Il complicato caso della necropoli di Monte Prama

Sono il risultato della monumentalizzazione dei bronzetti nuragici del gruppo Teti-Abini (età del Bronzo finale) ma richiamano anche modelli orientali più antichi. Non ha dubbi Alessandro Bedini, che nel 1975 ha dato inizio allo scavo nel Sinis di Cabras proseguito dal 1977 insieme a Carlo Tronchetti, in merito all’analisi stilistica dei Giganti di Monte Prama. […]

Sono il risultato della monumentalizzazione dei bronzetti nuragici del gruppo Teti-Abini (età del Bronzo finale) ma richiamano anche modelli orientali più antichi. Non ha dubbi Alessandro Bedini, che nel 1975 ha dato inizio allo scavo nel Sinis di Cabras proseguito dal 1977 insieme a Carlo Tronchetti, in merito all’analisi stilistica dei Giganti di Monte Prama. L’ipotesi comune a entrambi li vedrebbe collocati su lastre tombali, con betili e modellini di nuraghi, a costituire un imponente complesso volto a celebrare gli antenati e a esprimere ed esaltare i valori militari e religiosi della comunità, ovvero una sorta di Heroon.
Il sito, parzialmente indagato, si estende per una cinquantina di metri a margine di un percorso stradale, su una vasta area adibita a sepolture realizzate in tre fasi principali tra il IX e la fine dell’VIII secolo a. C. All’apertura delle tombe a pozzetto circolare segue la recinzione dell’area con conseguente copertura delle tombe tramite lastroni per finire con la monumentalizzazione dell’area attraverso la statuaria. La terza fase nuragica (900/500 a.C.) in cui si è sviluppata la necropoli, corrisponderebbe all’emergere e al consolidarsi delle aristocrazie, documentate da Diodoro Siculo nel I sec. a.C.

Ricostruzione ideale dell'Heroon di Monte Prama
Ricostruzione ideale dell’Heroon di Monte Prama

Spesso ricavati da un unico blocco, con un’altezza dai 175 ai 200 cm, i tipi rappresentati per un totale di 24 statue in calcare sono arcieri, guerrieri e pugilatori parzialmente ricomposti tra il 2007 e il 2011, nel Centro di Restauro Li Punti a Sassari, corredati da 12 modelli di nuraghe e 13 betili troncoconici. Frutto del fenomeno culturale orientalizzante che ha caratterizzato l’area mediterranea dall’VIII sec. a.C. presentano influenze dell’area mesopotamica e siriana, nello specifico riprenderebbero gli occhi allucinati e in parte la capigliatura stilizzata che incornicia il viso delle più antiche rappresentazioni plastiche di Tell Asmar.
La maggior parte è costituita da Pugilatori con guantoni in cuoio, scudo ricurvo sulla testa e calotta sul capo dalla quale originano lunghe trecce. Il petto è nudo e i fianchi sono fasciati da un gonnellino. Indossano invece una tunica gli Arcieri, le gambe sono protette da schinieri e la testa dall’elmo cornuto. La mano destra è sollevata in segno di devozione mentre la sinistra impugna l’arco, posteriormente sono visibili la faretra e il fodero della spada. I Guerrieri esibiscono sul petto una corazza sopra la tunica da cui pende una frangia, in testa l’elmo cornuto crestato. Con la sinistra impugnano lo scudo circolare e con la destra una lunga spada, sono provvisti, inoltre, di cavigliere. Completato da modelli di nuraghi e betili – a evocare la forte identità della comunità e le pietre sacre delle Tombe dei Giganti – l’allestimento ha consentito di accostare ad alcune statue il corrispettivo dei bronzetti nuragici e a visualizzare un sistema di modelli digitali in 3d elaborato dal crs4.

Pugilatore, fianco
Pugilatore, fianco

Intanto gli scavi continuano grazie al finanziamento di 900mila euro e ai 16 georadar che hanno individuato migliaia di anomalie, ed è recente la notizia di nuovi rinvenimenti che confermano gli evidenti segni della distruzione, ovvero teste decollate, gambe spezzate e occhi violentemente cancellati, probabilmente ad opera dei cartaginesi, ma non si esclude un’operazione da parte dei sardo-fenici contro il principato sardo.
Considerata l’esigenza di una disanima come parte di un grande complesso, i Giganti ora esposti a Cagliari, e naturalmente i nuovi reperti, saranno trasferiti a Cabras nel momento in cui i lavori d’ampliamento del museo saranno terminati. Ad maiora.

Roberta Vanali

Cagliari // fino a data da definirsi
Mont’e Prama 1974-2014
Museo Archeologico Nazionale
Piazza Arsenale 1
www.archeocaor.beniculturali.it

 

 

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Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.