Dopo Brexit le città britanniche non potranno essere Capitale Europea della Cultura 2023

Gli effetti della Brexit anche nel mondo della cultura. L’Unione Europea rende noto che solo le città che appartengono agli Stati Membri o che stanno affrontando il percorso per diventare tali potranno partecipare alla competizione.

Weare 2023
Weare 2023

I primi effetti della Brexit cominciano a farsi sentire in tema di competizioni europee. Lo scorso ottobre diverse città appartenenti al Regno Unito avevano sfidato la fortuna (e le nuove leggi del paese), scegliendo di candidarsi ugualmente a Capitale Europea della Cultura nel 2023. D’altra parte ogni anno l’Unione Europea sceglie due Paesi, invitandone le città a presentare le proprie domande; due saranno poi le Capitali, una per stato. Ad esempio? Nel 2019, ci sono Matera per l’Italia e Plovdiv per la Bulgaria, nel 2020 Rijeka per la Croazia e Galway per l’Irlanda. Nel 2021 sono addirittura tre: Timisoara per la Romania, Elefsina per la Grecia e Novi Sad per la Serbia, ma che figura solo come candidata potenziale.
Per il Regno Unito (in corsa insieme all’Ungheria per quell’anno) si erano dunque candidate Dundee, Milton Keynes, Leeds e Nottingham, insieme al terzetto Belfast, Derry e Strabane, con l’auspicio di conoscere i risultati della corsa entro il 2018. Non sono state molte le occasioni in cui la Gran Bretagna ha potuto fregiarsi di questo titolo: nel 1990 lo scettro era spettato a Glasgow, mentre nel 2008 era stata Liverpool la Capitale. Secondo il quotidiano The Guardian, la città dei Beatles aveva comunicato di aver avuto un ritorno per 750 milioni di sterline, contro i 170 spesi.

Nottingham 2023
Nottingham 2023

LE PREOCCUPAZIONI

Non erano mancate alcune preoccupazioni: il governo, infatti, aveva subito sottolineato come altre città non UE avevano ottenuto in passato il riconoscimento. Ad esempio Reykjavik, la capitale dell’Islanda, paese che peraltro nel 2015 ha ritirato la candidatura a Stato membro, era stata insignita nel 2000; oppure Istanbul che aveva dato mostra di sé nel 2010. Ma erano altri tempi, in cui l’Islanda faceva comunque parte dell’accordo economico con l’Europa e la Turchia stava per intraprendere il processo di negoziazione.
Dopo il referendum del 23 giugno 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea che ha visto il 51,9% degli elettori votare contro, è cominciato un processo morbido, lento, ma inesorabile verso l’uscita dalla coalizione europea, con tanti se e tanti ma, non pochi dubbi e qualche resistenza. Ma lo scorso 10 novembre la premier britannica Theresa May ha proposto di fissare la data per le ore 23 del 29 marzo 2019.

LO STOP AL REGNO UNITO

Lo scorso 23 novembre l’Unione Europea ha annunciato lo stop alla corsa delle città del Regno Unito alla competizione. Ha reso, inoltre, noto che solo gli Stati membri, o i paesi che vogliono diventare tali, possono partecipare. Notizia che ha scatenato non poche reazioni in Regno Unito, sia per le ingenti spese già intraprese dalle città concorrenti, già al lavoro da tempo, sia perché in molti fanno notare che la candidatura non era stata messa in discussione subito dopo i risultati della Brexit. “Nottingham, a fianco delle altre quattro città candidate”, si legge sul sito Nottingham 2023, “ha parlato con il Dipartimento per il digitale, la cultura, i media e lo sport (DCMS) dopo aver ricevuto una lettera dalla Commissione europea in merito alla non elegibilità del Regno Unito al concorso della Capitale europea della cultura nel 2023 .Il DCMS è attualmente in trattativa con la Commissione europea e afferma che è impegnato a lavorare con le cinque città candidate per realizzare le loro ambizioni culturali. Questa è una notizia deludente, ma indipendentemente da qualsiasi risultato desideriamo lavorare con il DCMS per implementare il maggior numero di azioni positive identificate attraverso la nostra offerta e in linea con il Quadro Culturale Strategico della città”.

Dundee 2023
Dundee 2023

DELUSIONE IN IRLANDA DEL NORD

La stessa delusione si legge sui portali delle altre città, ad esempio sul sito della coalizione nord-irlandese Weare2023, che conclude: “Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziarvi per il vostro inestimabile supporto ed entusiasmo che ha dato forma a un’offerta eccezionale. Questo è stato un viaggio incredibile e apprezziamo le partnership che sono state create attraverso questo processo. Desideriamo impegnarci per consolidare le solide basi stabilite e progredire ulteriormente con queste relazioni”. Per la triade Belfast, Derry e Strabane questa decisione pesa ulteriormente: mentre nelle città concorrenti la maggior parte degli elettori a votato a favore della Brexit, in Irlanda del Nord a vincere è stato il Remain.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.