Un quarto di secolo per Angelica. A Bologna arriva Christian Marclay

Si prospetta un maggio angelico per il capoluogo emiliano, che festeggia la continuità straordinaria del festival di musica contemporanea. Ospiti d’eccezione, prime assolute, produzione, sostegno e ricerca nel campo musicale e non solo. Un pacchetto di date in cui si incontrano il rock dei Greatful Dead e la concreta di Stockhausen…

Christian Marclay
Christian Marclay

25 anni. E senza mai saltare una stagione”. È con queste parole che si apre la descrizione della prossima edizione di Angelica a Bologna. Un festival da record, oramai potremmo dire un’istituzione, che ha fatto di continuità e longevità un marchio a cui però accosta un appetito mai sazio per la ricerca in campo musicale nel contemporaneo.
Quest’anno anche la giornata inaugurale sarà da record: ad aprire il programma infatti un nome ben noto alle arti visive, un pezzo da novanta, il Leone d’Oro come Miglior Artista alla Biennale del 2011 Christian Marclay. Americano, svizzero d’adozione, erede culturale delle sperimentazioni di Fluxus, porterà partiture grafiche e video realizzate tra il 1996 e il 2007 come Graffiti Composition, azione che lo vide incollare sui muri di Berlino 5.000 fogli con spartiti vuoti, presto ricoperti di graffiti, disegni, parole definiti dall’artista come un ritratto musicale della città. Marclay incontrerà il pubblico qualche ora prima del concerto al Museo della Musica, primo di una serie di appuntamenti coi protagonisti che proseguiranno fino alla fine di maggio con, tra gli altri, Charlemagne Palestine e Arnold Dreybatt. Quest’ultimo – allievo dei Vasulka, di LaMonte e Young e Alvin Lucier – sarà di scena domenica 17 maggio con gli strumenti modificati della The Orchestra of Exitined Strings che lo hanno reso celebre nella scena underground.

Ensemble Babel
Ensemble Babel

Due gli omaggi che si scorgono nell’intenso palinsesto: uno a uno storico gruppo rock statunitense e uno a una figura di punta della musica contemporanea. A partire dalle note di Transitive Axis dei Greatful Dead, John Oswald costruisce una partitura che lui stesso definisce “sorprendentemente accurata di ciò che in origine era una creazione elettroacusmatica derivata da un quarto di secolo di performance live di una sola canzone”. Mentre sono tre le giornate dedicate a Karlheinz Stockhausen, in un percorso di indagine che Angelica segue da tempo e che quest’anno dal 14 al 16 maggio porterà ad esibirsi interpreti prediletti dal maestro come Alain Louafi e Massimiliano Viel.
Gradito il ritorno di Jean-Claude Eloy, già presente nel 2013 quando si poté ascoltare una delle sue composizioni più note, Shanti del 1979, che in questa occasione presenterà in prima assoluta l’ottava parte del ciclo Canti per l’altra metà del cielo dedicate alla controversa figura di Edith Stein, dapprima filosofa assistente di Husserl, poi monaca carmelitana uccisa nel campo di Auschwitz e santificata nel 1998. È un ritorno anche quello di Charles Curtis, violoncellista di fama mondiale che a Bologna aveva già eseguito una partitura di LaMonte Young e che delizierà il pubblico con una serata dedicata a grandi compositori americani come Morton Feldman, Alvin Lucier e Alison Knowles.

Karlheinz Stockhausen
Karlheinz Stockhausen

Di particolare interesse risulta la proposta del sassofonista Gianni Gebbia intitolata Panopticon, proprio come il celebre progetto di Bentham. L’illusione di sonorità avvolgenti verrà ricercata attraverso l’utilizzo della respirazione circolare e di piccoli oggetti elettronici inseriti nello strumento, l’esecuzione in solo poi sarà seguita da un’originale duo con Carl Stone. Per ascoltare invece delle voci angeliche è necessario aspettare la fine del mese con l’esordio del Piccolo Coror dell’OrKestra AngeliKa, progetto didattico al quale prederanno parte anche alcuni degli ospiti speciali. Un mese intenso, una programmazione ricca e di altissimo livello che contraddistingue il festival dalle prime edizioni che troverà il suo fulcro nella splendida cornice ritrovata del Teatro San Leonardo, estendendosi fino a Lugo di Romagna e Modena.

Claudio Musso

www.aaa-angelica.com

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente, la sua attività di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia e Storia dell’arte presso l'Università di Bologna, ateneo dove aveva precedentemente conseguito la laurea triennale e specialistica. Attualmente è docente di Fenomenologia delle arti contemporanee e di Teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia G. Carrara di Belle Arti di Bergamo dove ricopre il ruolo di Coordinatore del corso di Pittura, insegna inoltre Linguaggio della visione presso Spazio Labo’ a Bologna. Tra il 2007 e il 2011 ha collaborato con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Ha partecipato in qualità di curatore e di membro di giuria a festival internazionali (LPM - Live Performers Meeting, Roma – Minsk; roBOt - Digital Paths into Music and Arts, Bologna) ed è stato invitato come relatore a convegni e conferenze in Italia e all’estero (tra le altre AVANCA | CINEMA International Conference Cinema, Art, Technology - Cineclub Avanca, Portogallo; VIII MAGIS – International Film Studies Spring School - Università di Udine, Gorizia; Artscapes - An Interdisciplinary Conference on Art and Urban Scapes - University of Kent, Canterbury). Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Prende parte al network Digicult e collabora con il magazine di cultura digitale Digimag. Scrive regolarmente per Artribune. Ha pubblicato numerosi articoli, testi critici e saggi, il più recente si intitola Dalla strada al computer e viceversa (Libri Aparte, Bergamo 2017).