Qui Sudamerica. Cinque mostre a Caracas

Un ventaglio di mostre illumina la scena di Caracas con fari estetici di grande respiro, con segni esclusivi, con visioni avvincenti che attraversano la città e disegnano un panorama elegante, la cui sensibilità legge il presente con le presenze e le intelligenze attuali. Un assaggio del reportage su Caracas che troverete in autunno su Artribune Magazine.

Zeinab Rebeca Bulhossen, Belleza Crítica, 2016, exhibition view, Galería Abra, Caracas
Zeinab Rebeca Bulhossen, Belleza Crítica, 2016, exhibition view, Galería Abra, Caracas

MARCO MAGGI: CODIFICARE IL MONDO
Nell’Espacio Monitor di Caracas – siamo nel Centro de Arte Los Galpones, ambiente polifunzionale dove si concentrano alcune delle gallerie più interessanti della città –, ad accogliere lo spettatore è Piano Piano, uno straordinario progetto di Marco Maggi (Montevideo, 1957) che esplode nell’ambiente espositivo per riflettere sulle diramazioni dell’informazione globale. Mosso dal desiderio di codificare il mondo, di modellare una matrice para-informatica che si aggrappa alle pareti e si estende lungo il perimetro e l’area della galleria, Maggi (artista che ricordiamo per lo straordinario site specific Miopía Global alla 56. Biennale di Venezia) plasma una trama policroma che assorbe al suo interno le tipologie formali di circuiti elettronici e di tessuti urbani fantastici, le ramificazioni dell’ingegneria genetica o del sistema nervoso.
Come un’opera totale che si estende anche su una parete esterna della galleria, la sua è una meditazione sulle mancanze oftalmiche dell’uomo, sulle distrazioni del pubblico. Ma anche un invito a prestare attenzione, a guardare attentamente il mondo, a gustare il mistero della rilevazione, della rivelazione, della meraviglia.

Zeinab Rebeca Bulhossen, Belleza Crítica, 2016, exhibition view, Galería Abra, Caracas
Zeinab Rebeca Bulhossen, Belleza Crítica, 2016, exhibition view, Galería Abra, Caracas

QUANTO È CRITICA LA BELLEZZA
Zeinab Rebeca Bulhossen (Caracas, 1964) propone, dal canto suo, negli ambienti della Galeria Abra, un’analisi attenta a registrare e decifrare la scena socio-economica di un luogo maltrattato dal malfunzionamento della macchina amministrativa. Con Belleza Crítica, splendido titolo che riscontra il collasso della bellezza, l’artista illustra e schematizza (mediante una serie di interventi) i dolori di una situazione difficile, gli stati d’allarme, l’affanno psicologico di un corpus sociale stanco, anestetizzato, paralizzato.
Dalla denuncia elegiaca di …Con una hoja, tengo al árbol (2014-2015), installazione realizzata con papel de segurdad (la carta in Venezuela è un bene prezioso e un controllo dello Stato), agli splendi Cortezas (2016) e Cortes (2016), si giunge via via a installazioni fotografiche – Flores en el asfalto (2013-2015) e Arboles & Aceras (2015) – che nascono da una inclinazione performativa (di cui ne conservano la forza) cristallizzata in eleganti voci visive per raccontare, mostrare, documentare.

Antonio Paz, Geometría Rigorista, 2016, exhibition view, Galería G Siete, Caracas
Antonio Paz, Geometría Rigorista, 2016, exhibition view, Galería G Siete, Caracas

GUARDANDO A BONALUMI E CASTELLANI
Ad appena trenta metri, con la sua Geometría Rigorista, Antonio Paz (Guayana, 1973) presenta nella G Siete Galeria un palinsesto di opere recenti che pongono al centro dell’attenzione la storia e la eco idiomatica di stampo cinetista i cui esponenti – Jesús Rafael Soto e Carlos Cruz-Diez (meravigliosa Efímeras, la mostra di quest’ultimo al Centro Cultural Chacao) – sono addizionati a un percorso che guarda con attenzione ai nostri Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani.
Partendo dalla geometria in purezza Paz crea strutture metalliche cromaticamente croccanti, puzzle che invitano a guardare l’opera nel suo insieme e a scomporla, poi, per ricercare l’accuratezza di ogni singolo morfema.

Chiara Banfi, Palpitaciones, 2016, exhibition view, Carmen Araujo Arte, Caracas
Chiara Banfi, Palpitaciones, 2016, exhibition view, Carmen Araujo Arte, Caracas

COME RISUONA IL MONDO
In un meraviglioso distretto a sud est della città (nello spazio della Hacienda La Trinidad Parque Cultural), Carmen Araújo Arte – gallerista che conosciamo per l’impegno e per la passione mostrata sin dal 2010 – propone il silenzio sonoro di Chiara Banfi (São Paulo, 1979) che, con Palpitaciones, azzera la composizione musicale e mette in campo un piano espressivo la cui indagine non solo richiama alla memoria alcuni esperimenti di John Cage (“para mí el silencio es más un concepto que una verdad”, avvisa infatti Banfi, “no creo que exista un silencio absoluto”), ma evidenzia anche il desiderio di vedere e leggere l’ineffable (Jankélévitch), di disegnare il suono, di carpire la tensione di una corda pronta per rilasciare il suono e di scagliarlo lontano, di gustare i passaggi ritmici di Debussy o di passeggiare tra gli intervalli di Bach.
È una gustosa “visualizzazione dei suoni del mondo”, suggerisce Sandra Pinardi, “che palpita delle cose negate al nostro udito ma, tuttavia, piena della musica” di quel compositore che si chiama “naturaleza”.

OASIS. La fotopintura y la pictofotografía, 2016, particolare dell'opera di Arsenio Reyes & Clara Ferrand, Galería GBG Arts, Caracas
OASIS. La fotopintura y la pictofotografía, 2016, particolare dell’opera di Arsenio Reyes & Clara Ferrand, Galería GBG Arts, Caracas

UN’OASI COLLETTIVA
La collettiva organizzata dalla Galería GBG Arts (OASIS: la fotopintura y la pictofotografía), chiude questo breve itinerario con il lavoro di nove artisti (Starsky Brines, Lesly Chacón, María Teresa Hamon, José M. Ramírez, Arsenio Reyes & Clara Ferrand, Costanza De Rogatis, Lubeshka Suárez e Efraín Ugueto), di nove formule creative, di nove sguardi sulla realtà che offrono allo spettatore una escursione visiva densa di potere critico.
Efraín Ugueto (Caracas, 1976) fa brillare, ad esempio, la mina della creatività mediante cortocircuiti materici e oggettuali, assemblaggi eleganti e pensanti, immersivi e riflessivi che si collegano tra loro per dar vita ad un processo relazionale la cui connessione interna produce un sisma atmosferico nel seno del reale e una nuova vitalità d’ascolto, di sguardo, di visione sul mondo.
Su un mondo che è, per i nuovi plotoni artistici di Caracas (e non dimentichiamo che il Premio Armando Reverón è stato vinto da Sigfredo Chacón, Edgar Guinand e Magdalena Fernández), terreno fertile, località ricca di misteri, habitat dentro il quale si tesse la trama dell’opera, la riflessione sulle cose quotidiane, sugli argomenti (anche scottanti e inquietanti) della vita.

Antonello Tolve

www.espaciomonitor.com/
www.abracaracas.com/
www.centrodeartelosgalpones.com/centrodearte.html
www.carmenaraujoarte.com/
www.gbgarts.com/

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.