Russia: l’annus horribilis del mercato dell’arte

Il mercato del lusso in genere risente poco degli alti e dei bassi che fanno tremare i polsi alle famiglie normali. Ma la situazione in Russia è talmente instabile che pure ai piani alti…

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, La nona onda, 1850
Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, La nona onda, 1850

UN MERCATO INTERNAZIONALE
Pesanti sanzioni internazionali, una moneta che ha perso più della metà del suo valore in dollari, inflazione crescente e Pil in picchiata. In Russia i timori di una crisi economica e le tensioni geopolitiche rappresentano una minaccia per una nicchia di mercato come quella dell’arte russa che, rispetto al 2014, nelle vendite all’asta di dicembre ha registrato un calo del 58%, per un totale di £ 17,2 milioni contro i 40 dell’anno precedente.
Questo comparto del mercato – il 2,5% di quello dell’arte globale – ha luogo principalmente sul territorio internazionale, benché la maggior parte degli acquirenti sia di nazionalità russa o delle ex repubbliche sovietiche. Il mercato interno si mostra debole e parlare di arte russa significa considerare i segmenti di oggetti d’arte e dipinti che vanno dal XVIII al XX secolo, mentre l’arte contemporanea rimane ancora a margine, rappresentando solamente il 5% delle transazioni.

UNA VENDITA STORICA E L’ASCESA
Nonostante il carattere extranazionale di questo mercato, l’evento più importante nella storia dell’arte russa del secolo scorso ha avuto luogo proprio a Mosca, con l’eccezionale vendita all’asta organizzata da Sotheby’s in accordo con il Ministero Sovietico della Cultura nel 1988. La vendita di Avant-Garde and Soviet Art totalizzò £ 2 milioni per oltre cento lotti e il suo successo ebbe un’enorme influenza sul destino di diverse generazioni di artisti, cambiando radicalmente la situazione del mercato, benché in catalogo mancassero rappresentazioni iconografiche di Lenin o di lavoratori entusiasti, tipiche delle rappresentazioni del periodo socialista.
Successivamente, tra il 2004 e il 2008, il mercato dell’arte russa ha conosciuto una significativa crescita, con un aumento del giro d’affari del 730% rispetto al 2003. Nel 2005, Sotheby’s, Christie’s e Bonhams hanno inaugurato le vendite dedicate esclusivamente all’arte russa, a cui si è aggiunta la neonata casa d’aste specializzata MacDougall’s, divenuta presto uno dei leader mondiali, detenendo un quarto del mercato globale del comparto. Tra il 2007 e il 2014, Sotheby’s, Christie’s, MacDougall’s e Bonhams hanno venduto più di 25mila lotti di arte russa per circa £ 725 milioni, di cui Sotheby’s – leader di mercato – detiene una quota del 42%.

Ivan Ivanovič Šiškin, Mattino in una foresta di pini
Ivan Ivanovič Šiškin, Mattino in una foresta di pini

E POI ARRIVA LA CRISI
Tra 2008 e 2009 arriva la crisi a livello globale: anche le vendite di arte russa risentono del mutato scenario economico, con il conseguente dimezzamento del fatturato in asta. In seguito, i deboli segnali di ripresa non sono stati sufficienti a far ripartire le vendite di arte russa sulla piazza newyorchese e, a partire dal 2012/2013, le principali case d’asta puntano su quella più vicina di Londra. Il cambio di strategia non ha però portato i risultati auspicati e, dal secondo semestre del 2014, il totale delle sessioni di vendita ha mostrato un peggioramento di stagione in stagione.

GLI ARTISTI MODERNI PIÙ QUOTATI
Gli autori più ricercati sono Ivan Konstantinovič Ajvazovskij e Ivan Ivanovič Šiškin; il fatturato di entrambi è però in declino dopo il 2013 e, all’opposto, il tasso di invenduti è in crescita. Il prezzo più alto pagato per il primo è stato registrato nel 2007 (£ 2,8 milioni) per una veduta su Costantinopoli del 1856, mentre per il secondo £ 1,8 milioni nel 2013, pagati da MacDougall’s per un olio del 1896.
Scenario completamente diverso per l’artista russo più venduto: il fatturato in asta di Marc Chagall nel 2015 ha raggiunto uno dei picchi più alti, sebbene il record per l’artista risalga al 1990. Si tratta di un mercato ben più ampio della ristretta nicchia dell’arte russa, scambiato nelle più importanti aste di arte moderna, soprattutto di New York. Stesso discorso per Vasilij Kandinskij e Kazimir Malevič, a cui appartiene il record per l’opera d’arte russa più costosa, battuta per oltre $ 53 milioni da Sotheby’s New York nel 2008.

CHI VENDE NEL CONTEMPORANEO
Nel comparto del contemporaneo, Sotheby’s (42%) e MacDougall’s (39%) guidano il mercato, mentre le altre due big hanno significativamente ridotto l’offerta dopo la più recente crisi. Il top lot risale al 2008, con £ 2,9 milioni pagati per Beetle (1982) di Ilya Kabakov durante l’asta di soli 39 lotti officiata da Phillips de Pury. Artista di fama internazionale, il suo fatturato rispecchia però l’andamento generale per l’arte russa, passando dal picco più alto di $ 6,8 milioni nel 2008 a $ 523.000 nel 2015. Un altro nome conosciuto a livello mondiale è Eric Bulatov, che ha segnato il proprio record nella sopracitata vendita di Phillips de Pury del 2008, con la cifra di £ 1,08 milioni per l’opera del 1975 Glory to the CPSU. Anche per quest’ultimo artista, il 2015 ha portato il giro d’affari tra i più bassi della sua storia in asta.
Parlare di mercato di arte russa significa anche – e soprattutto – parlare delle preziose uova Fabergé: il pezzo più costoso è stato battuto nel 2007 da Christie’s a £ 8,9 milioni, con una richiesta che non sente la crisi, come per altri oggetti di provenienza imperiale. Tra le altre categorie peculiari, quello delle icone, il cui top lot è la Madonna Laboris di Nikolaj Konstantinovič Roerich, venduta a £ 7,8 milioni, mentre £ 445.250 sono state pagate per una icona raffigurante Santa Pelagia e San Giovanni Klimakos, attribuita a Vasilij Petrovič Vereščagin – entrambe da Sotheby’s nel 2009.

Martina Gambillara

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.

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