L’alba dei droni

Nella tradizione dell’arte & scienza da cui nasce l’immaginario dell’arte digitale, il robot è una figura positiva, in una linea di armonioso sviluppo e controllo del mondo meccanico. Ma cosa può diventare l’uso dei droni nel controllo sociale?

Louis Philippe Demers & Bill Vorn, No Man's Land, 1996

In Giappone il termine kansei definisce una scienza che umanizza il robot, antropomorfizzandone i tratti somatici e sperimentando il rapporto con i nostri sentimenti e la nostra cultura. L’uso di robot in progetti d’arte digitale sono stati limitati soprattutto a causa dei costi, ma le metafore con cui la presenza e l’essenza della robotica sono state indagate non coincidono con la visione delle ricerche scientifiche. Queste metafore sono concentrate sull’ambiguità del doppio, del rispecchiamento umano/non-umano, naturale e artificiale. La domotica procede con estrema lentezza e l’applicazione di massa non sembra così vicina. Quello che avanza, e in fretta, è invece l’uso sempre più esteso dei droni militari. A giustificarlo è il risparmio di vite umane in azioni di guerra.
Su questo tema si sono mossi improvvisamente le aree pacifiste e i gruppi che combattono per la limitazione delle armi in Usa. L’utilità immediata dei droni è indubbia, ma le domande che pongono sono molte: come controllare l’uso di queste armi robotizzate? Cosa può diventare l’uso dei droni nel controllo sociale? Due artisti digitali canadesi, Louis Philippe Demers e Bill Vorn, negli Anni Novanta realizzarono una installazione, No man’s land, che metteva in atto le atmosfere di Terminator. In un vasto ambiente sotterraneo, illuminato da una luce bluastra e percorso da lampi di luce, un gran numero di robot stridevano e minacciavano il pubblico. Robot che assomigliavano ai collage di frammenti meccanici assemblati da Tinguely negli Anni Sessanta, ma senza l’ironia neo-dada.

Luc Courchesne, Portrait One, 1990
Luc Courchesne, Portrait One, 1990

In Portrait One di Luc Courchesne, un video-volto femminile risponde alle domande del fruitore secondo uno schema preordinato. In questi e in molti altri esempi, i sentimenti espressi dai lavori sono il dubbio e la diffidenza. Si riapre il problema identitario uomo/macchina. Quali droni controlleranno i droni? Il joystick diventa un elemento di morte?

Lorenzo Taiuti
critico di arte e media
docente di architettura – università la sapienza di roma

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). È esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).