Mercato dell’arte. Fra regole, burocrazia, buon senso e passione

Il prossimo 13 settembre si terrà a Milano un convegno sullo stato del mercato dell’arte in Italia. Parteciperanno la Fondazione Prada, la Galleria Massimo De Carlo, l’Unione Fiduciaria e altri importanti operatori finanziari e culturali. Tutti chiamati a raccolta dai commercialisti milanesi. Intanto ecco lo stato dei fatti.

Milan Auction - Christie's
Milan Auction - Christie's

TUTTO È ARTE, POLITICA, ECONOMIA
Mai come in questi ultimi trent’anni, arte, mercato, cultura, economia e finanza hanno intensificato i propri rapporti influenzandosi e, talvolta, condizionandosi a vicenda, anche se il rapporto tra loro nasce ben prima. Napoleone ha costruito il suo potere politico sopra una forte egemonia culturale e prima di lui i Medici e prima ancora i Romani, e non furono i primi. Mecenate non fu il prototipo del mecenate ma un abile ministro di Ottaviano Augusto delegato al recupero del consenso. Ai Weiwei ha detto “tutto è arte, tutto è politica” (Weiweismi, Einaudi 2013).
È sempre stato così e non solo: parafrasandolo, potremmo aggiungere che tutto è (ed è stato) economia. Arte e denaro, in fondo, sono entrambi sistemi simbolici il cui valore è intrinseco, assegnato o quantomeno assegnabile. Il loro valore è dettato da una convenzione sociale, da un riconoscimento astratto sempre più radicato in questi tempi di scambi liquidi di denaro e di arte sempre più concettuale e indefinita.

TEORIA DELLA CLASSE AGIATA
A partire dagli Anni Ottanta il mercato dell’arte ha spesso assunto i contorni di un’industria dello spettacolo: mostre blockbuster dedicate a un pubblico feroce e rapido, musei bandierina a uso di turisti senza attenzione al messaggio ma solo alla condivisione social, diminuzione delle distanza tra arte alta e bassa sono stati favoriti dalla sudditanza della cultura e della politica alla finanza. La nuova economia si fonda sull’immateriale e non più sulla produzione. La direzione dell’arte sembra la stessa.
Già nel 1899 Thorstein Veblen nel suo libro Teoria della classe agiata (Einaudi, 1949) indicava nell’ostentazione il reale valore dei beni e nel costo la radice della bellezza. Un po’ quello che volle dimostrare (con intento ben più accusatorio) Yves Klein nel 1957 con la sua mostra L’epoca blu alla galleria Apollinaire di Milano (su cui Dino Buzzati, sulle pagine del Corriere d’Informazione, scrisse una straordinaria recensione intitolata Blu blu blu) in cui presentò opere tutte monocrome e identiche vendute a prezzi diversi.
E quindi ha ancora senso, oggi, parlare di valore artistico, di tecnica, di bravura? L’arte è ancora espressione di pensiero, forma di provocazione o anche “solo” immagine di bellezza? L’arte serve ancora un interesse generale o è solo un prodotto quotabile, uno strumento finanziario soggetto a variazioni di valore dettate dal marketing, dalle speculazioni e dalle mode? Viene da chiedersi perché, a questo punto, in un museo sia consentito vendere caffè e piatti di spaghetti mentre aprire, ad esempio, una concessionaria di auto debba essere ancora un tabù.

La fu Knoedler Art Gallery di New York
La fu Knoedler Art Gallery di New York

PANAMA PAPERS E ALTRE DIAVOLERIE
Trattare l’arte come una qualsiasi azione in Borsa ha portato a distorsioni e all’abbandono della via maestra. Non era difficile immaginare in anticipo quanto i Panama Papers hanno portato alla luce: l’uso distorto e fraudolento di opere nate per altri motivi e diventate merce di scambio in affari opachi, l’uso fraudolento dei porti franchi, la sopravvalutazione artificiosa e la speculazione programmata. Aggiungiamoci la Brexit, il terrorismo, l’incertezza globale e la frittata è fatta.
L’esplosione dello scandalo annunciato, l’emersione della palude in cui si stava navigando e le prevedibili sorprese che la vita riserva ci hanno messo di fronte a una crisi del mercato in cui Christie’s, ad esempio, ha denunciato una diminuzione delle vendite del 30% nel primo semestre del 2016 rispetto all’anno precedente. Parliamo di quasi 1,5 miliardi di dollari. Lo stesso vale per Sotheby’s: oltre il 20% in meno. Il mercato dell’arte rischia di collassare sotto il peso di scommesse speculative come ha già fatto la finanza mondiale nel 2008, dove per ogni dollaro reale se ne scambiavano 40 fasulli sotto il nome di futures e altre diavolerie.

DELLA CIRCOLAZIONE DEI FALSI
In un sistema corrotto dal denaro, poi, prolifera la circolazione dei falsi. Distinguerli dagli originali, oltretutto, sta diventando sempre più difficile e da qualcuno ritenuto anche meno importante. Al nazista Göring vennero venduti falsi Vermeer oggi esposti a Rotterdam con il nome del loro vero autore, van Meegeren. Delle specie di Vangeli apocrifi, a loro modo. In questo caso l’arte incontra la storia come, volendo, è successo anche nella vicenda delle teste di Modigliani scolpite da tre studenti livornesi e diventati un caso nazionale o per la riproduzione delle Nozze di Cana alla Fondazione Cini a Venezia.
I falsi possono essere citazione, omaggio, opere d’arte a loro volta e portatrici di un pensiero. La falsità dichiarata perde il suo accento negativo ma non è e non potrà mai essere un lasciapassare per le copie prodotte fraudolentemente, per l’invasione di autori moderni e freschi di vernice nelle fiere anche importanti. Il caso di Glafira Rosales e della galleria Knoedler, costretta a chiudere per il crollo di fiducia conseguente dopo oltre cent’anni di consolidata attività, è solo il più eclatante di una serie di reati che spesso si fa finta di non vedere.

Sotheby's
Sotheby’s

SE CALDER RESTA CALDER
Il sistema, al di là delle luci sugli scambi da record, non funziona. La crisi, l’automazione dei servizi, il progresso tecnologico spesso disordinato non segneranno la fine dell’economia in generale, ma di quella che abbiamo conosciuto fino ad ora. Occorre cambiare struttura, lavorare sull’immaginazione, cambiare il rapporto con il profitto. Negli ultimi anni, a guardare solo dentro i nostri confini, hanno chiuso quattrocento gallerie, mentre il fatturato di chi sopravvive non cresce se non in pochi casi.
Il mercato è davvero un mercato se vigono regole e analisi, incontri di domanda reale e offerte concrete. Un mercato senza regole non può interessare i gestori di patrimoni: la mancanza di trasparenza e di standard valutativi favoriscono solo l’insorgere di pratiche illecite, mentre costituiscono un freno alle possibili richieste di inserimento di opere d’arte nei portafogli della clientela delle società di gestione. Lo rendono una sala scommesse, un’enorme e costosa slot machine, nulla di più.
Il mercato è come Beyeler definì le sculture di Calder: solide e in movimento ma sempre delle sculture di Calder (La passion de l’art. Entretiens avec Chistophe Mory, Gallimard, 2003). Non immutabile ma bisognoso di sistemi e metodologie, di tecnica che ne garantisca un movimento sicuro e coordinato. Senza tornare per forza indietro, si può tornare a vivere l’arte come emozione ed esperienza e non più come bene rifugio lontano dalla propria origine. A scambiare denaro con beni artistici sulla base del valore che ognuno gli da e non per quello che altri decidono. La speculazione è un gioco a somma zero dove il banco vince sempre quando vuole. Chi perde potete immaginarlo. “L’amore per l’arte e lo spirito di collezionista dipendono dal carattere o dall’inclinazione dell’amatore e del collezionista. Ma altrettanto l’amatore dipende dall’epoca in cui capita, dalle circostanze, dagli artisti e dai mercanti, da mille accidenti. Quante cose possono concorrere a renderlo serio o superficiale, di mente aperta o limitata, larga o unilaterale”, scrisse Goethe già nel 1799 (Scritti sull’arte, Ricciardi, 1914).

Milan Auction - Christie's
Milan Auction – Christie’s

CHE FARE
I nostri tempi sono quelli in cui tutti dicono tutto e la parola quando troppo espressa non dice più nulla. La sofferenza è spettacolo e perde significato e così all’arte non resta che arrendersi per mancanza di argomenti. Occorre tornare al silenzio e alla riflessione, a dare valore solo a ciò che ne ha, cambiare i tempi e i modi, allontanarsi dai tentativi di omologazione del gusto, del linguaggio, del pensiero che, di conseguenza, tende a diventare pericolosamente unico e manovrabile. Occorre ripensare (e pensare davvero) il sistema dell’arte e della cultura in genere.
In Italia questo significa muovere le leve fiscali per favorire gli scambi e farli emergere dalla acque melmose in cui troppo spesso navigano, così come altrove occorre scardinare il sistema dei porti franchi che hanno perso il loro senso originario. Serve dare semplicità e chiarezza, rendere agile e sicuro un mercato che altrimenti rischia di assomigliare alla Milano di Fossati: “Livida e sprofondata per sua stessa mano”. Lavorare sull’IVA che grava sulle importazioni, sul sistema delle detrazioni, sulla creazione di settori bancari specializzati nel finanziamento degli operatori incentivando l’imprenditoria e l’educazione culturale. Sburocratizzare il sistema delle importazioni temporanee delle fiere, allungare i tempi delle notifiche d’interesse culturale sono alcune delle sollecitazioni da porre alla politica. Perseguire politiche di corporate social responsability, credere nei risultati positivi della rendicontazione.
L’arte e gli artisti, dal canto loro, devono dare il proprio contributo a espellere i falsi mercanti dal tempio. L’arte è educazione e studio, anche, e deve recuperare la propria capacità critica. “Parlare bene è una filosofia. È difendere i valori più alti della comunità; è la libertà stessa”, ha scritto Nicola Gardini in un saggio sulla bellezza del latino (Viva il latino, Garzanti, 2016). L’arte deve tornare a parlare bene: deve abbandonare i sensazionalismi, la ricerca del successo istantaneo, la politica da reality, gli affari che se non sono milionari sembrano non esistere. Deve ridarsi credito prima che sia troppo tardi. Tornare a essere un valore al di là del proprio prezzo.

Franco Broccardi

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Franco Broccardi
Franco Broccardi (Sanremo, 1964). Dottore commercialista e revisore contabile Esperto in materia di Economia della Cultura, di mercato e fiscalità dell’arte oltre che di gestione e organizzazione aziendale. Ricopre incarichi di consulente o revisore per musei, teatri, gallerie d’arte, fondazioni e associazioni culturali. Partecipa a convegni, incontri di formazione e tavole rotonde in veste di coordinatore e relatore. È membro della commissione Fisco e Finanza presso Federculture.

11 COMMENTS

  1. Il sistema culturale ed economico sta subendo la grande trasformazione della multimedialità della rete, questa sta scardinando tutti i sensi immaginifici e ci porta ad una fruizione molto parcellizzata e randomatica, per cui sia l’economia che nello specifico l’arte visiva saranno stravolte.

    L’arte visiva oramai la può produrre chiunque e ora anche quasi chiunque può promuoverla, quello che si chiama “sistema dell’arte”, costituito da un ristretto gruppo di gallerie internazionali, ha ancora una certa presa sui musei e su certi spazi ma oramai la società ha preso atto della “finzione” culturale e ci gioca, l’arte non è più cultura ma un piacevole passatempo per gente benestante e con tanto tempo libero.

    Per cui divertiamoci e non facciamoci inutili pippe mentali…

    (Foto Duane Hanson esposto al NMNM di Monaco)

    • “l’arte visiva la può produrre chiunque” è la “democratica” e demagogica alternativa all’arte delle élite del denaro. Ovviamente la chiave di volta è la società della tecnologia digitale e quindi un vangelo già scaduto che solo gli ingenui ripropongono nei termini utopostici di anni già ormai andati. Ma anche la migliore democrazia prevede la delega perchè le piazze, nemmeno quelle digitali, non sono abbastanza grandi per tutto il popolo che non sempre è informato e intelligente. A molti piacerebbe che con un ridimensionamento di certi vertici si ridimensionasse la stessa necessità di una capacità critica :
      ma i desideri infantili e la presunzione, le ambizioni eccessive, il non fare i conti con una storia lunga, l’evitare gli esami non sono movimenti abbastanza interessanti per riuscire a essere arte.
      L’ abuso delle minoranze privilegiate ingenera questo genere di populismi o di autorassicurazioni.
      Vacuità frivolezza vanità pretenziosità capziosità velleitarismo rimarranno però quello che sono.
      E quindi sarà sempre inevitabilmente questione di selezione, di confronto, anche se una pletora di esagitati sogna un mondo di espressioni parcelizzate , tante quanti sono quelli che le possono proferire.

      • Non penso che sia un’alternativa penso che sarà la realtà, il gioco dei valori si sta spostando completamente se ha ciò aggiungiamo che il flusso di immagini prodotte è oramai esponenziale, ti consiglio la visione del sito https://www.tumblr.com che secondo me è la follia archivistica dell’immagine.

        Perché avere un banalissimo ed unico quadro quando posso averne sulle pareti di casa, a rotazione, migliaia di immagini su un bel monitor ultrapiatto che può anche propormi tutta la fantastica risoluzione di google art project?

        Sicuramente rimarrà una fetta di persone che brameranno ancora l’oggetto fisico ma sarà uno dei tanti gruppi di interesse che sia arte o francobolli poco importa sicuramente non sarà cultura nel senso antico del termine

        • Non credo che tu possieda una sfera di cristallo . Vuoi che ti elenchi le tante previsioni poi disattese? Confondi il flusso di immagini con l’arte.
          E gli archivi con la selezione.
          Perchè dovrebbero essere la stessa cosa?
          Sono cose diverse.
          Scusa non ho tempo di andarmi a vedere tunblr. com, lo vedo già spesso e allora? è come se parlassimo di storia dell’arte medievale e tu mi dicessi di andarmi a vedere google. E allora?
          Penso che descrivi i canali della distribuzione confondendoli con il contenuto.
          Un’altra cosa discutibile è l’eclisse dell’oggetto fisico, tutto da dimostrare . Se potessimo contare le immagini non fisiche degli “archivi” e gli oggetti fisici scommetto che le percentuali di sparizione siano più numerose tra gli oggeti immateriali piuttosto che tra quelli fisici :)
          Quando le cose sembrano avere una direzione c’è sempre qualcuno che si annoia e fa altro. Ed è più probabile che un mondo di oggetti e immagini immateriali (ancora però da venire) creerà una reazione opposta di rinnovata fisicità.
          Tu stesso parli di forme sperimentali belle sul primo momento ma poi velocemente svaporate…

          • Ma come col cappello di Mago Merlino mi avevano garantito una sfera professionale! mi avranno truffato? va beh allora proviamo a ragionare .. quello che tu chiami flusso di immagini è ovunque soprattutto sui device, gli stessi che oramai sono elemento comunicativo, quindi portatori di messaggi (una bella polenta di foto, parole, video) che appaga e rende oramai compulsivi tutti (a parte un certo mondo di finti snob che si limitano all’islamismo visivo per qualche strana motivazione tipo cultura, elite… cose che oramai non esistono più nemmeno sulle terze pagine dei giornali..).

            Cosa fanno gli artisti, nulla, se non riproporre atteggiamenti già ritriti dai dada fino al fluxus per non dire delle recente occasioni di riflessione, un bell’esempio è l’ultima manifesta che promuove arte che ritorna si potrebbe dire all’artigianato, quindi alla sua funzione di tecnica.

            Quella concettuale oramai è proprio inutile essendo stata sperimentata in tutte le pippe mentali possibili e il resto esiste perché c’è un sistema abbastanza oliato dalle gallerie private che crea occasioni di “mondanità” (che mi diverte molto e che seguo tantissimo, via un poco di pettegolezzi colorano le giornata d’arte).

            Contenuti cosa sarebbero le burnie (barattoli?) ma per cortesia sono anni che viene proposta una “scrittura da wikipedia” per opere artistiche piene di assurdità e stranezze giusto per riempire l’attenzione di qualche minuto, ho giusto tutta la serie di Mousse che è su questo fronte una cosa fantastica, migliaia di pagine che leggo con a stessa passione di Cronaca Vera.

            Poi in realtà esistono decine di artisti che sicuramente realizzano opere con passione e coerenza ma queste raramente si vedono nelle mostre pacchetto dei principali musei europei …

            Comunque anche su Google c’è la storia medievale :) anzi ci sono Circa 1.940.000 risultati (0,53 secondi) solo in lingua italiana

          • mi pare che il flusso di immagini di per sè non sia poi così appagante se così tanti vogliono fare gli artisti ( e alcuni i porno attori). L’eccesso porta assuefazione infatti. D’accordissimo con quanto dici sull’arte contemporanea , sul concettuale su Fluxus su Manifesta e su tutto il resto. Direi però che la quantità affoga quelle decine di passionali e coerenti che pur esistono
            così come 1940000 risultati riguardo la storia medievale su google non garantiscono nel loro numero la loro affidabilità rispetto ad una decina di libri dei maggiori esperti dell’argomento, anche perchè il numero complessivo non distingue tra informazioni prime e ridondanza.

          • Si hai ragione l’eccesso è uno dei punti dolenti del nostro fruire il mondo visivo, anche sul punto della verità informativa del web, condivido, anche se è vero che un testo preso da un sito universitario alquanto attendibile, trovo il web molto utile, lo affianco ai libri sicuramente non lo sostituisco

          • Insomma se ne convieni si puó dire che in realtá ci sono dei cambiamenti ma gli sviluppi non sono necessariamente a senso unico e tra due alternative nette ed estreme ci possono essere diverse vie mediane :)

      • E’ un classico stupendo, che ora che molti degli artisti più estremi sono tornati alla pittura rivela quanto era autentico … non c’è nulla da fare certe forme d’arte sperimentali sono state molto belle ma si sono evaporate subito.

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