Linguaggi della Rete. L’editoriale di Lorenzo Taiuti

Le rapide e sostanziali comunicazioni del vecchio web erano molto simili alle comunicazioni nel gergo dei gesti dei marine nei war movie. Oggi però sono state sostituite da formule di uno stile assai perbene e artificioso, basato su formule “cortesi e commerciali”, analoghe a quelle della tv: “We are proud to announce…”, “We are ready to announce…”, “We are glad to announce…”.

Uno screenshot del sito www.turbulence.org
Uno screenshot del sito www.turbulence.org

È SOLO UNA QUESTIONE LINGUISTICA?
Un nuovo desiderio d’immagine professionale contrasta o convive parzialmente con le formule asciutte e “attiviste” dell’uso della Rete. Questo cambiamento di stile è comprensibile se si pensa all’irrigidirsi di codici e protocolli in Rete, sempre più controllata, schedata, inquadrata. Ma il dubbio di scelte sbagliate è forte.
È ancora questione di linguaggio se la comunicazione vincente è quella breve e quotidiana dei social network o dei tweet?

COME CONSERVARE LA NET ART
Intanto, un linguaggio “colto” che in questo momento sembra non trovare una facile comunicazione è la Net Art. Attraversata da mille letture e da innumerevoli combinazioni linguistiche che la rendono difficile a molti (come tutte le forme di avanguardia), oggi vive anche il problema della conservazione.
Una delle organizzazioni più interessanti che da vent’anni supporta e distribuisce Net Art è turbulence.org, basata negli Usa e pensata per progettare solo Net Art e cercare di farne un linguaggio che entri nelle strutture dell’arte. Con il diminuire dei finanziamenti, Turbulence (che ha sempre lavorato in modo non profit) si trova oggi nella necessità di cedere il suo archivio a qualche struttura con maggiori possibilità di gestione, poiché l’immateriale digitale è in realtà pesante (anche in Rete) e richiede notevoli somme per mantenere e curare i lavori di Net Art resi forti dalla loro possibile diffusione e debolissimi nelle loro strutture, sempre soggette al variare, sostituirsi e scomparire dei software.

Il MoMA a New York
Il MoMA a New York

I DUBBI DEI MUSEI
Ci troviamo quindi di fronte a un linguaggio che può sparire da un momento all’altro, un linguaggio da Atlantide che ha bisogno di essere mantenuto e curato. L’archivio è stato offerto al MoMA, al Whitney: la rivista Rhizome li ha contattati. Ma nulla ancora è stato definito. È possibile che un’esperienza così lunga e significativa non abbia un suo posto nel vasto panorama della conservazione dell’arte contemporanea?
Malgrado l’ottimismo di chi parla da tempo di Post-Internet art, la Net Art rimane per molti un oggetto poco definibile e difficilmente inseribile nelle strutture di un museo del contemporaneo.

http://turbulence.org/

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media
docente di architettura
università la sapienza di roma

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #32

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). È esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).