Trasumanar e… disorganizzar

Lui ha una faccia un po’ così, che definire italiana è troppo poco, essendo un incrocio perfetto tra un mestissimo Pulcinella e un disilluso Edoardo de Filippo. Lui è l’avvocato Gerardo Marotta, il fondatore dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici. Storia di un Paese dove nulla cambia.

Eugenia Vanni - Humilitas Occidit Superbiam - 2012 - grafite su carta, su libro - courtesy l’artista

Lui è il ritratto della napoletanità più tipica, mentre, gli occhiali calati a mezz’asta sul naso e una magliettina bianca che spunta dai risvolti di quella che a tutti gli effetti sembra la giacca di un pigiama, racconta di libri in sfratto, di Premi Nobel, di cultura e di controrivoluzione – e alle sue spalle, sordi a tutto come dei moderni monatti, operai in calzoncini kaki e guanti da lavoro si palleggiano casse di cartone con su scarabocchiato “B. Croce” e “G. Bruno”.
Lui è l’avvocato Gerardo Marotta, il fondatore dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici, i libri sono quelli dell’Istituto medesimo, che vengono sfrattati dalla vecchia sede per impossibilità di pagare l’affitto, e il video di tutto questo (a me lo ha segnalato l’artista Leonardo Pivi) lo potete vedere sulla web-tv de Il Fatto Quotidiano: è delicato e insieme sconcertante. Anche se non l’ha fatto un artista, è bello lo stesso.
È un po’ la solita storia all’italiana: un istituto indipendente che negli anni è riuscito a portare in Italia figure fondamentali come Gadamer e Ricoeur, Prygogine e Derrida, è costretto a smobilitare per mancanza di fondi, e il suo fondatore, invece di essere tenuto in grande considerazione dagli intellettuali nostrani, osannato dai media e rispettato dalla politica, viene considerato poco più che un eccentrico, un hobbista invecchiato, uno quasi da compatire.

Gerardo Marotta

E persino i commenti sulla nostra decadenza culturale sono prevedibili: chiunque abbia visitato una biblioteca in Francia, in Gran Bretagna o in Germania – non dico la Bodleyan Library di Oxford o la BNF di Parigi, ma anche solo una modesta biblioteca di provincia – sa quale rispetto i cittadini di quelle nazioni portino per la cultura in tutte le sue forme, e per quella libraria in particolare, e quanto quei luoghi siano non il refugium peccatorum di qualche studente svogliato o di sfaccendati fuoricorso, ma aree “normali” di informazione, forum civici di dibattito e spesso anche aree di intrattenimento.
Ma il punto è proprio questo. Se già sappiamo fatti e misfatti, antefatti e conseguenze, com’è che in Italia la musica non cambia mai? La cosa più agghiacciante infatti non è nemmeno l’episodio in sé, ma le reazione che ha generato: in Rete, ben nascosto dietro il furbo nickname, qualche genio già si chiede a cosa serve la filosofia e (improvvisatosi paladino delle finanze pubbliche), insinua se è il caso di spendere soldi per un istituto che invita gente dai nomi incomprensibili, definendo Marotta un “visionario” e un “illuso”. Nel frattempo i media ignorano l’evento, oppure si preparano a qualche lucrosa speculazione giornalistica – mentre i politici si sbracciano in promesse roboanti, anche se (sublime sottigliezza, questa davvero italianissima) ognuno tiene a precisare che la cosa “non è di sua competenza”: il Comune rimanda alla Regione, la Regione all’Associazione Italiana Biblioteche, quest’ultima si rivolge al Governo, il quale cede le armi e fa appello al Capo dello Stato… che, indignato, richiama con fermezza alle “responsabilità locali”. Bingo!

Marotta e gli scatoloni di libri

P.S.: Poco dopo aver scritto queste righe, il ministro Ornaghi ha promesso di attivarsi per salvare la biblioteca dell’Istituto. Tutto bene? No. Continuiamo a vivere in un Paese dove, per ottenere il minimo riconoscimento, bisogna appendersi a una gru, incatenarsi a una cancellata, darsi fuoco… o passare a miglior vita. Come mi ha detto un amico, in Italia solo “chi muore si rivede”.

Marco Senaldi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.