Miti della Street Art. Intervista con Ron English

Potremmo anche metterla così: Ron English è un pezzo fondamentale della Street Art perché è finito in una puntata dei Simpson. Anche di questo abbiamo parlato con lui. E poi di Blu, di Roma, di New York. Mentre una sua mostra è appena terminata alla Dorothy Circus Gallery, proprio nella Capitale.

Ron English, Uncle scam's last breakfast - courtesy Dorothy Circus Gallery, Roma
Ron English, Uncle scam's last breakfast - courtesy Dorothy Circus Gallery, Roma

Roma è attivissima sul fronte della Street Art, con decine di muri sparsi per la città. Anche tu sei intervenuto, precisamente al Quadraro nel 2013. Com’è stata quell’esperienza? Che ricordi hai?
È stata un’esperienza meravigliosa, che ha unito l’intervento pittorico sul muro all’incontro con la comunità di residenti. Un concept brillante per un programma tv di Sky Arte. Ho dipinto in maniera tradizionale, senza ricorrere alla pittura spray, irrispettosa di questo splendido muro carico di storia. Molto romano.

Restando in un certo senso in Italia. Cosa ne pensi dell’operazione condotta da LISA a Little Italy? Anche lì c’è un tuo lavoro…
Wayne Rada è un visionario. Era in cerca, a Lower Manhattan, di luoghi in cui mettere in scena un festival di Street Art. New York City, pur avendo dato i natali ai graffiti moderni e all’arte street, non ha preso parte al fenomeno globale della Street Art. A Little Italy sembrava che il turismo stesse venendo meno, mettendo a rischio alcune preziose istituzioni. Il contributo della Street Art ha riportato la necessaria attenzione sul quartiere e Little Italy ha dato una casa alla creatività di alcuni grandi artisti newyorchesi, nella loro stessa città.

Ron English, Mc Supersized 5 - courtesy Dorothy Circus Gallery, Roma
Ron English, Mc Supersized 5 – courtesy Dorothy Circus Gallery, Roma

Parliamo di strada e mercato. Nella puntata dei Simpsons in cui ci sei anche tu, la questione era sollevata in maniera divertente. Ma il punto resta: come si concilia la dimensione “ribelle” della strada con quella economica della galleria d’arte? Anche considerato che il mondo dell’arte è sempre più un settore della finanza globale.
Credo che il mondo dell’arte generi più denaro dell’industria automobilistica e che la Street Art abbia una portata pari a quella di una qualsiasi campagna pubblicitaria. La nuova generazione di street artist non vivrà mai l’estrema esperienza dell’illegalità che abbiamo vissuto noi. Il che è una cosa buona, eccetto quando giunge il tempo di raccontare storie di guerra!

Sei andato a Dismaland, il parco dei non-divertimenti di Banksy? Che ne pensi?
Geniale!

La tua critica al consumismo è sempre stata radicale. Nella mostra di Roma hai presentato un lavoro sulla questione del junk food. Cosa pensi in merito? L’alimentazione è davvero il nuovo classismo?
Il cibo non salutare non dovrebbe essere prodotto in maniera massiccia ed essere venduto a una popolazione sopraffatta. La gente ha bisogno di cominciare a pensare come una società, piuttosto che come una classe sfruttatrice e una classe sfruttata.

Ron English
Ron English

Recentemente a Bologna sono stati strappati diversi muri di street artist italiani molto noti come Blu ed Ericailcane. Qual è la tua opinione su questo genere di operazioni? Lo strappo è uno dei destini a cui si espone un’opera che nasce per stare in strada?
Se incolli del denaro al muro, qualcuno tenterà di rubare il muro. Certa gente intende la Street Art come una fonte di denaro gratuito, invece che come un tesoro condiviso dalla comunità. Ho realizzato un murale nel Bronx durante gli Anni Ottanta e qualcuno rimosse la facciata. Non solo causarono un grave danno alla galleria, ma sottrassero un’opera d’arte a una larga fetta di popolazione. A quell’epoca gli art dealer non avrebbero venduto arte rubata, così i colpevoli non riuscirono mai nei tentativi di trarre profitto dalla loro distruzione. Una volta che esistono clienti, la Street Art è in rovina, non c’è ritorno. Per quanto riguarda qualcuno come Blu, la sua arte è molto effimera ed è al sicuro nei nostri cuori; qualsiasi cosa si possa rubare, è un artefatto.

Chi ti piace della scena italiana e perché? E a livello globale quale nome consiglieresti di seguire, fra quelli meno noti al grande pubblico?
Blu è in assoluto il mio preferito. Con i suoi video ha raggiunto un nuovo livello. Nell’ambito degli artisti più giovani, ce ne sono molti che mi piacciono, ma, se dovessi scegliere, direi Ozmo.

Marco Enrico Giacomelli

www.popaganda.com
www.dorothycircusgallery.it/sugar-high-by-ron-english

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.