Premio Salvi: 62 anni da guardare e da toccare

È una delle rassegne più longeve d’Italia, ma non va in pensione. È la Rassegna Internazionale d’Arte G.B. Salvi di Sassoferrato, che quest’anno arriverà alla 63esima edizione. E intanto esce dal suo territorio con una mostra alla Mole Vanvitelliana di Ancona, dove dieci sculture si fanno toccare. Ne abbiamo parlato con la curatrice Silvia Cuppini, alla quale abbiamo posto cinque domande, una per ogni dita della mano, simbolo di questa mostra.

Guardare con tatto - veduta della mostra presso la Mole Vanvitelliana, Ancora 2013

Perché Guardare con tatto e perché in questa mostra è importante il numero cinque?
La mostra è ospitata dal Museo Statale Tattile Omero nello spazio a forma di pentagono della Mole Vanvitelliana, ed è l’ultima tappa di una rassegna intitolata Infinitamente Salvi organizzata dal gruppo Mjras di Urbino. Alla forma geometrica fissa dello spazio si è contrapposta la mobilità delle cinque dita della mano, che può percorrere le opere esposte in tutte le direzioni, accrescendone la presa di coscienza. Toccando l’opera si entra nel dettaglio della sua forma e se ne percepisce anche il peso, il calore, il materiale, la superficie. Inoltre la mano termina con cinque centri, i polpastrelli, e cinque sono i moduli che abbiamo pensato per organizzare le dieci opere scelte.

Chi sono e come sono stati scelti gli artisti?
Tutte le opere provengono dalla collezione di arte contemporanea raccolta in oltre sessant’anni di attività del Premio Salvi e conservata dal Comune di Sassoferrato, e sono state scelte tra migliaia di altre opere dalle mani di Aldo Grassini, presidente del Museo Omero, poi accoppiate a due a due ai vertici di un pentagono secondo criteri di equilibrio, ordine, contaminazione, struttura, scelti dalla curatrice. Gli artisti sono Giuseppe Uncini, Edgardo Mannucci, Giancarlo Minen, Loreno Sguanci, Paolo Pompei, Umberto Peschi, Elio Cerbella, Marco Bettocchi, Valeriano Trubbiani, Giuliano Giuliani. La mostra è fruibile anche ai non vedenti, ma è stato molto interessante, all’inaugurazione, vedere come tutto il pubblico seguiva la sapienza delle mani che percorrevano le opere, e come le imitavano, riuscendo a entrare in maggiore contatto con il senso dell’opera e il lavoro dell’artista.

Guardare con tatto - veduta della mostra presso la Mole Vanvitelliana, Ancora 2013
Guardare con tatto – veduta della mostra presso la Mole Vanvitelliana, Ancora 2013

Che cos’è il Premio Salvi?
La Rassegna Internazionale d’Arte Gian Battista Salvi è nata come una mostra quasi locale e negli anni ha assunto maggiore importanza, ospitando anche artisti che sono entrati nella storia dell’arte. Ha organizzato finora 62 edizioni ed è oggi una delle rassegne d’arte più longeve d’Italia. Deve il suo nome al pittore secentesco Salvi che, nato a Sassoferrato, assunse il nome della sua città come soprannome, diffondendolo in tutto il mondo. Importante è la politica di acquisizioni che il Comune ha intrapreso tramite il Premio Salvi, che, insieme ad altre opere donate dagli artisti, è andata a costituire una raccolta pubblica di arte contemporanea molto ricca.

A cosa deve la sua tenuta la Rassegna?
A una grande fiducia della città nell’arte contemporanea, intesa non come moda o semplice occasione che si consuma in tempi brevi, e alla presenza di padre Stefano Trojani, che ne è stato uno dei fondatori e che oggi è ancora presente come memoria storica e come spirito positivo, di fiducia nella creatività.

Cinque cose che ti piacciono della Rassegna Salvi.
Per prima metterei appunto la fiducia nella creatività; due: che la rassegna non è mai entrata dentro la logica del sistema dell’arte contemporanea, non perché lo abbia escluso, ma perché non sono mai prevalse le ragioni del mercato. Tre: la rassegna si inserisce in una realtà estremamente ricca dal punto di vista culturale: una stratificazione che, partendo dal sottosuolo, comprende la ricchezza mineraria e la sua memoria, conservata attraverso la valorizzazione dell’archeologia industriale; i resti della città romana di Sentinum; il Medioevo con il romanico ampiamente diffuso nell’architettura; il Seicento con il pittore Salvi le cui figure femminili, in originale o in copia, sono diffuse nelle pinacoteche in tutto il mondo. E con questo mi ricollego al quarto punto: la vocazione internazionale; non solo perché Sassoferrato è stata una terra di forte emigrazione, i cui abitanti ne hanno portato il nome nel mondo e, quando sono tornati, hanno portato con sé il mondo; ma anche perché, su oltre 4.000 opere della collezione, tantissime sono quelle di artisti internazionali. Ultimo punto, ma non meno importante: la ritualità legata alla potenza della nascita. Sul territorio sono presenti riti antichissimi, ad esempio quello di esporre un tronco, di notte, quando avviene una nascita: nel ripetersi millenario della storia c’è insito il futuro dell’umanità, la positività della vita!

Guardare con tatto - veduta della mostra presso la Mole Vanvitelliana, Ancora 2013
Guardare con tatto – veduta della mostra presso la Mole Vanvitelliana, Ancora 2013

Quindi quale sarà il futuro della collezione?
La collezione sarà presto sistemata, ci sono i finanziamenti ed è stato scelto il luogo, il Convento degli Scalzi. Le opere non saranno sistemate secondo un ordine cronologico ma emotivo, con un’esposizione agile legata a temi e una frequente rotazione per valorizzare tutti gli artisti: ce ne sono di molto interessanti, ad esempio Bartolini, Uncini, anche stranieri, e con opere spesso particolari perché giovanili o sperimentali.

Annalisa Filonzi

Ancona // fino al 24 febbraio 2013
Guardare con tatto. Dieci sculture dalla collezione del Premio Salvi
a cura di Silvia Cuppini
MOLE VANVITELLIANA
Banchina da Chio 28
071 2811935
[email protected]
www.infinitamentesalvi.it

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.