In questi giorni estivi molti di noi sono in spiaggia a godersi il mare e i suoi benefici, ma inevitabilmente notiamo la presenza sgradevole di rifiuti di vario genere, per lo più in plastica. Ora questi “reperti” faranno parte del grande museo dell’Archeoplastica.

COME NASCE IL MUSEO DELL’ARCHEOPLASTICA

Enzo Suma, guida naturalistica da oltre dieci anni sulle coste pugliesi, durante una delle sue numerose passeggiate in spiaggia, ha trovato un rifiuto databile tra la fine anni ’60 e i primissimi anni ’70. “Si trattava di una bomboletta spray Ambre Solaire che riportava il costo in lire. Un rifiuto di oltre cinquant’anni fa!” racconta “Pubblicai la foto sul mio profilo facebook e da quel post scaturirono dai lettori tante riflessioni sul problema della plastica. In quel momento ho capito che questi rifiuti hanno un grande potere, quello di farci toccare con mano il problema e di renderci più consapevoli. Fino ad ora ho raccolto oltre 200 reperti databili tra gli anni ’60 e gli anni ’80”.

OLTRE 200 REPERTI NEL MUSEO VIRTUALE DELL’ARCHEOPLASTICA

Quegli oltre 200 “reperti” sono così andati a comporre un museo virtuale: “Archeoplastica è un progetto per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento da plastica e promuovere un uso più consapevole e responsabile di questo materiale. Dal 2018 sono stati selezionati oltre 200 rifiuti di plastica, datati dai 30 ai 60 anni fa, per realizzare un museo virtuale e diverse mostre nelle scuole e in altri luoghi pubblici. La messa in mostra di reperti di plastica spiaggiata di oltre cinquant’anni fa è il pretesto per raccontare una storia senza fine, quella della plastica, immortale, che si accumula sempre di più nei nostri mari. Solo la conoscenza e la consapevolezza del problema potranno portare al cambiamento di ciascuno di noi nell’uso quotidiano della plastica”. Tra i cimeli figurano un pallone di Italia ’90, un flacone di talco degli anni ’50 o una confezione di caffé che riporta il costo di 270 lire. 

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