È una corsa contro il tempo quella che vede impegnati il personale del Andrey Sheptytsky National Museum a Lviv (Leopoli) e alcuni volontari, nell’Ucraina occidentale, per tentare di mettere a riparo dalla guerra il patrimonio conservato nelle sale del museo posto al centro della città patrimonio UNESCO dal 1998.

LE OPERE DELL’ANDREY SHEPTYTSKY NATIONAL MUSEUM A LEOPOLI

Fondato nel 1905, l’Andrey Sheptytsky National Museum ha superato due guerre mondiali e vanta una delle più grandi collezioni della cultura ucraina, con oltre 170.000 oggetti. Tra questi c’è la collezione di arte ecclesiastica ucraina del XII-XVIII sec. con oltre 4.000 icone sacre del XIV-XVIII sec. Tra le preziose opere d’arte, si annoverano le tele dei più illustri artisti ucraini quali: Taras Shevchenko, Kornylo Ustyianovych, Teofil Kopystynsky, Mykola Murashko, Serhiy Vasylkivsky, Fotiy Krasytsky, Petro Levchenko, Kiriak Kostandi, Oleksandr Murashko, Mykola Ivasiuk, solo per citarne alcuni.

 

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GLI EFFETTI DELLA GUERRA SUL MUSEO NAZIONALE E LA CITTÀ DI LEOPOLI

Da quando l’esercito russo ha attaccato l’Ucraina, il 24 febbraio 2022, l’Andrey Sheptytsky National Museum ha chiuso i battenti e ora che l’avanzata delle truppe si fa più incombente, il Direttore Generale Ihor Kozhan ha ritenuto opportuno imballare le opere per preservarle da eventuali attacchi: “A volte le lacrime scendono perché qui è stato fatto molto lavoro. Ci vuole tempo, energia. Stai facendo qualcosa di buono, ti senti felice. Oggi invece vedi muri vuoti, quindi è amaro, triste. Non ci abbiamo creduto fino all’ultimo minuto che questo non potesse accadere” ha dichiarato al giornalista dell’Associated Press. Molte istituzioni culturali europee hanno contattato il Direttore per offrire ospitalità alle opere conservate nel Museo Nazionale di Leopoli, ma le operazioni di messa in sicurezza prima e di trasporto poi non sono affatto semplici, data l’enorme mole di oggetti. La Dottoressa Anna Naurobska, a capo del Dipartimento di libri e manoscritti rari, ha ammesso di non sapere come conservare in modo sicuro la collezione costituita da oltre 12.000 volumi e in lacrime ha detto: “Questa è la nostra storia; questa è la nostra vita. È molto importante per noi”.

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.