L’8 bit? C’est moi. Intervista con Marcin Ramocki

Marcin Ramocki, uno dei più noti esponenti della new media art – con mostre dal MoMA all’Hirshhorn al New Museum – è in Italia per presentare il suo ultimo progetto. A Udine, presso lo Spazio Ultra. Lo abbiamo intervistato facendoci raccontare gli esordi negli Anni Novanta e i lavori della nuova generazione di artisti che usano il web.

Marcin Ramocki - Deepak - 2005

Che tipo di esperienza è stata lavorare con i media digitali quando ancora nessuno avrebbe mai immaginato che quella sarebbe diventata una nuova forma espressiva?
É stata un’esperienza molto stimolante scoprire la software art a metà degli anni Novanta. Personalmente non avevo alcun dubbio che quello che stessi facendo fosse una forma d’arte: la continuità tra i miei precedenti lavori di matrice generativa e la video arte mi era abbastanza evidente. In sostanza non ho mai messo in discussione quello che stavo facendo in termini di validità artistica. Penso che la prima fase sia servita a delimitare i limiti stessi del medium, in uno stadio che potremo dire modernista. Ma questa ricerca si è conclusa attorno al Duemila, quando invece ci siamo indirizzati verso uno nuovo approccio, più narrativo, una sorta di pop per la maggior parte incentrato su internet.

Quali sono a tuo avviso i lavori principali di quel periodo?
Stimo molto le opere modellate sul gioco di Jodi.org, che rappresentano appieno lo stadio modernista della ricerca. In maniera un po’ differente mi piacciono anche le sculture di software di John Maeda. Per quanta riguarda invece i lavori dell’ultimo decennio i miei preferiti sono certamente i collettivi nati su internet e i surfing club come Nasty Nets, Loshadka, Spirit Surfers e dump.fm.

Marcin Ramocki – photo sokref1

E venendo al tuo lavoro. Quali sono gli elementi che tu ritieni essenziali?
La mia ricerca ha dei temi che sono ricorrenti. Innanzitutto forme differenti di ritrattistica, a volte diretta e altre volte concettuale. Poi con grande energia ho lavorato spesso in passato su forme di narrazione “algoritmiche” o in qualche modo non lineari. Credo che i documentari che ho realizzato siano collegati al mio interesse nei ritratti, ne sono in sostanza la loro logica continuazione. Nel contempo sono impegnato anche in una ricerca di natura filosofica sul testo, sulla scrittura e sui simboli. Elementi che hanno la capacità di rappresentare e trattenere senso, ma nel contempo sono incapaci di simulare la nostra vita.

Cosa vedremo per la tua mostra da Ultra?
</BODY> è un’animazione 3D che ho appena terminato, e che rappresenta per me un nuova direzione da seguire. Il formato breve (sono circa tre minuti in loop) è essenzialmente la continuazione dei un mio lavoro con le GIF animate realizzato su spiritsurfers.net.
Ho cercato di caratterizzare quest’opera con una maggiore apertura semantica. Non avevo bisogno di fare affermazioni stucchevoli, quanto piuttosto di porre domande ben motivate. L’opera mostra un’enorme tag in HTML che emerge dal mare per essere poi rapidamente distrutta dalle onde e affondare. In esposizione ci saranno inoltre alcune GIF animate che parlano, in forma sia simbolica che fisica, del corpo. E poi Jewelry for Network Administrators, un progetto a più mani condiviso con Sakurako Shimizu: consiste in dodici pezzi di gioielleria in argento realizzati a partire da alcune topologie delle reti di computer: anello, bus, stella, albero.

Marcin Ramocki all’Accademia di Venezia, 2012

Sei sia un artista ma anche un docente universitario che lavora con i giovani. Cosa pensi dei lavori della nuova generazione?
Mi rendo conto che gli artisti più giovani hanno accettato e sorpassato svariati temi che ci hanno fatto penare negli anni Novanta, come ad esempio la validità concettuale di un’appropriazione come elemento caratterizzante della web art o l’abilità di abbracciare l’immateriale. Sono poi motivati da un rinnovato interesse verso l’umanesimo e la spiritualità, come il web stesso ha ridefinito, temi in qualche modo prima sconosciuti.

Daniele Capra

Udine // fino al 19 gennaio 2013
Marcin Ramocki – </BODY>
SPAZIO ULTRA
Piazzetta Valentinis 5
[email protected]
www.spazioultra.org

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Daniele Capra
Daniele Capra (1976) è curatore indipendente e militante, e giornalista. Ha curato oltre cento mostre in Italia, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Austria, Croazia, Albania, Germania e Israele. Ha collaborato con istituzioni quali Villa Manin a Codroipo, Reggia di Caserta, CAMeC de La Spezia, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, MMSU di Rijeka, Museo Bernareggi di Bergamo, Galleria d'Arte Moderna di Genova, Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Galleria Nazionale di Tirana, la Fondazione Dena di Parigi, il Museo Ca’ Pesaro a Venezia, la Galleria Civica di Trento, il Comune di Milano, il Museo Janco Dada di Ein Hod - Haifa. Ha tenuto lezioni sull'arte contemporanea alla Wizo NB School di Haifa, all'Accademia di Belle Arti di Venezia e di Verona. È stato curatore del Premio Onufri presso la Galleria Nazionale di Tirana e del Premio Trieste Contemporanea. È membro del comitato scientifico di Rave Residency. Ha scritto oltre trecentocinquanta articoli su riviste e quotidiani. Collabora con Il Manifesto, Artribune e i quotidiani del Gruppo Espresso. Vive di corsa, con il portatile sempre acceso e pile di libri che attendono di essere letti.