La quarta dimensione

In uno straordinario articolo intitolato “Barche e Sdraio”, apparso alla vigilia del 2000, Stephen Jay Gould (il celebre autore de “Il pollice del panda”) e sua moglie, Rhonda Shearer, svelano una piccola-grande scoperta su Duchamp. La nuova incursione filosofica di Marco Senaldi per Artribune Magazine, direttamente dalla sua rubrica “Infondo infonfo”. E qui vi ricordiamo: sono in corso due mostre curate dallo stesso Senaldi, di Romano Bertuzzi a Piacenza e di Leonardo Pivi a Rimini e Riccione.

Odi et amo copia – photo Marco Senaldi

Esaminando una nota quasi secondaria contenuta nella Boîte Blanche (la scatola di annotazioni che dovevano accompagnare Il grande vetro), Stephen Jay Gould e Rhonda Shearer si rendono conto che venne scritta da Duchamp sul retro di un disegno e non, come era sempre stato detto, di una cartolina. Il disegno, probabilmente autografo di Duchamp stesso, rappresenta tre barchette su un lago ed è del tutto oleografico. La scoperta consiste nel fatto che, se il quadretto viene girato di 90 gradi in verticale, le tre barchette viste in prospettiva, cioè in uno spazio tridimensionale, diventano tre sdraio viste dall’alto, di grandezze diverse, ma tutte collocate sullo stesso piano. Che è ciò a cui si riferisce Duchamp nella nota, dicendo che il modo per accedere alla quarta dimensione consisterebbe nel mettere sullo stesso piano oggetti identici, ma di grandezza diversa, “come due sdraio da transatlantico, una a grandezza reale e l’altra in miniatura”.
Il bizzarro interesse di un biologo come Gould verso Duchamp consiste in questo: che la quarta dimensione duchampiana – su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro – non è semplicemente un’ulteriore “profondità” fisica rispetto alle tre dimensioni del mondo normale in cui viviamo. La quarta dimensione è, come dice Gould stesso, la capacità di vedere un oggetto tridimensionale non solo dal lato in cui lo possiamo osservare, ma tutto intero in un solo colpo; un cubo, non solo nei tre lati visibili, ma simultaneamente nelle sue sei facce, e la stessa cosa per l’intera realtà. Secondo Gould, la semplice “cartolina” di Duchamp, che vista da un lato fornisce una vista prospettica tradizionale, e da un altro offre una visione del tutto diversa, sarebbe uno “strumento quadrimensionale”. E si capisce perché: nella sua semplicità, un oggetto simile ci permette di scappare dalla prigione della realtà convenzionale e di osservarla dialetticamente dai suoi due lati. Questa stessa capacità è una dimensione ulteriore: la “quarta dimensione”.

Marcel Duchamp, La Boîte de 1914, 1913-14 - Centre Pompidou, Parigi - photo Philippe Migeat - © Succession Marcel Duchamp, Adagp, Paris
Marcel Duchamp, La Boîte de 1914, 1913-14 – Centre Pompidou, Parigi – photo Philippe Migeat – © Succession Marcel Duchamp, Adagp, Paris

Questa storia non dovrebbe forse farci riflettere sul rapporto che intratteniamo con la realtà che ci circonda, e soprattutto con la nostra realtà culturale? Storicamente, mai come oggi siamo giunti a disporre non solo di un numero illimitato di informazioni, ma anche di un altrettanto grande numero di contro-informazioni. Dalla Rete virtuale ai grandi spazi reali, dai megamusei mondiali agli shopping center, dalle fiere internazionali ai bookshop generalisti, abbiamo accesso a spazi, oggetti, ambienti “immersivi” nei quali, si dice, è possibile trovare non solo di tutto, ma anche il contrario di tutto. Qualunque narrazione è ammessa, insieme alla relativa contro-narrazione: dalla favola eco-sostenibile al manuale per diventare manager senza scrupoli, dalle ricette della felicità alla guida per fabbricarsi la bomba casalinga, dal patetico appello umanitario al compendio per sfruttare il prossimo, dal libro per smettere di odiare a quello (altrettanto bestseller) per insegnare a farsi detestare.
Tutta questa montagna di cose non dovrebbe però impedirci di notare l’evidente mancanza di una cosa: la quarta dimensione non è in catalogo. E che cosa sarebbe allora, oggi, questa benedetta quarta dimensione? Esattamente quello che nessuno vuole offrirci: la possibilità di mettere in dialettica gli opposti, di “vedere” come, nello stesso panorama, convivono simultaneamente due punti vista antitetici.

Marco Senaldi

www.toutfait.com/issues/issue_1/Articles/boat.html

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #16

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.

1 COMMENT

  1. La quarta dimensione è ciò che si vede attraverso il buco di una serratura, se ciò che vedi è totalmente imprevisto, e destinato ad avere un grande peso nella tua vita.
    E’ qualcosa con cui si è convissuto da sempre, senza sospettare che in realtà…
    E’ forse il teatro di posa onirico, così a portata di mano ogni notte.

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