Arte e riqualificazione. Il caso di San Berillo

Nel cuore di Catania esiste un dedalo di vie che formano un quartiere complesso, in cui prostituzione e politiche di gentrificazione rischiano di mettere a repentaglio un’area densamente abitata. Il collettivo Res Publica Temporanea ha provato a usare l’arte come antidoto, agendo anche su una serie di porte murate.

San Berillo, Catania - Res Publica Temporanea
San Berillo, Catania - Res Publica Temporanea

UN QUARTIERE ISOLATO
Senza troppi giri di parole ecco la situazione. San Berillo è un piccolo agglomerato di vicoli situato nel centro di Catania. Quel che resta di un quartiere che un tempo ospitava le attività artigianali di 30.000 abitanti ed era al contempo una delle zone a luci rosse più vaste nel Mediterraneo. Lo sventramento iniziato nel 1957 lo ha reso un fossile, un quartiere isolato, tenuto in vita per lo più da prostitute che non vi risiedono ed extracomunitari, alcuni regolari altri che tirano avanti tra sfratti e occupazioni. Di giorno un manipolo di residenti senegalesi staziona dentro e fuori le casette in un crocevia che nulla ha da invidiare a un villaggio africano. Ma è di notte che San Berillo si anima, per via del movimento creato dalla prostituzione etero o trans che qui c’è da sempre. La convivenza tra le varie anime del quartiere non è semplice. I senegalesi non approvano l’attività svolta qui delle prostitute ma non azzardano altro: ci sono “sentinelle” siciliane che percorrono incessantemente l’area a bordo di piccole utilitarie che non lasciano dubbi sulla loro volontà di intervento in caso di necessità. Ma non è finita. Sui confini esterni di quest’area si aggrappa ora la nuova prostituzione nigeriana (questo sì, un gruppo etnico specializzato nella tratta) fatta di ragazze giovanissime inguainate in coloratissime mise afro-pop, che vengono depositate qui al momento giusto ma arrivano tutte da fuori.

San Berillo, Catania - Luprete
San Berillo, Catania – Luprete

STREET ART VS GENTRIFICAZIONE
In questa situazione tutt’altro che semplice si è inserito il collettivo Res Publica Temporanea. Quattro street artist siciliani, che nel capoluogo etneo portano avanti con determinazione quella che ritengono una missione sociale prima che artistica. Street artist alla vecchia maniera, antagonisti per definizione, non meri decoratori come altri chiamati ad affrescare su commissione snervati abbellimenti voluti dalle amministrazioni comunali per abbellire le facciate lasciando intatti i problemi che albergano dietro quei muri. Come accade ormai ovunque, del resto, e come di recente è accaduto anche a Ragusa o nella stessa Catania.
“Quello che abbiamo attuato a San Berillo è un gesto di denuncia, il quartiere è preso di mira da importanti gruppi speculativi della città con un obiettivo molto chiaro, gentrificare l’area. Ma questo è solo uno tra gli interventi previsti nel progetto “Distreet”, che intendiamo portare avanti a Catania. Ogni quartiere porta con sé la sua storia e i suoi problemi, la gente che lo abita e la sua forza inespressa: è con loro che ogni volta ci confrontiamo per elaborare un piano di azione teso a costruire un decoro, inteso non in senso estetico, ma come qualità della vita sociale”. E in effetti a Librino, quartiere satellite di Catania, progettato per ospitare 20.000 persone ma abitato da 80mila residenti, sono cominciati a fiorire diversi murales, tra cui quello realizzato da Blu sul lato cieco di un palazzo di otto piani.

San Berillo, Catania - Ruce
San Berillo, Catania – Ruce

DALLE PORTE MURATE ALLA CREATIVITÀ
Il lavoro a San Berillo si è concentrato sulle porte di accesso delle case e la scelta non è stata casuale. Nel 2000 Umberto Scapagnini, uno dei peggiori sindaci della storia di Catania (ma ottimo medico personale di Berlusconi), decide di bonificare l’area. Preceduta da un’indagine di polizia, viene organizzata un’imponente retata per sradicare l’organizzazione criminale che gestisce prostitute provenienti soprattutto dalla Colombia e dalla Repubblica Dominicana. Blitz di genere sud americano: di notte gli agenti sfondano le porte, entrano nelle case, prelevano le ragazze e le caricano sui pullman, se straniere verranno poi espulse con un foglio di via. In seguito al blitz, le porte di molte case vengono murate per impedire qualsiasi nuova occupazione. Proprio queste porte sono ora il supporto di tutte le opere. “Se le porte saldate o murate verranno riaperte, le opere spariranno con loro”, spiegano i Res Publica Temporanea. “Dopo i primi interventi abbiamo chiesto agli abitanti se avessero delle richieste particolari”. C’è chi ha voluto per il proprio ingresso un ritratto di Coco Chanel in riferimento al suo nome d’arte, chi un polpo con chiari riferimenti alla propria sessualità [in catanese puppo indica sia il cefalopode che l’omosessuale, N.d.R.], una geisha che è stata il frutto di una collaborazione di idee per l’utilizzo degli elementi architettonici, mentre una ragazza di origini colombiane ha voluto un Botero, per sentirsi più vicina alla proprie radici.

Aldo Premoli

 

 

 

 

 

 

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.
  • http://www.saatchiart.com/grazi Roberto Scala

    Street Art , stretti nella forma degli spazi urbani ribelliamoci