAUSEN

Accade così, dunque, che la Kunsthalle di Vienna, il cui logo e simbolo è un’aquila rapace, ben visibile all’ingresso della sede museale, o nel sito internet dove cambia di continuo configurazione, si lascia alle spalle un episodio davvero singolare nel corso dell’ultimo anno sotto la direzione del tedesco Nicolaus Schafhausen, e proprio costui come protagonista. A far rimanere impietrito l’ambiente dell’arte in un giorno di maggio dello scorso anno fu il comunicato che il direttore pubblicò nella home page della Kunsthalle, nel quale, inaspettatamente e in forma irrituale, dichiarava di volersi dimettere dall’incarico, sciogliendo anticipatamente il contratto. Motivo? Il limite posto alle arti dal risorgere dei nazionalismi nella politica austriaca. Il direttore dal volto permanentemente imbronciato non riferiva, però, notizie riguardo a ingerenze politiche o pressioni sulla sua gestione artistica. Come decifrare, allora, forma e contenuto di un tale colpo di scena in mancanza di atti ostili, concreti o presunti? Probabilmente un disagio tutto psicologico: ovvero, l’ideale astratto che Schafhausen si era costruito nella mente cozzava con la realtà socio-politica con la quale non intendeva confrontarsi, né tantomeno sfidarla con il linguaggio dell’arte. Al tempo stesso lui, nell’annunciare le dimissioni, rivendicava con orgoglio che sotto la sua guida, cioè a partire dal 2012, anno d’inizio dell’incarico direttivo, la Kunsthalle si è dedicata a “un programma innovativo e sperimentale” promuovendo oltre quaranta mostre.

LE REPLICHE

Una replica gli è arrivata qualche settimana fa dal settimanale Falter, quando la ricerca di un nuovo direttore era ormai in fase avanzata. Il noto magazine viennese di analisi politica e culturale, non certo simpatizzante delle destre conservatrici, nazionaliste, populiste o liberiste, dedicava il suo “feuilleton” alla gestione dell’era Schafhausen. Quindi, tirando le somme sull’argomento Kunsthalle, esternava sarcasmo fin dal titolo: “Dall’aquila al pollastrello” (Vom Adler zum Hendl, quest’ultima una tipica parola gergale). Denunciando, nell’articolo, la sconcertante perdita di pubblico e di prestigio della importante istituzione viennese.

-Franco Veremondi

www.kunsthallewien.at

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.

LEAVE A REPLY