Aspettando Azimut/h alla Collezione Guggenheim. Conversazione con Luca Massimo Barbero

Dal 20 settembre 2014 al 19 gennaio 2015, nelle sale della Collezione Guggenheim di Venezia, Luca Massimo Barbero cura “Azimut/h. Continuità e nuovo”. Oltre alle opere dei fondatori, Manzoni e Castellani, saranno visibili lavori e documenti di protagonisti internazionali: da Jasper Johns a Lucio Fontana, da Yves Klein a Günther Uecker e molti altri. Tutti gli altri dettagli li leggete in questa intervista.

Lucio Fontana - Io sono un santo, 1958. Fondazione Lucio Fontana Milano © Fondazione Lucio-Fontana Milano by SIAE 2014

Azimut/h. Continuità e nuovo è la mostra che stai preparando per la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Fondate entrambe nel 1959 da Enrico Castellani e Piero Manzoni, Azimuth, rivista edita in soli due numeri, e la quasi omonima Galleria Azimut, tredici mostre in otto mesi, sono esperienze brevissime ma cruciali, situazioni di origine italiana ma dal respiro internazionale. È interessante che un’istituzione come la Collezione Guggenheim vi dedichi una mostra. Vuoi parlare dell’ideazione e dello sviluppo di questo progetto?
La mostra si inserisce in una serie di progetti e approfondimenti, da me curati, dedicati all’arte sia italiana sia internazionale del dopoguerra con mostre personali e collettive, senza dimenticare, per esempio, anche l’esposizione su un grande gallerista come Carlo Cardazzo. L’esperienza di Azimut/h è pertinente alla filosofia della nostra collezione e inoltre è un “momento sperimentale” che anticipa le ricerche future in ambito oggettuale, cinetico e concettuale.
La mostra è relativamente contenuta, articolata in sei sale, ma molto densa perché ogni opera esposta ha la sua ragion d’essere con un valore storico-critico fondamentale, con rimando alle riviste, alle mostre e alla rete propria di Azimut/h. Il percorso sarà articolato per “contesti”, per esempio vi sarà un’area dedicata alle anticipazioni che la rivista Azimuth offre al panorama americano contemporaneo con Johns e Rauschenberg, oltre a due riferimenti italiani come Fontana e Burri, una parte su monocromia/acromia o una sala più “oggettuale” che si presta a riflessioni e collegamenti tra Nouveau Réalisme, New Dada e Pop Art.

Il titolo Continuità e nuovo riprende un celebre testo scritto da Castellani per il secondo numero di Azimuth (1960): quali sono i caratteri di continuità e quali le soluzioni innovative dei protagonisti di questo “momento”? Inoltre i termini di “continuità” e “nuovo” potrebbero essere dei correlativi dei percorsi dei due fondatori entrambi veri rivoluzionari: la ripetizione continua, tendente a infinito, della prassi operativa per Castellani, l’innovazione sperimentale costante e totalizzante per le opere di Manzoni. Elementi che hanno lasciato un segno anche nell’arte attuale…
È vero, il successo e l’attualità di Azimut/h è anche in questo “dualismo perfetto”. Nel testo citato, Castellani traccia una sorta di genealogia degli innovatori da Mondrian a Pollock e altri (peraltro artisti collezionati da Peggy Guggenheim, presenti nel museo) per poi parlare delle sue novità come l’idea di oggetto, di spazialità e della pratica dell’arte partendo dall’arte. Inoltre, lo stesso Castellani, in un testo degli Anni Ottanta scrive: “Io sono sempre rimasto legato alla superficie e all’oggetto, alla loro analisi e definizione, mentre Manzoni si è preoccupato di lavorare sui gesti e i comportamenti. Ci univa invece (ed è un tratto teorico fondamentale) la comune idea di concepire l’arte e la sua pratica: il progetto che l’arte fosse una continua riflessione sull’arte, sugli strumenti e i modi del suo esercizio. Un’interrogazione senza fine sul suo stesso concetto. […] Per questo penso che Manzoni sia una delle ‘fonti’ dell’arte concettuale e, per meglio dire, di un’ipotesi dell’arte come esperienza della trasparenza e del mentale”.

Enrico Castellani – Untitled (White Surface) (Senza titolo [Superficie bianca]),1959. Private collection, Milan © Enrico Castellani, by SIAE 2014
Enrico Castellani – Untitled (White Surface) (Senza titolo [Superficie bianca]),1959. Private collection, Milan © Enrico Castellani, by SIAE 2014

Azimut/h si potrebbe definire un fenomeno “carsico” (si ricordi che la piccola galleria era situata in un seminterrato di via Clerici a Milano) con emersioni e affondi, capace di proporre nuove ipotesi di ricerca in un panorama dominato, non solo commercialmente, da un certo realismo politicizzante o dal chiarismo lombardo. Non è un movimento vero e proprio, è un “momento” brevissimo e intenso come un esperimento, è “radioattivo”, capace di captare, catalizzare e contaminare l’esperienze dei giovani artisti europei in continui contatti epistolari o espositivi; i fondatori erano aperti a “corrispondenze” con tutti gli interlocutori che ragionavano sulle nuove pratiche dell’arte. E questi aspetti sono ben verificabili nella concezione dell’opera come oggetto facilmente trasportabile o spedibile per avere scambi continui di ricerche ed esperienze. Vorrei ricordare anche gli aspetti percettivi, optical e tecnologici, oltre che performativi, che hanno avuto continuità in molte opere di protagonisti delle nuove generazioni attuali.

Parlavi di una mostra costruita su solide fondamenta storiche e filologiche…
Milano era in grande fermento, città simbolo del boom economico e del nuovo design, dove operano architetti quali Gio Ponti, lo studio B.B.P.R.e artisti del calibro di Bruno Munari e Enzo Mari, creatori di un linguaggio visivo oggettuale e internazionale. Una mostra fortemente filologica poiché la maggior delle opere, come le “linee” di Manzoni, è stata esposta in occasione delle mostre realizzate nella Galleria Azimut, o riprodotta nella rivista.
La base filologica dell’esposizione trova un completamento e uno strumento importantissimo di diffusione delle proprie fonti nella sua pubblicazione, uno studio monografico di circa 600 pagine, di cui metà dedicata alla ristampa anastatica di documenti e riviste, oltre ad Azimuth, anche Il Gesto del Movimento Arte Nucleare, Zero di Mack e Piene…  Un’operazione editoriale importante data dalla collaborazione tra la Collezione Guggenheim e l’editore Marsilio di Venezia. Inoltre, grazie a uno speciale progetto multimediale, in mostra saranno visibili foto e filmati d’archivio per accompagnare il visitatore in modo più coinvolgente nel percorso di Azimut/h.

Gaspare Luigi Marcone

Venezia // fino al 19 gennaio 2015
AZIMUT/H. Continuità e nuovo
a cura di Luca Massimo Barbero
Catalogo Marsilio
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

 

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Gaspare Luigi Marcone
Gaspare Luigi Marcone (1983; vive a Milano). Artista e curatore, dopo un periodo di studio alla Goethe Universität di Francoforte (D) si è laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano (2006) dove è stato collaboratore del Dipartimento di Storia dell’Arte (2007-2010). Ha pubblicato contributi accademico-scientifici, testi critici e curato mostre su artisti quali Bern&Hilla Becher, Irma Blank, Erik Dietman, Gilbert&George, Roman Opalka, Claudio Parmiggiani, Anne e Patrick Poirier, Eva Sørensen, David Tremlett e altri. Ha curato la mostra monografica di Anne e Patrick Poirier Il giardino della memoria. Progetto per una necropoli contemporanea al Museo MADRE di Napoli (2011). È collaboratore di riviste di arte e cultura contemporanea quali “Artribune”, “Nuova Meta”, “Titolo”. Ha esposto in mostre personali e collettive a Bologna, Milano, Torino, Verbania.