Il governo inglese vorrebbe limitare gli studenti universitari di arti creative: “guadagnano poco”

C’entrano i prestiti governativi agli studenti che nel 2020 hanno toccato quota 140 miliardi di sterline. La paura è che chi non guadagna a sufficienza poi non riesca a rimborsare quanto avuto.

Palace of Westminster from the dome via Wikipedia
Palace of Westminster from the dome via Wikipedia

Numero chiuso per le facoltà che fanno guadagnare “troppo poco”, incluse le arti creative: è questa la proposta che il governo di Boris Johnson sta valutando come parte dei negoziati sulla revisione della spesa. Questa manovra del ministero del Tesoro britannico, già messo a dura prova da tutte le conseguenze economiche e finanziarie della Brexit e della crisi pandemica, dipenderebbe dal fatto che le persone con stipendi più bassi hanno meno probabilità poi di rimborsare i loro debiti universitari – una preoccupazione molto concreta per il governo, dato che i prestiti universitari in sospeso hanno raggiunto nel 2020 i 140 miliardi di sterline (oltre 160 miliardi di euro). Le entità regolatrici delle università hanno già confermato che taglieranno i finanziamenti per le materie artistiche del 50%, una mossa definita “catastrofica” da artisti e musicisti, e l’associazione inglese dei vicerettori ritiene che sia probabile venga abbassata la soglia di rimborso per i prestiti.

UN TAGLIO ALL’ISTRUZIONE “COSTOSA”: LE POSSIBILI MODALITÀ

Alcune fonti interne, recuperate dal Guardian, affermano che la revisione dell’istruzione superiore pianificata dal Dipartimento per l’Istruzione starebbe proprio valutando alcuni modi per limitare i numeri, “in materie specifiche. Il Tesoro è particolarmente ossessionato dal rendimento negativo nelle materie delle arti creative”. Le ipotesi ora riguardano l’introduzione di nuovi requisiti minimi di livello A per bloccare l’accesso ad alcuni corsi e quindi ridurre il numero, specialmente nelle università più recenti. Le conseguenze, hanno fatto subito presente una serie di esperti di mobilità sociale, ricadrebbero su coloro che non dispongono di un patrimonio sufficiente per accedere alle università più antiche e prestigiose del Paese e che non possono permettersi di arrivare all’università con un portfolio di esperienze maggiore. Cioè gli studenti meno abbienti.

UN GOVERNO CHE NON APPREZZA LE ARTI?

La speculazione ha suscitato una risposta rabbiosa da parte dei rettori delle università nazionali, che hanno avvertito del rischio di pregiudizi nella valutazione di quale corso vada eliminato e quale no e, soprattutto, dell’impatto finale sull’industria culturale e creativa di una pianificazione “a tavolino”. Sono in molti a pensare che il governo Tory non sia in grado di apprezzare il valore delle discipline culturali e che stia formulando delle proiezioni semplicistiche e arbitrarie del loro contributo, ostacolando chi sia davvero determinato ad avere successo nel campo. DataHE, una società che fornisce consulenza alle università sulle ammissioni, ha calcolato che se il governo tentasse di congelare i posti universitari ai livelli pre-pandemia del 2019, entro il 2030 circa un terzo dei giovani che attualmente andrebbero all’università non sarebbe in grado di farlo, ponendo effettivamente un freno all’espansione dell’istruzione superiore in corso nel Paese e, inevitabilmente, alla sua ripresa sul lungo termine. I portavoce del governo, interpellati, hanno detto che non ci sono misure di limitazione in corso, ma che è responsabilità del governo stimolare un’istruzione che porti a stipendi alti e contribuisca all’economia.

-Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.