L’Expo e il nuovo Villaggio Globale. Intervista a Luigi Ferrara

Parola all’architetto e designer alla testa del Centre for Arts, Design & Information Technology del George Brown College di Toronto e del correlato Institute Without Boundaries, relatore di Meet The Media Guru e protagonista della Summer School ospitata dalla Cascina Triulza, nell’ambito della mostra “Expo as a Global Village Future Ways of Living”.

Luigi Ferrara
Luigi Ferrara

Un progetto di grande respiro, con l’area Expo che diventa il laboratorio ideale per sperimentare nuovi modi di abitare la città e impiegare le nuove tecnologie attraverso il metodo della Charrette, che mette in campo i principi del design partecipativo, riunendo gruppi di esperti, docenti e studenti. Luigi Ferrara ci ha parlato di questo e altri sogni per dare nuova vita a un luogo di grande complessità.

In questi 14 anni di lavoro con Institute Without Boundaries ha visto cambiare il ruolo e il lavoro del designer?
Il mondo del design sta cambiando velocemente. Siamo in un momento di passaggio tra l’era del design industriale e quello del “design oltre il design”, che implica una maggiore dose di personalizzazione e una progettazione organizzata in tre fasi distinte: visualizzazione, simulazione e interazione con l’utente. Il design non sarà un prodotto fisso, ma l’utente potrà intervenire nel processo creativo scegliendo tra una miriade di configurazioni possibili e mettere virtualmente in relazione l’oggetto con il proprio avatar. Ritorna la partecipazione dell’essere umano che era prevalente nell’era pre-industriale, quando le persone facevano tutto con le loro mani, erano veri e propri prosumer, al tempo stesso artefici e destinatari di abiti, utensili, oggetti di vario genere, come ho avuto modo di apprezzare ascoltando i racconti dei miei genitori, emigrati dall’Abruzzo rurale nel dopoguerra. In questo modo l’innovazione tecnologica e informatica consente il ritorno della creatività alla gente. Anche lo sviluppo delle tecniche di stampa in 3D va in questa direzione.

Expo as a Global Village Future Ways of Living - Cascina Triulza, Milano 2016
Expo as a Global Village Future Ways of Living – Cascina Triulza, Milano 2016

Che cosa ha di diverso questa nuova artigianalità rispetto a quella del passato?
Senz’altro è molto più ricca, perché si intreccia con tutti gli altri saperi ed esperienze a disposizione dell’uomo del Ventunesimo secolo. L’artigiano-prosumer del passato si muoveva in un sistema di convenzioni, all’interno del quale apportava modifiche e varianti, ma la realizzazione dei prodotti era lenta e costosa. Usando le macchine, e grazie alla specializzazione del lavoro, siamo passati da un sistema governato dalla scarsità di beni a uno caratterizzato dall’estrema abbondanza. In futuro, però, sarà necessario lavorare sulla condivisione per permettere a tutti di godere della stessa abbondanza, riducendo l’inquinamento e gli sprechi. La scalabilità diventa un concetto importantissimo: gli oggetti possono essere prodotti on demand, in modo che siano disponibili soltanto quando ne abbiamo realmente bisogno, per poi essere condivisi o scambiati.

Oltre che di “sharing economy”, nel corso del suo intervento ha parlato anche di “wisdom economy”, un concetto non del tutto nuovo [evocato per la prima volta da Earl Cook nel 1982 in un lavoro sul consumatore come creatore, N. d. R.], ma di grande attualità. Di che tipo di saggezza parliamo nell’ambito del progetto?
Il design ha da sempre il ruolo di creare uno spazio di condivisione e riflessione. Non sappiamo, per esempio, che cosa sarà il lavoro nei decenni a venire, probabilmente sarà una cosa molto diversa da quella che conosciamo poiché la scalabilità porta a fare molto con poco sforzo e le aziende della sharing economy impiegano meno persone rispetto a quelle tradizionali. Non credo però che finirà come nel film The Circle, in cui una cerchia ristretta di persone lavora per un gigante dell’information economy mentre enormi masse di persone rimangono disoccupate ed emarginate. Ciò di cui abbiamo bisogno è la saggezza necessaria per inventare il mondo di domani, per decidere come gestire energia, lavoro e risorse con aiuto delle nuove tecnologie. Anche questo è un lavoro di progettazione, bisogna smaterializzare il mondo per poi rimaterializzarlo in un modo migliore. Credo che chiunque, designer o no, dovrebbe dedicare il 5% del suo tempo a coltivare progetti collaborativi, perché la saggezza può venire da chiunque.

Expo as a Global Village Future Ways of Living - Cascina Triulza, Milano 2016
Expo as a Global Village Future Ways of Living – Cascina Triulza, Milano 2016

IwB ha messo in pratica il suo approccio partecipativo al design anche a Milano, con la Expo as a Global Village Future Ways of Living Summer School, che ha visto 80 persone provenienti da tutto il mondo impegnate a “ridisegnare” il sito di Expo. Com’è andata?
Abbiamo creato un modello composto da strati diversi, ognuno dedicato a una specifica funzione. Il livello inferiore è intitolato al trasporto automatico, mentre il piano terra di ogni edificio sarebbe dedicato alle istituzioni pubbliche – una scuola, per esempio – e il primo piano sarebbe un enorme spazio dedicato al coworking e alla vita sociale. La contiguità tra luoghi dedicati alla formazione e spazi di lavoro sarebbe molto utile, per cominciare a cooperare con le aziende fin dai banchi di scuola e continuare a imparare lungo tutta la vita professionale. Al di sopra degli spazi di coworking abbiamo immaginato un sistema abitativo modulare, capace di espandersi e contrarsi a seconda dei bisogni, mentre il tetto verrebbe utilizzato per produrre energia grazie ai pannelli solari e per coltivare.

Pensa che questo progetto possa diventare realtà?
Gli investimenti sull’area sono già stati fatti, Arexpo si trova in un punto di importanza critica, servito da treni a lunga percorrenza e suburbani, metropolitana, mezzi di superficie, ed è ben collegato all’aeroporto di Malpensa. Per questo sarebbe il laboratorio ideale per sperimentare soluzioni per la città del futuro – ad esempio i sistemi di trasporto automatici, senza conducente, ma anche nuovi approcci all’educazione e alla sanità – e per fare di Milano una città veramente globale, capace di attirare professionisti da tutto il mondo tutto l’anno, e non soltanto durante la settimana del design. L’effettiva realizzazione del progetto ovviamente non dipende da me, ma penso si tratti di un’ottima opportunità. Arexpo potrebbe diventare un’“opera del Duomo” laica, il dono di Milano al XXI secolo.

Giulia Marani

Milano // fino al 30 settembre 2016
Expo as a Global Village Future Ways of Living
CASCINA TRIULZA
http://cascina.fondazionetriulza.org
www.meetthemediaguru.org

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.