Nuovi spazi per l’arte a Sarajevo: la Galleria Brodac

Sempre più attiva sul piano artistico, Sarajevo fa da sfondo a un incredibile fermento culturale, che trova nei giovani i promotori più convinti. Come Mak Hubjer, che ha da poco inaugurato un nuovo spazio per l’arte contemporanea nella capitale bosniaca.

Galleria Brodac, Sarajevo
Galleria Brodac, Sarajevo

Sarajevo sta assistendo a una primavera prolifica dal punto di vista artistico e culturale. Protagonisti di questo fermento sono alcuni giovani artisti imprenditori che si stanno lanciando in coraggiose avventure. Coraggiose perché, volendo guardare il bicchiere mezzo vuoto, la capitale bosniaca fatica a valorizzare le proprie risorse interne, soprattutto la propria gioventù, e l’iniziativa privata, se non ostacolata, è comunque troppo spesso ignorata dai politici in carica.
Stupisce quindi vedere all’opera il giovane artista bosniaco Mak Hubjer, classe 1993, impegnato nella ristrutturazione di una vecchia kafana (tipico bar bosniaco) per trasformarla in un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea in città. La galleria Brodac ha inaugurato lo scorso venerdì 13 maggio con una mostra dal titolo Reconstruction che riunisce otto artisti locali e internazionali: Alma Suljević, Nela Hasanbegović, Daniel Premec, Jusuf Hadžifejzović, Louis James, Bojan Stojčić, Pierre Courtin e lo stesso Hubjer, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Sarajevo è testimone di un fenomeno interessante: molte delle gallerie in città, penso alla galleria Duplex100m2, fondata dal francese Pierre Courtin nel 2004, e alla galleria Charlama, di proprietà di Jusuf Hadzifejzovic, sono state aperte e vengono gestite da artisti. Come è nata l’idea della galleria Brodac?
La galleria Brodac rappresenta la mia protesta personale come artista. Questo spazio espositivo è nato con l’idea di diventare la mia attività, qualcosa grazie a cui poter vivere, farne una professione. Pierre Courtin è stato di grande ispirazione per me. È arrivato a Sarajevo nel 2004, senza sapere cosa lo aspettasse. Si è trasferito con la famiglia ed è riuscito a mettere in piedi qualcosa di straordinario; la sua è la galleria più importante che abbiamo qui in Bosnia, con la miglior collezione di arte contemporanea bosniaca.
Ho molto rispetto del suo lavoro, così come ammiro il lavoro di Jusuf Hadzifejzovic, uno degli artisti bosniaci più significativi. La sua collezione d’arte contemporanea, esposta presso la galleria Charlama da lui stesso fondata, vanta opere di Andy Warhol, Henry Moore, Marina Abramovic e tanti altri. Negli anni abbiamo spesso parlato di come sarebbe stato necessario avere altri spazi espositivi qui a Sarajevo, così mi sono detto: perché non aprirne anche io uno?

Galleria Brodac, Sarajevo
Galleria Brodac, Sarajevo

Ammiro molto il tuo coraggio. Stai investendo i tuoi risparmi per aprire una galleria d’arte a Sarajevo, senza sostegno economico esterno.
È buffo perché da artista mi trovo adesso a essere allo stesso tempo direttore artistico, curatore, storico dell’arte… tutto in uno! Spesso mi sono chiesto: “Ma cosa sto facendo, e perché? A quale scopo?”. Mi sono risposto che non ho nulla da perdere, se non i soldi. Ma non è un grosso problema, i soldi vanno e vengono. La cosa che mi fa più paura è l’idea di fallire nel tentativo di creare qualcosa che possa avere un valore per l’intera società, ho paura che questa mia idea possa un giorno semplicemente dissolversi nel vento. In tutta onestà, se avessi voluto iniziare un’attività redditizia, avrei aperto anch’io un bar. Spero che i miei amici e colleghi mi sosterranno, non finanziariamente, ma con tanto lavoro e buone idee.

Qual è il tuo scopo?
Il mio scopo principale è quello di mettere in contatto gli artisti della mia generazione, mettendo a disposizione uno spazio espositivo dove i giovani possano incontrarsi, discutere nuove idee e progetti al di fuori dell’ambiente conservatore e privo di stimoli della nostra Accademia di belle arti. A Sarajevo a oggi non esiste un centro culturale con queste caratteristiche. Brodac vuole essere un posto attivo per la nostra comunità di artisti, soprattutto per le nuove generazioni che rappresentano il futuro di questo paese.

Galleria Brodac, Sarajevo
Galleria Brodac, Sarajevo

Come pensi di sviluppare le vendite? Qual è il tuo businness plan?
Al momento non sono particolarmente ottimista sul riuscire a finanziare in tempi brevi la galleria vendendo le opere esposte. Il mio progetto a lungo termine però è di incentivare qui in Bosnia il mercato dell’arte, che al momento non fa profitti.  oggi è possibile vendere arte ai turisti o agli stranieri che vivono qui e che apprezzano quello che facciamo, ma la verità è che a Sarajevo, una città di quasi 400mila abitanti, c’è forse un 10% interessato all’arte, e soltanto un 1% interessato a comprare. Questa è la nostra realtà.

Quali sono le urgenze che hai individuato?
Credo che l’urgenza principale sia quella di costruire un mercato dell’arte, di incoraggiare i possibili acquirenti a comprare, educandoli, spiegando loro la bontà dell’investimento. Comprando giovani artisti, possono sostenerli nella loro carriera, dar loro la possibilità di produrre altre opere, di farsi un nome e quindi di incrementare il proprio valore sul mercato. Credo sia possibile vendere qualsiasi cosa, se si sa come farlo. Se troviamo un modo per far sì che le persone inizino a interessarsi all’arte contemporanea, saremo anche in grado di venderla.

Galleria Brodac, Sarajevo
Galleria Brodac, Sarajevo

Quale impatto pensi possa avere la tua nuova avventura alla galleria Brodac sulla società bosniaca?
La società bosniaca, la nostra gente, ha attraversato degli anni molto difficili, ne sono consapevole. Le persone a volte dubitano che l’arte possa avere un qualche impatto, o cambiare in meglio le cose. La verità, secondo me, è che l’arte ha sempre avuto e sempre avrà le risposte che cerchiamo. Negli ultimi venticinque anni qui in Bosnia la gente ha spesso raccontato con frustrazione le proprie difficoltà quotidiane, spesso dandosi poco da fare per migliorare la propria condizione.
Io e miei colleghi stiamo lavorando sodo, ci siamo rimboccati le maniche e cerchiamo di non lamentarci. Siamo arrabbiati con il sistema educativo di questo Paese che non vuole sostenerci, ci sentiamo abbandonati, ma non ci arrendiamo. Abbiamo realizzato mostre e progetti artistici ovunque, occupando spazi alternativi in città, organizzando eventi. Brodac offrirà finalmente uno spazio a tutti noi, e continuerà sulla strada che abbiamo iniziato. Siamo noi la nuova generazione, e senza di noi non ci sarà una futura scena artistica contemporanea.

Claudia Zini

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