Una città sopraffatta? Venezia e la sua lotta all’overtourism
Il caso emblematico di Venezia, città sommersa da grandi eventi e turismo di massa, in cui lo stridente contrasto tra visibilità e vivibilità sta generando il paradosso per cui sono i turisti a dover convivere il sempre minor numero di residenti
Osservando Venezia dal terminal Fusina, l’ultima lingua di terra che guarda la laguna, si coglie la duplice natura di questa città. All’orizzonte, il campanile di San Marco si presenta come simbolo dell’eredità culturale e del passato splendore di Venezia. Alla sinistra invece, le ciminiere del porto ricordano le pressioni della modernità inquieta. In questa visione di Venezia da una prospettiva lontana e silenziosa si riflette la sua situazione instabile: la città si sta lentamente disgregando sotto la pressione del turismo di massa, del degrado ambientale e della carenza di alloggi accessibili.
Overtourism: il caso emblematico di Venezia
Venezia continua a ospitare manifestazioni di alto profilo come il Festival del Cinema, il Carnevale e molti eventi privati, come il matrimonio di Jeff Bezos, che si è tenuto a Venezia nel giugno del 2025. Questi eventi, da un lato confermano il prestigio della città, ma d’altra parte he ne evidenziano anche la più fondamentale delle contraddizioni: Venezia è una città che fatica a mantenersi viva e al contempo viene vista dal mondo come una delle più celebri destinazioni di lusso.

Turisti versus residenti: il paradosso creato dall’overtourism a Venezia
Costruita su un debole ecosistema lagunare Venezia ospita intorno ai 30 milioni di visitatori ogni anno, in relazione a poco meno di 50.000 abitanti nel centro storico. Nel 2024 il numero di posti letto riservati ai visitatori era di 49.964 contro 48.951 posti letto residenziali, dato particolarmente significativo per comprendere la criticità della situazione veneziana: la residenzialità è ai minimi storici e l’egemonia economica dell’instancabile macchina del turismo non sembra voler mollare la presa. L’eredità culturale di Venezia è stata trasformata in prodotti fruibili all’interno dell’economia turistica, la dipendenza della città da quest’ultima si configura come un circolo vizioso: quanto più Venezia alimenta l’overtourism, tante meno persone decidono di abitarla; minore è il numero di residenti, maggiore è la dipendenza economica della città rispetto al turismo.
L’immaginario comune di Venezia come città-museo è la prova della mercatizzazione della città stessa. Dai più, questa viene considerata non come una città che vive, con un forte e coeso tessuto sociale, ma piuttosto come un museo a cielo aperto, bellissima ed inabitabile. Oltretutto, dal 2024 per entrare a Venezia è necessario acquistare un biglietto d’accesso, il che alimenta e in parte giustifica la convinzione collettiva di una Venezia sempre più riservata ai turisti.

Il paradosso dell’opinione pubblica sull’overtourism a Venezia: vivibilità contro visibilità
Dagli Anni Quaranta e Cinquanta del Novecento Venezia è stata trasformata in una sede della cultura di massa, guadagnandosi il titolo di “città del lusso”. Questa trasformazione ha ridisegnato la funzione della città: oggi è spesso percepita più come scenario esclusivo che come spazio di vita quotidiana. Venezia ospita eventi di ogni tipo, tra quelli privati più emblematici si ricorda il matrimonio del multimiliardario Jeff Bezos.
Il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia opportunità per alcuni, minaccia per altri. Il parare dei residenti
La celebrazione da alcuni è stata descritta come un’opportunità unica per la città, che ha mostrato al mondo intero la magnificenza di Venezia. Come ha ammesso un residente veneziano da generazioni: “Ha creato un’enorme attenzione mediatica. Il matrimonio di Bezos ha certamente portato qualche beneficio alla città, dimostrando che Venezia è ancora viva nonostante il calo della popolazione. Gli eventi sono un’occasione che va sfruttata al massimo”.
Altri, invece, hanno percepito l’evento come la manifestazione estrema dell’esclusione, dello sfruttamento del patrimonio culturale veneziano e dell’umiliazione della città. “Mi ha rattristato vedere una città affittata per un evento privato, come se fosse solo una location […]. Mi sembra assurdo che abbiamo permesso, solo perché Bezos è il quarto uomo più ricco del mondo, che potesse di fatto “comprare” beni pubblici e parti della città.” ha dichiarato un’altra residente di Venezia. In questa doppia lettura si riflette la condizione di Venezia, un luogo che continua imperterrito a cercare un equilibrio tra la vita dei suoi abitanti e il fascino che il mondo si aspetta di vedere.
Resistere per il bene della città
L’overtourism e i grandi eventi stanno svuotando Venezia, distruggendone l’identità. Il costo della vita spinge i residenti verso la terraferma, mentre il turismo di massa, seppur fonte di reddito, compromette la vivibilità e trasforma la città in un prodotto. Il mito della “città sull’acqua”, che l’ha resa celebre, oggi è minacciato: Venezia sta affondando non solo sotto il peso dei turisti, ma anche fisicamente. Tuttavia, nonostante la reazione generale sia quella di arrendersi allo sfruttamento dell’isola, c’è chi decide di opporsi. In primo luogo, No Space for Bezos, movimento contrario alla mercificazione di Venezia, ha difeso il diritto degli abitanti al proprio spazio urbano, manifestando fortemente durante tutto il periodo del matrimonio di Bezos a Venezia. In seguito, Poveglia per Tutti, associazione volta alla salvaguardia di Poveglia – una delle isole della laguna veneziana. Il gruppo ha trasformato il dissenso in proposte costruttive, immaginando questa isola abbandonata come risorsa comunitaria invece che come luogo per edificare resort privati. Questi gruppi mostrano la vitalità dell’impegno civico a Venezia, la coesione del tessuto cittadino che manifesta come una parte della popolazione non sia ancora pronta rinunciare alla propria città.
Oggi più che mai Venezia si trova a dover scegliere se essere una città da ammirare o una città da vivere. I grandi eventi portano visibilità, ma rischiano di oscurare ciò che rende unico questo luogo: la sua gente, la sua quotidianità e la sua misura umana. Difendere Venezia significa non cedere all’effimero, ma restituirle il diritto di esistere anche al di là del turismo.
Claudia Berti
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