L’imprenditrice Olga Uskova fonda un museo per rilanciare l’arte russa degli anni ‘50 e ‘60

Un’ imprenditrice e collezionista russa è pronta ad investire 4,5 milioni di dollari per rilanciare all’estero le avanguardie russe degli anni ‘50 e ‘60. E tra i piani c’è anche la costruzione di un museo dedicato…

Constantin Melnikov l'ex fabbrica Burevestnik Club Sokolniki
Constantin Melnikov l'ex fabbrica Burevestnik Club Sokolniki

Quando si pensa all’avanguardia Russa immediatamente il pensiero vola ai movimenti artistici dell’inizio del Novecento e ai vari Malevič, Kandinskij, Chagall, Rodchenko, Tatlin e tutti gli artisti che hanno reso grande l’arte russa consentendole di uscire dai confini nazionali e conquistare il mondo. Esiste anche un’altra storia delle Avanguardie, meno conosciuta e tutta da riscoprire. È la storia dell’arte russa degli anni ‘50 e ‘60 che a tratti è ancora oscura. Spinta dal desiderio di rivalutare questo periodo storico-artistico, Olga Uskova (Mosca, 1964), imprenditrice e collezionista russa, ha istituito una fondazione che spenderà 4,5 milioni di dollari per promuovere le avanguardie degli anni ‘50 e ‘60 all’estero. Ed ha in programma pure un museo dedicato.

IL PIANO DI RILANCIO

Tutto è iniziato nel 2012, quando Olga Uskova ha acquistato l’archivio di Samvel Oganesyan, collezionista e storico dell’arte. L’archivio comprendeva la più grande collezione di arte russa degli anni ‘50 e ’60. L’anno successivo la Uskova ha fondato la Russian Abstract Art Foundation a Mosca che organizza mostre sulla Seconda Avanguardia sia in Russia che all’estero. La fondazione ha acquistato a Mosca un’ex fabbrica progettata tra il 1927 e il 1929 dall’architetto costruttivista Konstantin Melnikov, che sarà trasformata in un museo dedicato all’arte dagli anni 50 in poi, nel quale la Uskova prevede di esporre al pubblico la sua collezione. L’apertura del museo è prevista entro la fine del 2017. Contemporaneamente al rilancio in patria, la fondazione ha intenzione di stringere accordi e collaborazioni per mostrare la collezione all’estero. Per questa finalità sono stati stanziati 4,5 milioni di dollari per organizzare mostre sia negli Stati Uniti che in Cina.

LE OPERE DEL DISSENZO

La storia della Seconda Avanguardia Russa è strettamente legata alla storia politica del paese. Una storia che fino agli anni 50 non conosce di fatto il dissenso politico. Nei primi anni dopo la Rivoluzione d’ottobre, molti esponenti dell’arte erano rimasti piuttosto affascinati dalle utopie generate dai cambiamenti politici e sociali nell’ex-Unione sovietica. Le propaganda anti-comunista che arrivava dall’estero e le difficoltà della Seconda Guerra Mondiale avevano raccolto la popolazione e gli artisti attorno ad un’idea di forte identità nazionale. Ma quasi mezzo secolo dopo la rivoluzione del 1917, l’utopia e la speranza avevano lasciato il posto alla disillusione e allo sconforto di fronte alla durezza della dittatura stalinista, la mancanza di libertà, i gulag. Sono gli anni della Guerra Fredda, della chiusura totale all’Occidente, gli anni in cui anche in Russia inizia a germogliare il seme del dissenso. Durante la breve e relativa liberalizzazione culturale dell’era Kruscev, si è così sviluppata quella che è stata definita la Seconda avanguardia russa, rimasta poi per decenni confinata nella clandestinità. Le opere di Lucian Gribkov, Vladislav Zubarev, Vera Preobrazhenskaya e Tamara Ter-Ghevondyan, tra gli artisti più significativi di questo periodo storico, sono state prodotte di nascosto e trafugate in Occidente durante la Guerra fredda. C’è voluto un’attenta ricognizione per ritrovare molte opere e riportarle in patria. Quello che unisce le opere di questi artisti è la volontà di non mettersi al servizio del regime, rifiutando i contenuti imposti dal potere, senza però ridursi ad esprimere soltanto messaggi politici di opposizione attraverso l’arte.

LE MOSTRE IN PROGRAMMA

In attesa dell’apertura del museo delle Seconde Avanguardie alla fine del 2017, la collezione della Uskova è stata ospitata in numerose istituzioni. Mostrata per la prima volta nel 2014 allo State Russian Museum di San Pietroburgo, la collezione è stata poi esposta al Museo d’Arte Moderna di Mosca nell’ottobre 2016. A settembre è prevista una mostra ad Atlanta che mette in relazione gli artisti russi degli anni ’50 con quelli americani dello stesso periodo. La fondazione sta lavorando poi ad una grande mostra da tenere in Cina nel 2018.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.