Bologna si sta dividendo sulla costruzione del nuovo Museo dei Bambini

La realizzazione del futuro Museo delle bambine e dei bambini è diventata il centro di una protesta che negli ultimi giorni è degenerata in scontri con la polizia, arresti e tensioni diffuse tra gli abitanti del quartiere, istituzioni e attivisti

Il cantiere del nuovo spazio culturale, previsto nel Parco Mitilini, Moneta e Stefanini nel quartiere Pilastro di Bologna è protagonista di un conflitto che da settimane oppone residenti e gruppi ambientalisti all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Matteo Lepore.

A Bologna scontri davanti al cantiere del MuBa

Il MuBa – acronimo di Museo delle bambine e dei bambini – è un progetto promosso dal Comune di Bologna per creare un nuovo polo educativo e culturale rivolto alla fascia d’età tra 0 e 12 anni. L’edificio, che dovrebbe chiamarsi Futura, sorgerà all’interno del giardino pubblico intitolato ai tre carabinieri uccisi dalla Banda della Uno Bianca. Il progetto prevede un edificio di circa 1.500 metri quadrati distribuiti su tre livelli, con spazi per laboratori creativi, installazioni interattive, una palestra sensoriale e una caffetteria pensata per le famiglie. Il costo complessivo dell’intervento supera i 6 milioni di euro – finanziati in larga parte attraverso i Piani urbani integrati – e l’apertura è prevista per il 2027. Così, per l’amministrazione comunale il MuBa rappresenta un investimento culturale e sociale destinato a trasformare il quartiere in un punto di riferimento nazionale per l’educazione. Ma una parte dei residenti e dei comitati locali vede il progetto come un intervento invasivo che riduce lo spazio verde del parco.

Come nasce la protesta contro la realizzazione del MuBa a Bologna

La contestazione, infatti, nasce dalla scelta di collocare il museo proprio all’interno del giardino pubblico. Secondo gli oppositori, l’edificio comporterebbe una significativa trasformazione dell’area verde e la progressiva “cementificazione” di uno degli spazi più utilizzati del quartiere. Per realizzare la struttura sono stati tagliati alcuni alberi e altri sono stati spostati, operazioni che hanno alimentato ulteriormente il malcontento. Ma il Comune ha assicurato che verranno piantati nuovi alberi e che il progetto complessivo prevede anche interventi di riqualificazione del parco. Tuttavia, negli ultimi mesi un gruppo di residenti e attivisti (riuniti attorno alla sigla Mu.Basta) ha chiesto più volte un confronto diretto con l’amministrazione. Nonostante alcune assemblee pubbliche, il dialogo non ha prodotto una mediazione e il conflitto si è progressivamente radicalizzato.

Lo sgombero del cantiere e gli scontri davanti al MuBa a Bologna

La tensione è esplosa i primi giorni di marzo 2026, quando alcune decine di attivisti hanno occupato l’area del cantiere installando tende e presidi permanenti per bloccare l’avvio dei lavori.  Così, la mattina del 2 marzo 2026 le forze dell’ordine sono intervenute per liberare l’area: sul posto sono arrivati reparti mobili, idranti e diversi mezzi della polizia. Lo sgombero ha provocato momenti di forte tensione tra manifestanti e agenti, con spintoni, cariche e l’uso di lacrimogeni. Sei attivisti, poi, sono stati portati in questura e tre di loro sono stati arrestati con le accuse di resistenza aggravata, lesioni e interruzione di pubblico servizio, mentre gli altri tre sono stati denunciati a piede libero. Durante gli scontri sarebbero rimaste ferite alcune persone tra manifestanti e forze dell’ordine. Insomma: violenza a partire dal progetto di un museo per bambini…

Continuano le tensioni per la realizzazione del MuBa a Bologna 

Ma dopo lo sgombero, la mobilitazione non si è fermata. I manifestanti si sono radunati prima davanti alla questura e poi sotto le finestre del municipio, a Palazzo d’Accursio, dove era in corso il consiglio comunale. Alcuni attivisti sono riusciti a entrare nell’edificio prima che gli accessi venissero chiusi, costringendo alla sospensione temporanea dei lavori dell’aula tra slogan e proteste. La sera stessa nuovi momenti di tensione si sono registrati davanti al cantiere del Pilastro, dove gruppi di manifestanti hanno tentato di riavvicinarsi all’area recintata. E il giorno successivo circa sessanta persone si sono radunate davanti alla casa circondariale della Dozza per esprimere solidarietà ai tre attivisti arrestati. Ma il Comune di Bologna, attraverso l’assessore alla scuola Daniele Ara, ha difeso il progetto e l’operato delle istituzioni: l’amministrazione ritiene infatti inaccettabile l’occupazione di un cantiere pubblico e ribadisce che il museo rappresenta un investimento strategico per il quartiere.

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Redazione

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